
L'”affaire presidi” e il rischio della malaburocrazia
L’insediamento di nuovi dirigenti scolastici negli istituti lombardi sta avendo strascichi da vero “giallo” estivo. Al centro della vicenda, come vi abbiamo raccontato, c’è Roberto Pellegatta, presidente dell’associazione Disal, sia come dirigente scolastico operativo (in un liceo dell’hinterland milanese), sia come responsabile dell’associazione che ha appoggiato il ricorso di otto colleghi al Consiglio di Stato che ha, provvisoriamente, annullato la sentenza del Tar che invalidava il concorso per ufficializzare nuovi prèsidi per le scuole lombarde.
Pellegatta, tutto è sospeso in attesa del testo “definitivo”?
Prima di tutto non è sospeso un bel niente: ciò che è sospeso è semplicemente la sottoscrizione definitiva dei contratti con i neodirigenti. Per il resto tutta la procedura che porta a preparare la sottoscrizione è stata avviata e va avanti: è già stata pubblicata la graduatoria degli idonei, che sono già stati convocati per esprimere le preferenze. Tutto è pronto in attesa della sentenza del 28 d’agosto. È solo una questione di firma.
Ma il Consiglio di Stato potrà smentire il proprio presidente?
Virtualmente potrebbe. Ma per arrivare a questa conclusione dovrebbe avere elementi nuovi rispetto a quelli presenti il 1° d’agosto. Ma non mi risulta ci siano. Vorrei sottolineare che in quei giorni gli unici a difendere gli idonei siamo stati noi di Disal presso il Consiglio di Stato, attraverso il nostro avvocato, bypassando una certa confusione di chi, facendo ricorso, non si era affidato a noi.
Ad essere maliziosi, un eventuale blocco, potrebbe essere l’occasione per dirigenti senza posto del centro e del sud per insediarsi in Lombardia. Qualcuno già paventa una soluzione del genere: una specie di sanatoria.
Assolutamente no. Le sedi che rimarrebbero vacanti verrebbero tutte affidate a reggenze. Il numero di posti stabiliti per la mobilità interregionale sono stabiliti da una percentuale nazionale. Il dramma vero, lo stiamo ripetendo da mesi, è che se non si fanno queste nomine ottocento scuole in Lombardia avranno il preside part-time.
Immaginiamo allora lo scenario peggiore: viene confermato il blocco, siamo al 28 di agosto e mancano un paio di settimane all’inizio delle lezioni. Cosa succede?
Tutte le scuole di cui parlavo prima andrebbero a reggenza. La situazione rimarrebbe immutata come nel precedente anno scolastico, con problemi che si trascinano ormai da dieci anni (cioè dall’ultimo concorso svolto), incancrenendo situazioni di scuole al limite del collasso.
Mi scusi, ma queste cose accadono solo in Italia? E perché c’è sempre il sistema scuola di mezzo?
Confermo: accadono solo in Italia. Perché in Italia l’amministrazione statale, come tutti sappiamo, è una delle palle al piede dello sviluppo, insieme al sindacato. E c’è una semplice ragione dietro: l’amministrazione è organizzata in modo tale che i suoi dirigenti non rispondano mai del mancato raggiungimento degli obiettivi. Non hanno responsabilità penale, amministrativa e civile: come i magistrati, uguale. Lei però all’inizio mi chiedeva se una risposta negativa potrebbe esserci dal Consiglio di Stato, il 28 agosto…
E mi ha risposto che sarebbe possibile.
Anche la sentenza del Tar, nella sua tipologia, era possibile: sta di fatto che questo tipo di sentenza è la prima accaduta nella storia dell’intero sistema scolastico statale italiano. Non è mai successo che una sentenza amministrativa bloccasse completamente un concorso arrivato al termine, costringendo a rifarlo da capo. Mi preme, però, aggiungere alcune riflessioni dal punto di vista degli utenti della scuola: delle famiglie, degli studenti…
Ovvero.
La questione non va vista solo dal lato tecnico come la corporazione tende a vedere, cioè solo dal punto di vista della battaglia fra gli aspiranti dirigenti. Il vero problema è la capacità del sistema scolastico di rispondere alle attese dell’utenza: quando si hanno scuole senza una direzione stabile per anni, queste vanno a ramengo. Chi ci rimette non è chi ha gareggiato e ha perso un concorso, ma gli studenti e le famiglie. La demenzialità di questa sentenza del Tar è di non aver guardato ad un interesse più generale. Se il blocco permane il concorso va di nuovo fatto da capo, tutto! Rifare tutto l’iter pone due problemi gravi. Il primo, chiaramente irrisolvibile: uno stanziamento finanziario da parte dello Stato; ma il ministero non ha più soldi per emettere concorsi, perché la spending review lo impedisce. Seconda conseguenza: ammesso anche che lo Stato trovi i soldi e permetta un nuovo concorso, secondo i tempi normali dell’amministrazione italiana i risultati si vedrebbero non prima del 2015.
Un’ultima domanda: ma la sentenza del 28 agosto, negativa o positiva che sia, sarà definitiva?
Macchè! La sentenza esprimerà una valutazione collegiale del Decreto emesso con urgenza dal presidente del Consiglio di Stato, il 1° di agosto. Dopo di che questa sentenza dovrà esprimersi anche nel merito della contestazione che è stata sollevata dai ricorrenti al Tar della Lombardia. Occorreranno mesi perché il Consiglio di Stato torni sul merito.
Una spada di Damocle per chi sarà già operativo, se il 28 agosto ci sarà il via libera.
Però quando il Consiglio di Stato si esprimerà sul merito, contro chi sarà operativo potrebbero sorgere dei fanatici che continuerebbero ad appellarsi, rimettendo di nuovo tutto in discussione.
È realistico?
Come sa, spesso in Italia la realtà supera la fantasia.
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