Kyle e Jake, i gemellini inglesi nati alla 23esima settimana. «Li trattavano come feti. Sono i miei figli»

Di Benedetta Frigerio
18 Settembre 2014
Venuti alla luce molto prematuri nel settembre scorso, oggi i due piccoli sono perfettamente "vitali" nonostante le previsioni dei medici. Ecco un nuovo caso destinato a influire sul dibattito parlamentare intorno al limite dell'aborto legale

Per la legge avrebbero potuto essere considerati “aborti tardivi”. Al massimo “feti” nel gergo medico. Ma per Nichola Baird e il suo compagno Colin, Kyle e Jake French, venuti al mondo dopo appena 23 settimane di gestazione, sono sempre stati, semplicemente, i loro bambini. È molto più di una questione semantica, soprattutto adesso che il Parlamento britannico ha riaperto il dibattito sulla proposta di riduzione dei termini legali dell’aborto, oggi consentito nel paese fino a 24 settimane di gravidanza. Ecco perché la coppia di Hebburn, 30 lei, 42 lui, ha deciso di raccontare la storia della nascita dei gemellini prematuri. Un caso concreto che può pesare sulla disputa più di mille pareri medici, come è stato per la piccola Lily Burrows.

PREPARATI AL PEGGIO. Erano felicissimi Nichola e Colin quando scoprirono al terzo mese gestazionale che si trattava di una gravidanza gemellare. Ma «la gioia si trasformò in paura solo tre settimane dopo l’ecografia alla ventesima settimana», ricorda Nichola riandando con la memoria al momento in cui le fu comunicato che i gemelli sarebbero nati di lì a poco. I medici avvertirono i genitori di prepararsi al peggio, ma il verdetto più duro arrivò appena prima del parto, avvenuto solo tre settimane dopo: «Ci dissero che prima della 24esima settimana erano classificati come non vitali e quindi di prepararci a ricevere brutte notizie».

LA NASCITA. Nonostante lo sconforto, Nichola continuò a sperare che i bambini sopravvivessero, anche se «sentivo che li stavano trattando come dei feti». Quando i piccoli nacquero, nel settembre scorso all’ospedale Queen Elisabeth di Gateshead, Newcastle, il primo ad essere partorito, Kyle, pesava 652 grammi, mentre il secondo, Jake, 623. Immediatamente dopo il parto Nichola fu trasferita insieme a Jake presso un’altra struttura ospedaliera, mentre Kyle fu portato all’ospedale James Cook a Middlesbrough, dove rimase due settimane prima di riuscire a vedere sua madre. «Non poter abbracciare i tuoi figli appena nati è stata la prova peggiore, non potevamo nemmeno toccarli all’inizio perché la loro pelle era molto fragile». Anche se poi, «quando li ho cullati insieme per la prima volta, è stato ancora più speciale perché avevo aspettato tanto per dar loro un abbraccio».

GIORNO PER GIORNO. Le condizioni dei gemellini, però, erano ancora precarie e ai genitori fu ripetuto più volte di aspettarsi il peggio. Entrambi i bambini dovevano essere sottoposti a un intervento chirurgico per chiudere le valvole cardiache: per Kyle i dottori stimavano una speranza di vita pari al 50 per cento, anche meno per Jake, che doveva subire un ulteriore intervento all’intestino, da sostituire, secondo i medici, con una sacca. Nonostante la buona riuscita delle operazioni le condizioni dei bambini restarono precarie: «Non sapere che cosa sarebbe successo – spiega Nichola – era terribile. Tutto quello che potevamo fare era pregare e aggrapparci ad ogni briciolo di speranza che avevamo. Vivemmo giorno per giorno».
Ma dopo 17 settimane in ospedale, finalmente i bambini sono potuti tornare a casa e nel tempo si sono rimettessi completamente. Oggi Jake e Kyle hanno raggiunto un peso normale e vivono senza bisogno di alcun sussidio medico. «Guardando indietro ora mi rendo conto di quanto siamo stati fortunati», dice Nichola commossa.

@frigeriobenedet

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17 commenti

  1. Daniela

    La mia nipotina è nata a 5 mesi e 20 giorni di gestazione.Se sua nonna ( mia madre )
    non avesse dichiarato quella notte che i mesi di gestazione erano 6 e non avesse insistito xche fosse trasferita in un ospedale specializzato lei oggi non sarebbe qui, sarebbe stata catalogata come ” feto”!
    Ma quel feto oggi ha 21 anni dipinge quadri bellissimi e il suo nome è Maria Celeste!

  2. Ale

    Perché Tempi.it continua a scrivere queste cose?! I neonatologi sanno bene che per avere qualche chance di sopravvivere i feti devono aver superato la 22 esima- 23 esima settimana di gestazione. Oltre ci sono chance di vita fuori dall’utero prima, da dati epidemiologici, no. Quindi dove sta la meraviglia?! Feto e’ un termine tecnico e non è errato chiamarli così . Sono sopravvissuti alle complicazioni dei neonati pretermine grazie alla bravura dei neonatologi e alle tecniche mediche. Il miracolo e’ quello. La bravura e l’ingegno umano.

    1. Valentina

      Concordo pienamente con quanto da Lei scritto.

    2. Federico

      Qui non si mette in discussione la bravura dei medici, si mette in discussione una legge che prevede l’uccisione di una persona anche se questa può sopravvivere.

      1. yoyo

        O, meglio, il presupposto che, finché non lo vedo, possa nascondere la verità. Gli abortisti sanno che sono bambini, tanto che hanno imventato un gergo medico per non dire quello che vedono. La testa è chiamata n.1.

    3. Lela

      Credo che l’obiettivo sia proprio quello: far riflettere sul fatto che viene permessa l’uccisione di bambini con la scusa della non sopravvivenza fuori dall’utero mentre grazie ai moderni miracoli della medicina possono sopravvivere.

      1. giovanna

        Occorre dare credito alla mamma , quando dice :”sentivo che li stavano trattando come dei feti”.

        Mentre invece erano dei figli : usare il termine medico , che evidentemente era stato usato dai medici nel paventare la morte dei bambini, introduce una distanza.

        Come in tutti gli altri casi che si usano dei termini medici per coprire l’eliminazione dei figli, quando in realtà tali termini sono solo fumo negli occhi.

        Infatti, mai sentito parlare in tutta la mia vita, anche in testimonianze sui media, di blastocisti o embrione o feto, da nessuna donna incinta, solo da quelle che avevano abortito o volevano abortire volontariamente.
        Addirittura, fa impressione, riguardo a figli malati, che prima della diagnosi si parla di bambini, poi, decidendo per la loro eliminazione, ecco che sono degradati a feti, ma sempre di figli si tratta.

        Ancora, chi abortisce spontaneamente non dice mai :” ho perso un feto”, ma “ho perso un bambino, un figlio ”

        Come quando viene consigliato alle mamme che hanno intenzione di abortire il proprio figlio , di non guardare l’ecografia . Porrebbero accorgersi di quello che stanno per fare, con la complicità di tanti che se ne fregano, oppure, per oscuri motivi, che hanno comunque a che fare con un baratro di malvagità, ci godono.

    4. Toni

      @ Ale

      “I neonatologi sanno bene che per avere qualche chance di sopravvivere i feti devono aver superato la 22 esima- 23 esima settimana di gestazione. ” (ma prima il “feto” è un marziano)

      “Feto è un termine tecnico”

      Quando leggo certe affermazioni mi viene in mente questa frasetta (tra parentesi le mie precisazioni):

      “Fine della Neolingua (feto, salute riproduttiva , dolce morte) non era soltanto quello di offrire un mezzo di espressione per la concezione del mondo e per le abitudini mentali proprie ai seguaci del Socing (socialismo inglese, ….. praticamente …Ale, Filomena Valentina ecc…. insomma voi), ma soprattutto quello di rendere impossibile ogni altra forma di pensiero. Era sottinteso come, una volta che la Neolingua fosse stata definitivamente adottata, e l’Archelingua, per contro, dimenticata, un pensiero eretico (e cioè un pensiero in contrasto con i principi del Socing) sarebbe stato letteralmente impensabile, per quanto almeno il pensiero dipende dalle parole con cui è suscettibile di essere espresso.(…) ”

      1984 (G. ORWEL)

      1. Toni

        ad Orwell ho tolto una “L” …. ma c’è di peggio… nel togliere

      2. Filomena

        Feto, salute riproduttiva non sono parolacce da protolingua, sono termini medico scientifici. È come dire appendicite invece che male al pancino. Il termine dolce morte invece con la scienza non c’entra nulla è una espressione della vulgata popolare.

        1. Toni

          Ciao Filomena,

          ti metto sempre in mezzo …. ma perché sono sicuro che questi argomenti richiamano sempre la tua attenzione.

          Tu mi dici che “salute riproduttiva” (temine che include l’aborto) non è Neolingua?

          Che dirti …. contenta tu!

          Leggi questa frase… il bipensiero:

          ” Raccontare deliberatamente menzogne ed allo stesso tempo crederci davvero, dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta che ciò si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dall’oblio per tutto il tempo che serva………….”

          1984 (G. ORWELL)

          1. Toni

            @ Filomena,
            dimenticavo una precisazione: se si usasse “feto” come…. “adolescente”…. nulla da dire e lo sopporterei (ma feto è una parola che detesto).
            Ma usare feto per indicare un ammasso di materiale……….. a quel punto vuol dire che anche “i termini scientifici” si piegano all’ideologia.
            Si …. è Neolingua!

          2. giovanna

            E’ come quando gente disumana e senza scrupoli, dice alla mamma di girare la testa durante l’ecografia, sia mai quella mamma si dovesse rendere conto che quel feto è invece un bambino !
            Perché altrimenti questa gentaccia suggerirebbe di girare la testa ?
            Nemici delle donne, nemici dei bambini, nemici della propria umanità che non si sono dati da soli, cattivi dentro.

          3. Filomena

            @Toni
            Al di là delle teorie di Orwell che sembrano essere sempre al centro dei tuoi ragionamenti sulle modalità di espressione, io non volevo essere così raffinata ma semplicemente precisare l’origine di alcuni termini usati in medicina. Sull’aborto non voglio più fare polemiche con te perché tu stesso mi hai chiesto di evitare questo argomento per te particolarmente sensibile e io rispetto la tua richiesta. Ma su altri argomenti sono….. sempre qui a discutere piacevolmente

          4. Toni

            @ Filomena

            Ho riportato le citazioni di Orwell perché mi meravigliano per la potenza profetica. Ti ricordo che non era un “bigotto” cattolico.

            Sulla mia esperienza personale, non la sopravvalutare…. si limita solamente ad un semplice “io sono qui”. Chi mi ha voluto, poteva trovare a iosa “le ragioni” per rendersi più comoda la vita per via di una particolarissima e difficilissima situazione nella mia famiglia. Per tanti che scrivano su questo sito (penso all’indimenticabile incantevole “biologa” Diamante) sarebbe stato la cosa più ovvia …. abortire.
            Io amo profondamente dove mi trovo adesso.

            La mia avversione l’ho sempre motivata non ricorrendo al puro sentimentalismo.

            Parlerò sempre di aborto … perché trovo che è il più grande oltraggio all’umanità. E’ un peccato originale che crea la logica conseguenza per altri mali. Se puoi abortire e considerare nulla quel “grumo”, puoi farci tutto, modificarlo, sezionarlo e mescolarlo…. ed anche altre cose. Se stabilisci “razionalmente” cosa è o non è umano…. poni un limite modificabile in base ai rapporti di forza tra le opinioni vigenti al momento.

            Quando ti ho detto che con te non ne avrei parlato più è solo perché in quel post, dove apparentemente ti avevo attaccato duramente, avevo superato “un mio limite” ( non so spiegarlo …. pudore?): il dirti che accettando e difendendo un “diritto” così obbrobrioso, in verità oltre ad essere una complice, ti fai del male e non te ne accorgi, che poi si arriva quasi ad un punto di non ritorno, come la lenta azione di un corrosivo. Sarà una cosa che farà sorridere a Diamante o l’altra mia indimenticabile creaturina Giada ( embrione = suola di scarpa) … ma penso e spero che tu non sei come loro.
            Anche se devo onestamente dirti che quando hai scritto di non guardare il “monitor” …. l’ho trovato terrificante.

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