L’Isis vende petrolio ad amici e nemici (ribelli compresi)

Di Redazione
17 Ottobre 2015
Il Financial Times ricostruisce la macchina da soldi jihadista, che opera alla luce del sole e sotto gli occhi degli aerei americani. I guadagni? 1,5 milioni di dollari al giorno

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Nell’est della Siria, davanti al campo petrolifero di Al-Omar, ogni giorno i tir si incolonnano formando una coda lunga fino a sei chilometri. Sono disposti ad aspettare anche un mese pur di comprare greggio a basso prezzo. Dallo Stato islamico.

1,53 MILIONI DI DOLLARI. Il Financial Times ha condotto un’indagine sul business del petrolio che frutta ai jihadisti ben 1,53 milioni di dollari al giorno. L’Isis, infatti, è in grado di produrre circa 34-40 mila barili di petrolio al giorno, che vengono venduti a un costo che varia dai 20 ai 45 dollari l’uno, a seconda della qualità.

RAID AEREI. Tutto viene fatto alla luce del sole e lungo la strada che conduce al campo petrolifero di Al-Omar sono spuntate perfino bancarelle che vendono felafel e the ai guidatori. L’Isis dispone di almeno altri otto impianti simili (vedi nella mappa sottostante) e gli Stati Uniti li conoscono bene: dopo averli sorvolati per mesi, dispongono di tutte le coordinate. Eppure su 10.600 bombardamenti aerei, solo 196 hanno colpito le infrastrutture petrolifere che permettono ai jihadisti di sopravvivere, armarsi fino ai denti e pagare uno stipendio ai combattenti.

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GLI ACQUIRENTI. Ma chi sono i compratori dello Stato islamico? Gli intermediari (che poi rivendono al doppio del prezzo d’acquisto) sono tanti e provengono soprattutto da Iraq e Siria. C’è chi vende il greggio alle raffinerie in Iraq e in Siria, chi lo smercia subito ai gruppi ribelli che combattono lo Stato islamico, chi lo trasporta in Turchia su camion o a dorso di mulo e chi, infine, cerca di venderlo direttamente nei mercati delle città.

ESTRAZIONE, STOCCAGGIO, ESPORTAZIONE. Quella dei jihadisti è una strategia studiata fin nei minimi dettagli. Secondo alcuni residenti, quando i miliziani hanno conquistato i campi petroliferi iracheni di Ajil e Allas, hanno cominciato la produzione il giorno stesso. «Erano pronti, avevano persone che si occupavano del lato finanziario, tecnici in grado di gestire il processo di estrazione e stoccaggio», spiega al Ft uno sceicco locale della città di Hawija, vicino a Kirkuk. «Hanno portato da Mosul e Kirkuk centinaia di camion e hanno cominciato subito ad esportarlo». Ogni giorno, arrivavano e partivano circa 150 camion, per un valore di 10 mila dollari di petrolio al giorno. L’Isis ha tenuto quelle infrastrutture per soli 10 mesi, ma è riuscito in questo periodo a guadagnare circa 450 milioni di dollari.

RIFORNIRE I PROPRI NEMICI. Assicurandosi i principali centri di estrazione petrolifera in Siria, lo Stato islamico ha dato vita, oltre a un business enorme, anche a un grande paradosso. I jihadisti, infatti, riforniscono di diesel e carburante non solo le città che conquistano, ma anche le cosiddette fazioni ribelli “moderate” e quelle legate ad Al-Qaeda, Arabia Saudita e Turchia che combattono nel nord della Siria sia contro l’esercito di Assad sia contro l’Isis stesso. «È una situazione che fa ridere e piangere allo stesso tempo», fa il punto della situazione un comandante dei ribelli che combatte nella zona di Aleppo. «Non abbiamo scelta. Chi altro ci potrebbe fornire il carburante?».

ISIS CONTROLLA I RIBELLI. Questi approvvigionamenti se da un lato sono fondamentali per le milizie, dall’altro le indeboliscono: «In ogni momento, potrebbero smettere di vendere il gasolio. E l’Isis sa benissimo che allora i ribelli sarebbero finiti», spiega un intermediario incaricato dalle milizie di Aleppo di comprare petrolio dallo Stato islamico ogni settimana.

INGEGNERI CERCASI. Il petrolio è così importante che gli islamisti sono disposti a pagare bene per accaparrarsi tecnici ed ingegneri competenti. Un siriano di Deir Ezzor, che oggi combatte con i ribelli, racconta di essere stato contattato: «Mi hanno offerto qualsiasi tipo di posizione lavorativa. Mi hanno anche detto: “Decidi tu il tuo salario”. Ma poi non mi sono fidato». Gli esperti vengono anche dall’estero. Secondo una fonte di Mosul, il nuovo capo della raffineria di Qayyara in Iraq, ad esempio, è un ingegnere egiziano che ha sempre lavorato in Svezia.

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COME AL SUPERMERCATO. Comprare petrolio dall’Isis potrà sembrare poco etico, ma quando si tratta di affari nessuno va tanto per il sottile. I jihadisti poi hanno perfezionato la loro tecnica: se prima, ad esempio, costringevano gli intermediari che si recavano ad al-Omar ad aspettare fino ad un mese sul proprio tir in attesa di ricevere il greggio, ora all’arrivo li registrano in un database e consegnano un numero, come al supermercato, con sopra scritta la data in cui tornare. Il tir può essere lasciato in coda con le chiavi nel quadro, mentre alcuni addetti si occupano di gestire la fila.

«LA VERA CARTA VINCENTE». Alla fine, è grazie all’Isis se in molte città siriane le ordinarie attività possono continuare nonostante la guerra: «Tutti hanno bisogno del gasolio: per l’acqua, per l’irrigazione e la coltivazione dei campi, per gli ospedali, per gli uffici. Se il diesel finisce, qui finisce la vita», ammette realisticamente un imprenditore che lavora vicino ad Aleppo. «L’Isis sa che il petrolio è la vera carta vincente».

Mappe e infografiche Financial Times

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19 commenti

  1. Davide

    AT Melik: gli stati uniti vorrebbero che fazioni come Al nusra, al Jabab e l’ IS si fronteggiassero in una guerra equilibrata. Invece le forze legate all’Iran, Assad, Hezbollah non le vogliono proprio. Ma per loro sfiga, chiamiamola laicamente così, saranno queste ultime a prevalere.

    1. Raider

      Tenere insieme obiettivi propri e di alleati come Turchi e Sauditi è difficile, ma, essenzalmente, per gli Occidentali si tratta di abbattere Assad.
      Per Iraniani e Russi, invece, il punto irrinunciabile è tenere Assad al potere: e così, permettere all’Iran di estendere la propria inflenza e presenza, tutt’alto che stabilizzatrice o pacificatrice, nell’area: e così, garantire a Hezbollah di poter attaccare Isarele quanto prima.
      A estendere la gittata dei missili iraniani, in modo da poter minacciare anche il nostro Paese, i Russi hanno già provveduto, ma niente di laico trattandosi di ”Islam, religione di pace” da morire.

  2. Raider

    Sembra che islamici e nazi-islamici non abbiano imparato nulla dall’esperienza, non solo afghana e in effetti, nulla abbiano da imparare in quanto a falsità dalle loro fissazioni, anche solo per imparare a mentire meglio di quanto gli riesca abitualmente.
    Bin Laden combatteva i sovietici in nome dell’ Islam e poi, l’Occidente sempre per la stessa causa: e sempre per la stessa causa islamica, si facevano la guerra con gli iraniani. Quando dce l'”Occidente!”. E l'”Islam, religione di pace” e paranoia.
    Ora, coi talebani qaedisti gli iraniani sono alleati in Afghanistan e in guerra in Siria: sempre per le stessa logica politica e in nome dell'”Islam, religione di pace”. In nome della religione della paranoia islamica, invece, l’Occidente non può nè deve sostenere chi combatte sia l’Isis che Assad.

  3. Raider

    Se l’Isis è finanziato da tutti coloro che i complottisti accusano come mandanti, l’Isis ha ben poco da temere dalla distruzione dei condotti petroliferi: e il petrolio fa gola a tanti, anche all’Iran e non solo.
    Dato per scontato che far aumentare il prezzo del petrolio conviene a tanti, meno che ai consumatori,
    le oscillazioni del prezzo del petrolio dipendono da dinamiche svincolate dalle logiche di alleanze e amicizie più o meno ‘sincere’: i Sauditi non guardano in faccia nessuno, quando ci sono di mezzo i loro interessi. e così tutti gli altri, anche i Russi, che bombardano per questo motivo – le esportazioni petrolifere costituiscono magna pars della loro economia: come è per i Paesi arabi -: e attaccano le forze anti-Assad prima e più che l’Isis, con buona pace delle ragioni umanitarie, collaterali e smentite dalla tempistica e dalle priorità del loro intervento, finalizzato agli obiettivi illustrati dal multinick nazi-islamico altrove: a tutto vantaggio delle strategie iraniane di controllo dell’area e dell’attacco apocalittico a Israele, come da programmi deliranti degli ayatollah al potere.
    Di fronte agli affari non ci sono né amici né nemici, come dimostra l’articolo: l’Isis vende anche a chi lo combatte: “Le cosiddette fazioni ribelli “moderate” e quelle legate ad Al-Qaeda, Arabia Saudita e Turchia che combattono nel nord della Siria sia contro l’esercito di Assad sia contro l’Isis stesso.”
    «È una situazione che fa ridere e piangere allo stesso tempo», fa il punto della situazione un comandante dei ribelli che combatte nella zona di Aleppo. «Non abbiamo scelta. Chi altro ci potrebbe fornire il carburante?».
    E ancora:
    “ISIS CONTROLLA I RIBELLI. Questi approvvigionamenti se da un lato sono fondamentali per le milizie, dall’altro le indeboliscono: «In ogni momento, potrebbero smettere di vendere il gasolio. E l’Isis sa benissimo che allora i ribelli sarebbero finiti»,
    Sono i paradossi del mondo reale, più complicato e contraddittorio delle paranoie complottiste e dei nazi-islamici che ci speculano sulle paranoie che fomentano più di quanto un contrabbandiere o un petroliere speculi sulla materia prima dei suoi sogni. E questo spiega perché i complottisti nazi-islamici preferisca miciscano e di gran lunga le paranoie delle loro ridicole distorsioni mentali ideologiche ai paradossi tragici del mondo reale.

    1. Menelik

      Non sono amici di Mc Cain, il quale aveva anche dichiarato che se fosse andato al potere, avrebbe messo su un corpo di spedizione di 15-20.000 uomini.
      Non sono nemmeno amici di Obama, se è per quello, nonostante li abbia favoriti e sotto di lui abbiano prosperato.
      Possiamo chiamarli….amici di Di Battista?

      1. Menelik

        Adesso in USA il presidente si chiama Obama e non Mc Cain.
        E ad Obama dell’isis non glien’è mai fregato niente, né in bene né in male.
        Lui ha solo un chiodo fisso, un’ossessione: far fuori Assad, come il suo predecessore aveva il chiodo fisso di far fuori Saddam.
        E questo a tutti, e ripeto, tutti i costi.
        Centomila morti, un milione, il genocidio di popoli e culture, la distruzione di uno stato….tutto va bene pur di eliminare Assad.
        Amici dell’isis solo Arabia Saudita e Quatar.
        E poi la Turchia, che non si potrebbe definire un amico di quelli, ma un opportunista che vuole sfruttare la situazione per eliminare i Curdi e restaurare, almeno in parte, i fasti dell’impero ottomano.
        Caso mai l’America obamiana cerca di sfruttare la situazione lasciando fare all’isis il lavoro di eliminare Assad.
        O forse l’America obamiana è troppo debole per prendere una posizione netta e decisa, cioè bellicosa, nei confronti dell’isis.
        E la Russia non interviene per filantropia, ma perché se cade l’alleato Assad perde la sua posizione nel Mediterraneo.
        Però le bombe russe fanno comodo sia all’esercito legittimo siriano che ai Curdi.
        E l’Iran? L’Iran odia l’isis dunque farà di tutto per massacrarlo.
        E ai mercanti, occidentali e non?
        A loro fa comodo il petrolio dell’isis.
        Ma la figura più vomitevole di tutti, secondo me, l’ha fatta l’Italia nelle ultime ore:
        ho letto poco fa che ha chiesto (e, pare, ottenuto l’applauso, vedremo se all’applauso seguiranno i soldati in carne ed ossa) di creare un corpo di spedizione tipo caschi blu per difendere i siti archeologici in Siria.
        Dico……. per il genocidio dei Cristiani no, per il genocidio degli Yazidi no, per la riduzione in schiavitù delle ragazze rapite no, per le esecuzioni di massa no, ma per Palmyra è lecito organizzare un corpo di spedizione con tutti i rischi annessi e connessi.
        Se fosse vero……VENISSE UN TERREMOTO E SBRACASSE GIU’ PALMIRA !!!!!!

      2. Raider

        Comunque li si voglia chiamare, sono nemici dell’Occidente quanto Assad, gli iraniani e Hezbollah.

      3. Raider

        Il pataccaro di secondo grado torna alla fotografia che dimostra che gli americani sostenevano gli oppositori di Assad e non avevano alcun motivo di puntare sui jihadisti, che sono un prodotto genuino dell’Islam. Gli iraniani si alleano con i talebani in Afghanistan e lottano contro i talebani di al Nusra in Siria: e l’Isis vende il petrolio anche anche a chi lo combatte: “Le cosiddette fazioni ribelli “moderate” e quelle legate ad Al-Qaeda, Arabia Saudita e Turchia che combattono nel nord della Siria sia contro l’esercito di Assad sia contro l’Isis”. Questo fatto smentisce da solo tutti i teoremi complottisti – e chi stanno salvando i Russi, i cristiani o Assad? -: ma chi è contro l’Occidente come lo sono gli islamici, Iran o Isis, sunniti o sciiti, non bada a queste inezie.

        1. Fok

          “Adesso in USA il presidente si chiama Obama e non Mc Cain.”

          Questo se crede ancora che sia il Presidente ad avere il potere in USA :-))) !

          1. Menelik

            Non darti le arie da sapientone, che non sei a conoscenza di più cose rispetto agli altri.
            Tu, quei quattro dati che hai, li organizzi in funzione di dimostrare un complotto che, molto probabilmente, non esiste, perché la realtà è molto più semplice.
            Negli USA chi ha l’autorità di autorizzare l’esercito ad intervenire, e contro chi, è il presidente.
            Che la politica degli USA sia pilotata da potentati finanziari riuniti in lobbies, le quali sono in grado di esercitare pressioni tali da mettere in grosse difficoltà chi si oppone, lo sanno anche i gatti.
            Gli USA vivono ancora come se fossero in piena guerra fredda.
            Vogliono buttare fuori la Russia dal Mediterraneo e dal Medio Oriente.
            Assad è alleato storico della Russia, fin dai tempi dell’USSR.
            Eliminando Assad dalla scena, cadrà anche l’influenza della Russia nel Mediterraneo e nel Medio Oriente.
            In più sobbillando l’Europa contro la Russia tramite l’Ucraina, allontana i rifornimenti di idrocarburi dalla Russia all’Europa.
            La Libia è già stata messa fuori uso e non può rifornire più l’Europa, se la via russa venisse chiusa ed il Medio Oriente fosse interamente sotto il controllo americano, l’Europa o compera idrocarburi tramite gli USA o resta tagliata fuori.
            In caso l’Europa avesse problemi di rifornimenti, Obama stesso ha dichiarato che gli USA potrebbero rifornire l’Europa di shale gas.
            Eddo, questo è il punto: LO SHALE GAS.
            Dunque l’Europa sarebbe dipendente energeticamente dagli USA, i quali sarebbero in grado di modulare il nostro sviluppo industriale conforme alle loro necessità.
            Se in Italia avessimo uranio del nostro ed avessimo un’altra testa, saremmo salvi e questi diktat ci farebbero un baffo.
            Tu la vedi da complottista, io da perito industriale.
            Per te contano i tramacci, per me l’approvvigionamento energetico a buon mercato ed in quantità sufficienti.
            E mi farebbe schifo l’idea di mettere nel serbatoio gasolio dell’isis, ed avere corrente fatta con oli combustibili dell’isis.
            PIUTTOSTO DI DARE SOLDI A QUEI MALEDETTI ASSASSINI SCHIAVISTI, MEGLIO TORNARE CON LE LAMPADE A CARBURO !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
            Parafrasando uno slogan stupidino degli anni 70:
            se vedi un punto nero all’orizzonte spara a vista: è un assassino dell’isis.
            Dicono che siano 3000 gli schiavisti assassini italiani. Sono 3000 motivi per vergognarci. Se, diciamo, 2000 ci lasciano la pelle, ci restano solo 1000 motivi per vergognarci. Se anche gli ultimi 1000 ci lasciano la pelle, avremo lavato una vergogna per la nostra Patria.
            Si è capito, no?! che io voglio molto bene ai daesh, al punto da augurargli un’intossicazione da agenti nervini.

          2. Menelik

            Raccontala giusta, e TUTTA, soprattutto, non un pezzetto.
            Anche i Curdi hanno ricevuto dei cargo di armi e munizioni in questi giorni.
            Caso mai si dimostrerebbe che gli USA vogliono tenere entrambe le parti senza far prevalere nessuna.
            Con una mano danno armi ai jihadisti e con l’altra ai loro nemici, Curdi e Irakeni.

          3. Raider

            Ho inviato un post su quel che il multinick nazi-islamico e filo-nazi-islamico non sono in grado din imparare neppure dalle loro stesse falsità in nome dell’ “Islam, religione di pace” e della paranoie assortite e allo stato grezzo, ma sempre in nome dell’ “Islam, religione di pace.” Fatelo passare, grazie.

          4. Raider

            Sbloccate il post in cui replico alle corbellerie del multinick nazi-islamico sulll’alleanza irano-talebana in Afghanistan che diventa guerra irano-talebana in Siria: potreste sbloccarlo’?

        2. Raider

          Per ragioni di moschea, il pataccaro di scorta e di scarto si scola pare pare le parole dei Russi come le fatwe e fossero i sermoni del venerdì degli ayatollah iraniani: gli Occidentali sono contro Assad e contro l’Isis: e perciò, islamici di ogni fanatismo e nazi-islamici di tutte le paranoie su scala globale sono contro l’Occidente, che vogliono asservito all'”Islam, religione naturale dell’umanità” e ridotto in miseria.
          W L’OCCIDENTE!
          NO ALL’ISLAM!

          1. Raider

            Gli U.S.A. e l’Ue
            – sono accusati di favorire o non fare abbastanza contro l’Isis: la verità è che nemmeno la Russia fa molto di più – niente truppe di terra, finora – e ciò che fa, è fatto il pupo-pupillo Assad: e l’Iran, ancora meglio, i nazi-islamici ne hanno tracciato a perfezione i progetti egemonici:
            – di volere abbattere Assad: qualunque cosa si pensi di questa obamata – io ne penso male, fa niente -, agiscono in coerenza con questa scelta, gli schemi dietrologici non c’entrano.
            Gli U.S.A. aiutano ribelli anti-Assad e anti-Isis, l’una cosa non escludendo l’altra. I Curdi difendono i loro territori e non attaccano il regime, trovandosi in una situazione che li vede, come popolo, sparpagliati in diversi Paesi in lotta fra di loro: e così, manca una unità di linea politica fra i diversi gruppi curdi, un altro ginepraio in cui non è facile districarsi neppure per la defilata Ue, attenta a non irritare la Turchia, cui chiede di fermare l’immigrazione siriana – cinque, sei milioni di persone, si pensa: e gli altri milioni di immigrati da ogni dove? – in cambio dell’ammissione della Turchia nell’Ue: ottanta milioni circa di islamici in una sola rata. Bell’affare!
            E nessuna delle parti islamiche in causa accusa l’Occidente di miopia o peggio, quanto a questa invasione e islamizzazione dell’Europa, non meno rovinosa, per l’Occidente, del jihadismo dell’Isis e simili: chissà perché.

    2. Raider

      In che modo la N.A.T.O. ricattava la Siria attraverso l’Isis che non ricatta la Siria, fa la guerra alla Siria o anche in Siria e Iraq, non è chiaro. Quando a essere ricattato sarà l’Occidente più di quanto non lo sia adesso dal ricatto energetico arabo, migratorio islamico e nucleae iraniano, si vedrà chi sono i veri amici dei tagliagole, dei kamikaze ‘martiri”, di chi odia l’Occidente e vuole ridurre l’Europa a Eurabia.

  4. Leo

    Come ci ricorda il giornalista Rakesh Krishnan Simha, uno dei risultati inattesi dei raid aerei russi in Siria è che lo SIIL non può più rubare petrolio iracheno e siriano
    Lo SIIL vendeva petrolio greggio iracheno e siriano sul mercato nero a 10 dollari al barile. Il prezzo di mercato normale è di circa 47 dollari al barile. L’esportazione di petrolio richiede il trasporto tramite oleodotti verso le coste. Chiaramente, lo SIIL era libero di contrabbandare greggio senza il timore delle incursioni aeree della NATO. Questo da solo basta a provare che lo SIIL godeva di una forma di protezione da USA e NATO. Anche se le esportazioni dello SIIL erano solo un rigagnolo nel torrente di greggio che inonda il mondo, i mercati hanno risposto positivamente alle incursioni aeree russe. Anche un piccolo aumento del prezzo del petrolio si traduce in miliardi di dollari di entrate per la Russia.

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