La Stagione della Falconiera. Mostra dedicata a Giovanni Boldini

Di Gianfranco Ferroni
26 Agosto 2017
Il titolo dell'esposizione a Pistoia prende ispirazione da un ciclo di pitture murali a tempera che Boldini eseguì durante il suo periodo toscano

boldini

Lo splendore dei capolavori di Giovanni Boldini (1842-1931) è sempre protagonista delle grandi mostre italiane. Dopo la celebratissima esposizione romana, nelle sale del Vittoriano, dove era visibile l’acquerello “Cavallo e Calesse” della Fondazione Sorgente Group, presentato lo scorso 30 giugno nell’Ala Brasini dell’Altare della Patria da Claudio Strinati e Valter Mainetti, in occasione di Pistoia Capitale Italiana della Cultura, presso il Museo dell’Antico Palazzo dei Vescovi gestito da Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, dal 9 settembre e fino al 6 gennaio del prossimo anno, sarà allestita la mostra “Giovanni Boldini. La Stagione della Falconiera”. Voluta dalla banca del Gruppo Intesa Sanpaolo come evento culturale di spicco tra quelli attivati nel corso del 2017, curata da Francesca Dini con la collaborazione di Andrea Baldinotti e Vincenzo Farinella, la mostra rappresenta una delle esposizioni più importanti dell’anno programmate dal Museo ed una delle più interessanti nel cartellone delle iniziative di Pistoia Capitale. Il titolo della mostra prende ispirazione da un ciclo di pitture murali a tempera che Boldini eseguì durante il suo periodo toscano, sul finire degli anni sessanta dell’Ottocento, presso la Villa La Falconiera, che apparteneva allora alla mecenate inglese Isabella Falconer.

giovanniboldiniUn ciclo di pitture murali di cui per diverse vicissitudini dopo l’esecuzione nel 1868 si perse subito la memoria, rappresenta un unicumin Europa, non solo per quanto riguarda la produzione artistica del grande pittore ferrarese, ma in generale della corrente macchiaiola, alla quale il Boldini aderì, in modo personalissimo, prima del suo trasferimento a Parigi (1871), dove era destinato a diventare il più importante ritrattista internazionale e icona stessa della Belle Époque.

Oggi questo patrimonio è interamente custodito all’interno dei Musei dell’Antico Palazzo dei Vescovi. La riscoperta delle pitture si deve a Emilia Cardona Boldini, giovane vedova nonché prima biografa del maestro. Alla fine degli anni trenta del secolo scorso, Cardona vagava per la Toscana per ritrovare un ciclo di pitture murali al quale Boldini aveva lavorato in epoca giovanile, in una città di cui il ferrarese non ricordava il nome, ma che iniziava sicuramente con la lettera “P”. Emilia giunse, sulla scia di vaghe voci raccolte strada facendo, a Villa La Falconiera e, dopo averla ispezionata, in procinto di andarsene, venne attratta da una rimessa di attrezzi agricoli che altro non era che l’antica, ormai irriconoscibile, sala da pranzo della mecenate, proprietaria della dimora negli anni Sessanta dell’Ottocento e interamente decorata dal giovane Boldini all’età di 25 anni. La vedova decise di acquistare la proprietà nel 1938 e a seguire vi trasferì da Parigi tutte le cose appartenute a Boldini, dalle suppellettili ai dipinti, stabilendo lì la propria dimora. La conoscenza di questo importante ciclo pittorico è stata tuttavia  graduale, solo dopo il distacco dai muri della villa (1974), il restauro e la collocazione nel Palazzo dei Vescovi a Pistoia è divenuto oggetto di studi ma è tuttora poco conosciuto al grande pubblico.

Del periodo macchiaiolo di Boldini saranno in esposizione sedici capolavori realizzati durante gli anni toscani (1864-1871), provenienti da collezioni private e da pubblici musei. Tra questi la Marina (1870) custodita a Milano, che ha una trasposizione a tempera in una scena nel ciclo della Falconiera. I ritratti di Telemaco Signorini (1870) e di Cristiano Banti (1866), custoditi presso la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti a Firenze, artisti, legatissimi al Boldini, tanto da averlo sostenuto e promosso non solo durante il suo soggiorno toscano. L’innovativo, per posa e colori, Giovane paggio che gioca con un levriero. Il raffinato ritratto di Alaide Banti in abito bianco (1866) e il superbo ritratto del generale Spagnolo, eseguito durante l’inverno trascorso in Costa Azzurra con la signora Falconer, tra novembre 1867 e marzo 1868 e considerato il capolavoro che ha proiettato il giovane Boldini nell’emisfero dei più grandi ritrattisti di tutti i tempi.

Per il presidente di Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, Alessio Colomeiciuc, “la mostra su Boldini consegue due obiettivi essenziali: non solo arricchisce il ventaglio delle iniziative di valorizzazione del patrimonio artistico pistoiese proponendo il nome di un pittore di sicuro successo, ma garantisce anche la migliore celebrazione di un episodio unico nella storia dell’arte dell’Ottocento italiano, rappresentato dalle suggestive tempere murarie eseguite da Boldini all’interno della villa. Sono lieto che la nostra banca abbia saputo, anche in questa occasione, coniugare l’attività creditizia con la promozione culturale del territorio, rendendo possibile un progetto di grande qualità e bellezza come questa mostra inedita”.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.