
Le vergini (e l’uva) del Paradiso
Dopo la sconfitta del mullah Omar e di Bin Laden, l’ultima delusione per gli apologeti del terrorismo suicida islamico viene dal libro di un semitista tedesco. Niente vergini, ma solo uva bianca…
Paradiso e Corano
L’interpretazione vera del Corano non è infatti così scontata come sostiene la vulgata islamica corrente a proposito delle 72 fanciulle che sarebbero pronte ad accogliere nel paradiso celeste il martire del Jihad.
è la Sura 56, quella “dell’Ora Ultima” o del “Giorno del Giudizio” a promettere (citiamo dalla traduzione in italiano di Angelo Terenzoni per Libritalia) tra le varie gioie di cui i beati godranno: «Nel loro consesso si muoveranno fanciulle eternamente giovani/ recando coppe colme di acqua freschissima/ dalla quale quei beati potranno bere a piacimento». E ancora: «Loro spose saranno fanciulle bellissime, dai grandi occhi neri,/ simili a perle preziose nascoste nel guscio». «Essi siederanno su comodi giacigli/ allietati da fanciulle che noi creeremo/ vergini per loro,/ dolcissime ed eternamente giovani». C’è poi la Sura 55, “del Misericordioso”: «Ivi avranno quali spose fanciulle dagli occhi casti e bellissimi». «Ivi stanno fanciulle bellissime, caste e dai grandi occhi neri… Esse vivono ognuna nella propria tenda… E nessuno, né uomo, né Ginn, si è mai accostato a loro». La Sura 76, “dell’Uomo o dello Scorrere del tempo”: «Li serviranno fanciulle eternamente giovani, dalla bellezza simile a perla preziosa,/ in un’atmosfera di delizia e beatitudine».
La Sura 44, “del Fumo”: «essi avranno in spose fanciulle dagli occhi bellissimi/ e gusteranno ogni sorta di deliziosi frutti». La Sura 52, “della Montagna”: «Essi siederanno su troni ed avranno in spose fanciulle bellissime e dai grandi occhi neri». La promessa è però fatta a tutti i musulmani, e non ai soli “martiri”. E anzi, qualche teologo islamico contesta l’interpretazione più corrente del termine huri come “vergine”, sostenendo che in quel contesto andrebbe reso più propriamente come “angeli”. Niente sesso celeste, dunque, ma la semplice compagnia di puri spiriti. Come nella tradizione del Paradiso cristiano…
Le 72 mogli secondo gli “hadith”
Oltre al Corano, la maggior parte dell’islam si ispira però anche agli hadith, “detti” che in senso stretto sono attribuibili solo al Profeta Maometto, il quale era però ispirato da Dio. E gli hadith sono ben altrimenti espliciti, anche se non esiste un vero e proprio accordo generalmente condiviso su quali vadano considerati attendibili e quali no. è un hadith, comunque, a specificare che una delle «più piccole ricompense» per il «popolo del Paradiso» saranno «80.000 servitori e 72 mogli». Ed è sulla base di queste indicazioni che alcuni teologi hanno ricamato ulteriormente. Così, ad esempio Al-Suyuti, un commentatore del Corano vissuto nel XV secolo: «Ogni volta che dormiremo con una huri la troveremo vergine. Inoltre, il pene dell’Eletto non si affloscerà mai. L’erezione sarà eterna; la sensazione che proverai ogni volta che farai l’amore sarà estremamente deliziosa», e via di questo passo… Ora, per chi non è musulmano di fede, è abbastanza evidente che l’islam nasce da un acculturamento di elementi cristiani, ebrei e zoroastriani al mondo spirituale dell’Arabia antica. E qualche studioso, ovviamente non islamico, si è pure interrogato sulle fonti iconografiche che il giovane Mohammed potrebbe aver visto in qualche chiesa, monastero o manoscritto, in uno dei viaggi da mercante antecedenti alla sua “Rivelazione”. Mosaici o miniature in cui gli angeli del Paradiso erano rappresentati come giovani imberbi dalle lunghe chiome, abbastanza facilmente scambiabili per belle fanciulle.
Uno degli equivoci del sincretismo islamico?
Ma Christoph Luxenberg, studioso tedesco del Corano, con pignoleria appunto teutonica ha fatto di più. Die Syro-Aramaische Lesart des Koran è un suo libro pubblicato in tedesco nel 2000, e finora non tradotto in nessun’altra lingua, in cui si analizzano non solo le suggestioni visive, ma anche quelle letterarie che sul Corano potrebbero avere avuto influenza. La lingua chiave, in questo senso, è il siriaco (vedi box), idioma di Gesù e dei primi Vangeli, e usata anche massicciamente nella più antica letteratura cristiana del Medio Oriente, in alternativa e spesso anche in concorrenza col greco. E i testi chiave sono gli Inni sul Paradiso composti nel IV secolo da Efrem, e che sarebbero chiaramente evocati, per non dire plagiati, nelle descrizioni di Maometto sull’aldilà. Ma il siriaco, proprio perché lingua semitica al pari di arabo ed ebraico, si presta con queste sì a una facile intercomprensione, ma anche a quel tipo di equivoci che i linguisti chiamano “false simpatie”. Per intenderci, quelle che tra lingue latine possono portare a confondere l’italiano salire con lo spagnolo salir, che significa invece “uscire”, se non addirittura col feancese salir, “sporcare”. è nota la barzelletta dell’italiano ignorantotto che a Parigi corre appresso a un bus gridando «Fermez! Fermez! Je dois salir!», senza rendersi conto che invece di «fermate, fermate, devo salire!», sta invocando: «chiudete, chiudete, debbo sporcare!». O l’altra barzelletta dell’italiano che Inghilterra chiede un aperitive prima del pranzo (invece di un appetizer) e si vede portare un lassativo.
Ebbene, osserva Luxenberg, un arabo che senta recitare in siriaco i versi di Efrem senza conoscere davvero questa lingua, corre appunto il rischio di prendere simili abbagli. Hur, infatti, in siriaco non significa né angeli né vergini, come in arabo, ma “bianchi”, in un contesto poetico dove sarebbe chiaramente sottinteso “chicchi di uva”, “grappoli”. E anche l’espressione tradotta come “simili a perle” non si riferirebbe alla bellezza fisica delle famose vergini, ma semplicemente alla freschezza cristallina della frutta, o della bevanda. Non a caso, gran parte di queste “vergini” appaiono in contesti, diciamo così, alimentari, offerte assieme a rinfreschi. Vogliamo dunque dare la traduzione vera del testo che avrebbe fatto da fonte al Corano? «Berranno spremute di uva sempre fresche, dal colore di perla, in un’atmosfera di delizia e beatitudine». Tanto sangue, insomma, solo per un drink.
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