
La protesta delle piazze dell’Ucraina è tutto tranne che “europeista”
Le proteste antigovernative che attraversano l’Ucraina non dimostrano che l’Unione Europea è ancora il progetto politico più attraente del continente, ma che gli effetti della sua crisi, dopo aver colpito i paesi del Sud dell’Unione monetaria, si estendono ora ai paesi dell’Est confinanti con la Ue.
Pochi dei manifestanti di Kiev sono europeisti convinti. Il grosso è costituito da ultranazionalisti, che criticano le decisioni del presidente Yanukovich come atti di sottomissione all’odiata Russia, e da sostenitori di Yulia Tymoshenko, l’ex primo ministro da due anni e mezzo imprigionata e sotto processo, il cui trasferimento all’estero era una condizione posta per accettare l’Ucraina come Stato associato. La Ue, che nel 1963 ha associato la Turchia benché fosse governata da un golpista e le carceri turche siano sempre state piene di militanti politici e giornalisti, ha gettato sul tavolo del negoziato un argomento destinato a surriscaldare la piazza. Mentre non ha offerto nulla di concreto riguardo al principale problema dell’Ucraina: il paese è sull’orlo del default e l’Fmi pone condizioni draconiane per prestare i 10 miliardi di dollari necessari al salvataggio.
Se Yanukovich, che inutilmente in passato aveva cercato di riunire un tavolo tripartito con Mosca e Bruxelles, si è piegato a Putin non è per motivi abietti, ma solo perché l’Ucraina non può aspettare i vantaggi a lungo termine dell’associazione all’Europa. Ha bisogno subito di un assegno che la Ue non è in grado di firmare, Mosca invece sì. L’Europa in crisi finanziaria non può perseguire le politiche di allargamento come prima: rischia di causare danni che ricadranno anche sui nostri paesi.
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