In Siria nessuno crede alla strage compiuta «per errore» dagli americani

Di Redazione
19 Settembre 2016
Sabato un bombardamento della coalizione ha ucciso almeno 60 soldati dell'esercito di Assad che stavano combattendo contro lo Stato islamico
epa04972146 A handout frame grab taken from a video footage made available on the official website of the Russian Defence Ministry on 10 October 2015 shows an aerial view of bomb explosions at the site fortified positions in the Aleppo province, what Russia says was an Islamic State (ISIS or IS) terrorist ammunition depot after a strike carried out by Russian warplanes in Syrian territories. EPA/RUSSIAN DEFENCE MINISTRY PRESS SERVICE/HANDOUT BEST QUALITY AVAILABLE HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Gli attentati di New York e Minnesota hanno fatto passare la notizia in secondo piano, ma la strage di almeno 60 soldati dell’esercito siriano (ci sono anche oltre 100 feriti), uccisi in Siria dai caccia della coalizione a guida americana, è un evento senza precedenti. Soprattutto perché i soldati erano a Deir Ezzor per combattere l’Isis, almeno in teoria il primo nemico americano, e perché il bombardamento è avvenuto in piena tregua, finita oggi.

«NON CREDIAMO ALL’ERRORE UMANO». Gli Stati Uniti si sono scusati e hanno parlato di un semplice errore di mira, ma in Siria non ci crede nessuno. Il marista blu Nabil Antaki, uno dei pochi medici rimasti ad Aleppo, ha scritto: «I siriani sono unanimemente indignati per il raid statunitense. Sono tutti figli di famiglie siriane che stanno facendo il servizio militare. Nessuno qui crede nella versione ufficiale americana che dice che è stato un errore umano».

«AMBIGUITÀ AMERICANA». Oggi sull’incidente è tornato anche il vicario apostolico di Aleppo, il vescovo George Abou Khazen: «Quel raid aereo che ha ammazzato i soldati sembra confermare l’ambiguità delle scelte degli Stati Uniti nello scenario siriano, e anche i sospetti di chi dice che gli Stati Uniti hanno creato lo Stato islamico (Daesh) e lo stanno utilizzando. Con tutti gli strumenti e le “armi intelligenti” di cui dispongono, quel raid aereo non può essere stato un incidente, visto che quella caserma non era lì da ieri».

SEGNALI DI SPERANZA. Confidandosi a Fides il vescovo ha anche parlato dei segnali di speranza: «Abbiamo celebrato la messa di ringraziamento per la canonizzazione di Madre Teresa. La chiesa era piena, c’erano presenti fedeli e vescovi di tutte le Chiese presenti ad Aleppo, e c’era un’aria di festa. Come pastori siamo confortati dallo spettacolo di tanti cristiani che vivono nella fede il tempo tremendo che stiamo attraversando. E siamo guidati da loro anche a vivere tra vescovi di confessioni diverse una comunione sempre più reale, nella vita ordinaria. Mi commuovo quando penso che proprio grazie alla loro fede il Signore ci benedirà e ci darà la Sua pace santa».

Foto Ansa

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5 commenti

  1. Ferruccio

    Clara Berliner da Facebook, quanto ti paga l’Occidente sodomita per fargli la propaganda?

  2. Menelik

    Che bisogno c’è di commentare?
    Agli Americani l’isis non dispiace come tanti credono, e sono restii a riconoscere il genocidio dei Cristiani perché loro stessi ci sono implicati, sapevano bene che era una conseguenza prevedibile delle loro scelte in Medioriente, e se ne sono fregati altamente.
    Anzi, probabilmente non gli dispiace l’idea che i Cristiani siano sterminati.
    E c’è ancora qualche tordo che pensa ancora che Putin sia ….fassista.

  3. Ferruccio

    Gli oscuri piani americani di destabilizzazione della Siria sono naufragati. L’America ha perfino perso la fiducia della Turchia. Esce di scena nel peggiore dei modi.

  4. Eremita

    Fa più chiasso mediatico una bomba in un cassonetto che fa qualche ferito di sessanta morti per sbaglio.

  5. Soldo

    Per me è un messaggio: “possiamo (gli USA) fare tutto quello che ci pare e nessuno ci può toccare”.

    E bisogna stare attenti a protestare o intraprendere qualche ritorsione nei confronti degli USA,
    altrimenti potrebbe scoppiare qualche bomba “islami-CIA” in quegli stati che osano contraddire.

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