
Malerba (Popolo Viola): «Ingroia candida i suoi amici vip. Rivoluzione civile ha un patto di desistenza col Pd»
«Non è rimasto più nulla di civile nel soggetto politico di Ingroia. È una discarica di poltronari, trombati, riciclati». A dirlo a tempi.it è Massimo Malerba, attivista e uno dei fondatori del Popolo Viola, riguardo a Rivoluzione civile. Malerba ha seguito e sostenuto fin dalla nascita il nuovo soggetto politico, ma lo ha presto abbandonato, come altri personaggi della società civile che vi si erano avvicinati, per esempio lo stesso Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, animatore del movimento delle Agende rosse, così vicino all’Ingroia pm.
Perché «discarica di poltronari e trombati»? A chi si riferisce?
Mi riferisco ai soggetti di questi partitelli azionisti di Rivoluzione civile, e in particolare a Oliviero Diliberto (Pdci) e Antonio Di Pietro (Idv), che sono gli azionisti di maggioranza. E come se le sono divise le poltrone? Quando ancora ero dentro alla discussione di Rivoluzione civile, come rappresentante del Popolo Viola, hanno calcolato che, superando lo sbarramento del 4 per cento, avrebbero ottenuto 20 deputati: uno è di sicuro Ingroia, dieci se li dividerebbero tra i partiti, gli altri 10 andrebbero alla società civile. Ma che cos’è questa società civile dentro il neonato movimento? Solo i vip amici di Ingroia e di Luigi de Magistris, quindi i vari Sandro Ruotolo, Gabriella Stramaccioni (direttrice di Libera), Giovanni Favia, riciclato dal M5s. I dieci politici scelti sono invece i segretari di partito e i loro fedelissimi. Sono in grado di prevedere chi sarà eletto alla camera.
E chi sarà eletto allora?
Sulla base di quello che chiamo “manuale Cencelli avanzato”, (più avanzato di quello della Dc, perché questo è ammantato da un’operazione pulita fatta con la società civile), saliranno Di Pietro, Maurizio Zipponi e Fabio Giambrone per l’Idv, Manuela Palermi e Orazio Licandro per il Pdci, così come il “giovane” Roberto Soffritti, 72enne ex sindaco di Ferrara, dov’è chiamato “il Duca”, data la lunghissima militanza nel Pci, tesoriere nazionale della Federazione della sinistra (Rifondazione e comunisti italiani). Ci sarà naturalmente anche Angelo Bonelli, dei Verdi, e Paolo Ferrero di Rifondazione, come Roberta Fantozzi (Rc) e Alberto Burgio (Rc). Non è che dico questi nomi perché ho la palla di vetro, ma perché il metodo adottato per le elezioni è scientifico.
Cioè?
È il metodo detto “delle opzioni”. Succede questo: Ingroia è capolista ovunque nelle 26 circoscrizioni. Ai secondi posti, nella Camera, si trovano sempre esponenti della “società civile Vip”. E ai terzi posti sempre uomini di partito: ciò si ripete con gli stessi nomi spesso in due o tre collegi, per esempio Milano-Napoli, fino al settimo o ottavo posto. Se scatteranno i 21 seggi, Ingroia opterà per un collegio, e gli altri scatteranno avanti nella graduatoria a seconda della forza nella città, e lasciando l’opportunità di salire anche al terzo candidato, e così via. Questo per la Camera. Al Senato capolista c’è un uomo dell’Idv, Luigi Li Gotti, avvocato che ha difeso molti pentiti e l’ex capo dello Sco Francesco Gratteri per i fatti della scuola Diaz al G8 di Genova. Oddio non è un delinquente, ma gli contestiamo una militanza passata nell’Msi.
Ma lei non è che dice queste cose perché è stato “trombato” dalle liste?
No. Noi, cioè un gruppo di persone che facevano riferimento a varie associazioni civili, avevamo proposto e consegnato a Ingroia un programma e un metodo per selezionare le candidature: che esse venissero valutate da un comitato di garanti esterno a Rivoluzione, visto che non c’era tempo di fare le primarie. Ma questo non è accaduto. Come non accade che si tenga conto delle indicazioni che arrivano dal territorio. Da Milano, ad esempio, avevano proposto la candidatura di Vittorio Agnoletto. Ma queste indicazioni sono state disattese.
Secondo lei, Rivoluzione civile si accorderà con il Pd?
C’è già un accordo credo, che si concretizza in una desistenza molto sofisticata, per cui al Senato in regioni chiave come la Sicilia non candidano figure di appeal, ma figure controverse, come Li Gotti, che destano perplessità nell’elettorato di Rivoluzione civile. Io stesso avrei difficoltà a votare una persona così, perciò voterò il Pd al Senato. Ci sono in lista persone come Diliberto o Di Pietro che spingono per la desistenza e se è saltata è stato solo per Paolo Ferrero e de Magistris, altrimenti sarebbe cosa già fatta. C’è una lotta intestina in Rivoluzione civile sui rapporti con il Pd. Comunque, per quel che intuisco, ci sarebbe poi anche un secondo accordo con il Pd, che potrebbe scattare dopo le elezioni: è nelle cose, lo cercano e lo vogliono, infatti i soggetti incompatibili con questo piano sono stati fuori dalle liste o in posizioni ineleggibili. Un esempio sono i no Tav in Piemonte, fatti fuori dalle liste proprio per evitare elementi di conflittualità.
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