L’Isis costruisce le sue bombe comprando le parti da 51 aziende di 20 paesi

Di Redazione
26 Febbraio 2016
Il paese più coinvolto, secondo il rapporto, è la Turchia con tredici aziende seguito dall'India con sette
epa02931238 A Jammu and Kashmir Police officer holds parts of a a suspected Improvised Explosive Device (IED), that were recovered near the Balicharna army camp on the outskirts of the northern Indian city of Jammu, the winter capital of Kashmir, on 23 September 2011. Reportedly Jammu and Kashmir police defused two suspected IEDs after they were found near the army camp. EPA/JAIPAL SINGH

Lo Stato islamico non potrebbe costruire i suoi ordigni esplosivi improvvisati (Ied) senza le componenti provenienti da 51 aziende di 20 diversi paesi. Lo rivela un rapporto di Conflict Armament Research commissionato dall’Unione Europea.

TELEFONINI E DETONATORI. Per «costruire le bombe quasi su scala industriale», si legge nel rapporto, l’Isis utilizza componenti facilmente reperibili dovunque sul mercato, come cavi, fertilizzanti chimici e telefonini, ma anche prodotti industriali come detonatori e speciali fusibili di sicurezza.

13 AZIENDE TURCHE. Il paese più coinvolto, secondo il rapporto, è la Turchia con 13 aziende seguito dall’India con sette. Poiché il governo turco si è rifiutato di collaborare con l’istituto che ha condotto indagini per 20 mesi, «non è stato possibile determinare se i regolamenti di Ankara siano efficaci nel tracciare i componenti». Non è chiaro infatti come alcuni prodotti, comprati magari da intermediari, possano entrare in Siria e Iraq. In particolare, i detonatori e altri componenti ad alto rischio sono stati spediti ad entità in Turchia e Libano.

UNICO DETERRENTE. Altre aziende coinvolte provengono da Stati Uniti, Brasile, Romania, Russia, Olanda, Cina, Svizzera, Austria e Repubblica Ceca. Secondo il rapporto, l’unico modo per evitare che alcune componenti utilizzabili per costruire bombe finiscano in mani sbagliate è «far sì che le aziende si dotino di un sistema di tracciabilità. Sarebbe un deterrente».

Foto Ansa

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