L’ideologia del genere. Il dossier della Manif pour tous

Di La Manif pour tous Italia
14 Maggio 2014
Un pamphlet dell'associazione aiuta a comprendere i fondamenti filosofi e antropologici della teoria del gender. Potete scaricarlo qui

manif-pour-tous-genereLa Manif Pour Tous Italia” ha presentato un dossier sul gender. L’associazione, nata in Italia in stretto legame con l’omonima realtà francese, ha come suo scopo quello di informare e «mobilitare le coscienze» in relazione alle recenti leggi su omofobia e transfobia (il cosiddetto ddl Scalfarotto, passato alla Camera e ora al Senato), teoria del gender, matrimoni e adozioni a coppie omosessuali.

La Manif pour tous Italia è contraria a ogni tipo di discriminazione, ma s’impegna perché sia garantita la libertà di espressione, preservata l’unicità del matrimonio tra uomo e donna e il diritto del bambino ad avere un padre ed una madre.

Questo dossier, intitolato “L’ideologia del genere”, fa parte della “Biblioteca della Manif”.

Lo potete scaricare cliccando qui

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41 commenti

  1. Menelik

    Che palle tutti i tomi postati da sto AndreaX !
    Almeno avesse fatto un riassuntino, tipo i Bignamini.
    Quello sì che è spam, altro che i post bloccati dal filtro antispam automatico.

  2. Daniele Ridolfi (Sentinella in Piedi)

    Dossier utilissimo! Grazie alla Manif!

    1. Daniele Ridolfi (Sentinella in Piedi)

      Mi chiedo: se il presente dossier (che non si può di certo considerare offensivo per gli omosessuali) fosse stato pubblicato in Francia, la Polizia avrebbe fatto irruzione nella sede della Manif pour Tous ed avrebbe portato tutti in galera con l’accusa di omofobia?

      1. michele

        In base ai precedenti, poteva anche darsi.

  3. Cisco

    E’ del tutto evidente che tra le diverse teorie del gender prevale l’ideologia costruttivista, secondo cui una femmina può imparare a fare il ruolo di padre bene quanto un maschio, così come un maschio può imparare, magari passando la vita a cambiare pannolini e allattare (per ora solo con latte artificiale), a fare il ruolo di madre meglio di una donna. Se poi impara anche a lavorare di uncinetto, un maschio può aspirare, dopo qualche decennio, anche al tanto aspirato ruolo di bisnonna. Insomma, tutte le culture hanno assegnato ruoli diversi ai due sessi, e qualcuno vorrebbe farci credere che questo non dipenda in maniera decisiva dal sesso di appartenenza. Pertanto ben venga la Manif!

    1. Giovanni

      Non so come mai ma su questo post il filtro antispam mi blocca continuamente. Riprovo.

      Partiamo da concetti semplici: al di là delle differenze biologiche che NESSUNO nega il modo di essere (socialmente) uomo o donna cambia nel tempo e nello spazio. Gli Higlanders scozzesi che vestono la gonna son considerati parecchio machi, se lo vuol fare un’adolescente italiano lo portano dal dottore. Fino a pochi anni fa ti prescrivevano una cura di ormoni per molto meno. Una ragazza che gioca a rugby e sogna di guidare un camion viene considerata un “maschiaccio” e non una “vera donna”.Ho avuto una fidanzata così da ragazzo e vi assicuro che, malgrado questi aspetti, era molto, molto femminile.

      Gli studi di gender si ccupano proprio di questo, di come viene costruito socialmente il RUOLO di maschio e femmina. Direi che in questo non c’è nulla di evidente, “naturale” e scontato e che, al di là del fatto che le singole posizioni possano essere giuste o sbagliate, se ne possa discutere, no?

      1. Bifocale

        Grazie Giovanni per il pacato e intelligente commento sugli stereotipi sui ruoli di genere che sono al centro dei gender studies, NON la negazione di differenze tra i due sessi, come qualche furbastro dice al fine di voler far credere che si vogliono annullare le differenze tra i sessi, che e’ benaltra cosa.

        1. Giannino Stoppani

          Anche da parte mia per Giovanni un sentito ringraziamento per aver sintetizzato in una bischerata di poche righe la bischerata diluita in quella lingua barbara.

      2. Raider

        Ma come, gli ‘studi di genere’ condotti da filosofi/e o come più gli piace declinarsi, giungono, parapum, parapam, a cose di questo livello di banalità? E i processi ai pronomi, la lingua da depurare, le parole da relegare nel dimenticatoio, ‘le norme eterosessuali che pendono sul nostro capo’ e tutto il resto, comprese le pedagogie che costruiscono, evidentemente, per decreti superiori e ope legis, altri ruoli – decisi da chi, voluti da chi e perché? Se a determinare l’orientamento è la società e la natura non c’entra e l’individuo è indifferente, perché non restare nei ruoli stabiliti dalla società sulla base della biologia? O l’orientamento ha una base genetica e allora, la cultura gender non c’entra? In tal caso, non è che chi ‘scopre’ un orientamento sessuale che non corrisponde al sesso in cui è nato rientri nelle teorie filosofiche del gender, perchè uscirebbe da uno ‘stereotipo’ per entrare nell’altro: ma sempre ai due stereotipi resteremmo e il gender non descriverebbe nulla di specifico, se non un cambiamento di sesso che conferma la distinzione, non la annulla, non può! Quindi, o la teoria non risponde alle questioni che solleva; o è ha un valore che non è descrittivo, ma ideologico. Almeno, la questione, in questi termini, non è così banale come viene riassunta da chi tiene la Butler nel taschino. E poi, resta il problema di capire che c’entra una teoria o un’altra sull’orientamento sessuale con matrimoni e adozioni gay.

        1. Giovanni

          Raider sostenere che cose che ci sembrano autoevidenti sono costruzioni sociali e culturali non è mai banale. E non è mai privo di conseguenze. Fino al 1975 e donne non sono state ammesse in magistratura (e Berlusconi ancora maledice quel giorno 🙂 ). Venivano ritenute ” di natura troppo emotiva” per dare giudizi ponderati. Cosa c’entra questo con matrimoni e adozioni gay? Hai ragione, niente, se non il fatto di affermare a ragion veduta che essere un buon coniuge o un buon genitore non dipende da niente altro che dalle qualità dell’individuo.

          1. Raider

            La teoria gender, però, non si limita a spiegare ciò che è ovvio, vale a dire, che gli stereotipi socio-culturali sanciscono dati non socio-culturali, con tutte le variabilio indipendenti della persona, ma ambisce fornire una base teorica a una riprogrammazione/manipolazione dell’identità socio-culturale, personale, sessuale sganciata da ogni relazione con la biologia e col sesso. Questo è un altro discorso, ma ideologfico, non scientifico, perché non descrive, ma postula – quel salto logico nel vuoto che lei stesso riconosce (e su cui tornerò) fra cxrittica degli stereotipi e presunti diritti gay a matrimoni e adozione – una costruzione arbitraria e in forma autoritaris (per es., la depurazione della lingua e il reato di omofobia: ma potrei fargliene altri). E su questo piano, peraltro, si ricade nella banalità laddove c’è quel salto di cui sopra: certo che essere un buon genitorie dipende dalle qualità di un individuo, ma essere genitore dipende dall’essere un individuo maschio che si unisce a un individuo femmina: altrimenti, anche cinqiue o sei individui di buone qualità, come dice lei o un club di brave persone possono fare da genitori. Un’attitudine non fa un diritto, se l’attitudine si acquisisse tutti potrebbero essere bravi genitori e si diemtnica che più diritto degli altri hanno i bambini, ai quali occorre garantire una coppia sessualmente complementare come quella che li ha generati.

          2. Giovanni

            Guarda Raider che moltissimi bambini sono cresciuti da quattro genitori oggi. I due biologici divorziati e i rispettivi nuovi compagni

          3. Raider

            Non è l’esempio migliore che lei potesse fare per convalidare le teorie gender, anzi, no, queste non c’entrano, i diritti dei gay a nozze e figli. La rottamazione della famiglia (se permette, all’alba del transumano e dei diritti degli animali intesi come parificazione del genere umano alle bestie, perché noi siamo una specie fra le altre: e questo risolve o semplifica tutto, no?) non è la garanzia che una vale l’altra, ma solo l’indice dello sconquasso generale, con cui, anzi, sembrerebbe che, siccome tutto va a rotoli, allora, chissenefrega! Date i bambini a chi li vuole e buonanotte!
            Mi dica: secondo lei, genitori in serie causa divorzio, cambio di sesso e quant’altro, sono ottimi genitori, malgrado fallimenti e volubilità o labilità, perché sono brave persone a prescindere; o sono la migliore garanzia che il bambino può passare da un, due, tre genitori all’altro, perché, tanto, sono persone a posto che sanno quelo che vogliono loro e quello che vogliono per loro? Mi creda, come io dò per scontata la sua buonafede, per uscire da tutte queste speculazioni, contraddizioni, sperimentazioni fino a esaurimento teorie, la strada è una sola: i diritti del bambino. Il primo dei quali è quello di avere una coppia di genitori che ‘riproduca’ le figure sessualmente complementari che lo hanno generato.

    2. Bifocale

      A Cisco vorrei semplicemente dire che il suo post, col tutto il rispetto parlando, sa di muffa. Sino a pochi decenni fa anche vedere una donna alla guida di un tram (tanto per fare un esempio) era impensabile, in quanto era considerato un mestiere ‘da uomini’ mentre oggigiorno nessuno ci fa caso. Dobbiamo aspettarci un dossier Manif anche su questi pericolosi effetti destabilizzanti del terribile femminismo?

      1. Giovanni

        nel documento ci sono lcune alcune chicche da cappottarsi dalle risate, tipo quella del paleonotlogo che protesta contro quello che si insegna a scuola sul genere. Uno studioso di fossili saprà tutto sul Cretaceo, ma sulle iterazioni fra dato biologico e dato culturale nelle società moderne è autorevole quanto un ortolano.

        Ma quello che si dimentica è che gli studi di genere focalizzano l’interesse sulle minoranze sessuali, su quelli che rifutano in maniera radicale i ruoli e gli stereotipi, tipo i transgender. Ma non sostengono affatto che tutti debbano fare così. Queste minoranze hanno lo stesso ruolo teoretico dei meticci nel discorso sulla razza, se vogliamo trovare una casella per tutte le situazioni abbiamo una tale proliferazione delle medesime che alla fine va inevitabilmente in crisi il metodo che incasella e resta solo la variabilità individuale.

  4. AndreaX

    Dall’Enciclopedia di Sociologia della Blackwell, 2007,
    Sex and gender (Part 2):
    “For some time now, scholars, researchers, and activists have challenged perceived differences
    among people, such as race and gender. Research has shown a profound social influence on sex, gender, and sexuality (Connell 2000; Fenstermaker and West 2002; Glenn 1999; Seidman 2003). This new emphasis is a social constructionist perspective rooted in the understanding that reality is created in everyday interactions (Berger & Luckmann 1966). From a social construction perspective, differences
    among people emerge through interaction and the social processes of institutions such as religion,politics, economic positioning, and work relations.

    Babies do not develop on their own into adult human beings. Socialization is the process by which we learn the ways of society and our place in the social world. It is how we become ‘‘human.’’ Society is around and within us. We learn from others how we are expected to live in our culture, our subcultures, and in accordance with our gender. That is, we are taught to have attitudes and behaviors based on our
    designation of male or female. Gendered messages are everywhere and constant, beginning with the family.

    Family interactions are pivotal in the construction and the maintenance of gender ideologies and roles. As children grow, their agents of socialization broaden. They go to school and learn new ways of defining gender distinctiveness. They also begin interacting with peer groups that have an influence on their sense of self. This peer influence increases as the child progresses towards adolescence when the peer group becomes more powerful than family expectations.

    A powerful influence on how gender is socially constructed comes from the mass media, particularly television. Gender socialization does not end with childhood; it continues throughout our life. Traditional stereotypes of men and women are perpetuated because women are still cast as younger, supportive counterparts to men, and older women are still the most under represented group (Gahahl et al. 2003). Like wise, movies provide scripts for how to live our lives while ‘‘doing gender.’’ From the time of the
    earliest films, they have shown us the stereotypical gender roles we are meant to play on the stage of life.

    Sex and gender are related yet distinctive terms, both heavily imbued with definitions, restrictions, privileges, and misconceptions based on the ways they have been socially constructed in different societies around the world. Sex, the biological component, is often used as a justification to privilege men over women. Gender, which has the widest and deepest applications, is often treated as if it were a biological condition rather than a social categorization that can and is used for placement in stratification systems.”

  5. AndreaX

    Dall’Enciclopedia di Sociologia della Blackwell, 2007,
    Sex and gender (Part 1):
    “Often confused or used as if the terms were the same, sex and gender are in actuality different designations of human behavior based on physical capabilities and social expectations.

    Sex is related to the biological distinctions between males and females primarily found in relation to the reproductive functions of their bodies. Biological sex is usually stated as if there are two, and only two, distinct bodies: male and female. But, in fact, there are gradations between male and female accounting for at least five sexes (Fausto Sterling 1999). In the past called hermaphrodites, and today intersexual, these are people with a mixture of male and female genitalia. In addition, there are those who feel they are encased in a body of the wrong sex, some of whom take hormones and eventually undergo surgery to become transsexuals. Another classification is transgender, which is often used in the same way as the word transsexual, but also indicates people who cross the barrier of gender without physical change.

    Sex is not a clear cut matter of chromosomes, hormones, and genitalia that produce females and males. All humans have hormones, such as estrogen and testosterone, but they are found in varying and changing levels (Fausto Sterling 1999; Kimmel 2004). Men as well as women have breasts. Some men have bigger breasts than some women and some men get breast cancer. Women have facial hair. Indeed, some women have more facial hair than some men.

    Gender is a social definition of how to be or the ways of ‘‘being’’ considered appropriate for one’s sex category. Because gender can be enacted in an infinite variety of ways, and indeed is, we know that gender is a social construction and, therefore, learned behavior.

    Other terms closely related and often confused with sex/gender are sexual orientation and sexuality. Sexual orientation is descriptive of who you desire to have sexual relations with; that is, who is the object of your desire. Same sex desires indicate homosexuality; opposite sex desires indicate heterosexuality; sexual desire for both men and women indicates bisexuality (Ryan & DeMarco 2003).

    Depending upon where and when you live, these classifications can affect your life in multiple ways. Thus, there is a long history, as well as ongoing processes, of differential treatment based upon one’s sex, gender, and sexual orientation. What this leads to is privileged groups, those having access to the goods of society and those who are prohibited from such things. The casual dismissal of people who are different from the powerful and dominant group carries with it a superior/inferior connotation that permeates every aspect of social life and, beyond that, can also lead to internalized oppression.

    Most people live their lives with unquestioned assumptions about men and women based on an overemphasis of the role of biology in shaping human behavior (Rosenblum & Tavris 2000). This tendency is called biological reductionism (or essentialism) and is often justified as the work of nature or God. Although it is doubtful that Freud believed the differences between men and women were reducible to naturalistic thinking, the term he coined – ‘‘anatomy is destiny’’ – has been used as a justification for keeping women out of work deemed unfeminine (and typically higher paying) or to expect men to display masculine behavior at all times. Defining human designed categories as the result of biology or ‘‘intelligent
    design’’ is meant to remove that categorization from debate and, even further, to deny questioning of the concepts at all.

    The fact is, the effects of social interaction on human behavior far override biological differences (Kimmel 2004). It is a western tendency, particularly American, to embrace a binary and biologically based perspective rather than one focusing on social forces as an understanding of how we think, talk, and otherwise behave and that this early determination is unchanging – that it is fixed for life. It is a belief that
    has been reinforced and promoted through the mass media, law, religion, and other social institutions.”

  6. AndreaX

    Dall’Enciclopedia di Sociologia della Blackwell, 2007,
    Gender mainstreaming:
    “Gender mainstreaming is a strategy for achieving gender equality. The approach seeks to reorganize and restructure policies, institutions, and social programs by taking women’s and men’s perspectives, experiences, and needs into consideration. Gender mainstreaming does not replace, but supplements, specific targeted interventions to address gender inequality such as affirmative action.

    Gender mainstreaming was first introduced when UNIFEM (the women’s division of the United Nations) was restructured. At the Third UN World Women’s Conference in Nairobi in 1985, gender mainstreaming and empowerment were adopted in development policies due to the persistent marginalization of women with respect to access to resources, information, and decision making, replacing the earlier ‘‘women
    in development’’ (WID) approach. The goal of gender mainstreaming is to support women and to ensure their involvement in decision making processes and agenda setting. UNIFEM conceives gender mainstreaming as a double strategy: gender differentiation and taking into consideration the different living conditions and interests of men and women in all develop mental programs and project interventions at the macro economic and macro political level, as well as women specific measures in those instances where gender analyses revealed inequalities with respect to resources.

    Ten years later, the systematic incorporation of gender as a factor in policy making was formally adopted at the Fourth World Conference of Women in Beijing in 1995. Due to extensive lobbying of the European women’s lobby, gender mainstreaming was included in the Amsterdam Treaty of the European Union (EU),which was signed in 1997 and ratified in 1999 (Mazey 2001). The treaty declares gender mainstreaming as a core task of the EU and thus requests that member states (and those countries which seek to join the EU) mainstream gender into policies developed in their countries. Thus, the new member states which joined the European Union in May 2004 were required to adopt gender mainstreaming. The EU enlargement process thus provided important policy instruments for increasing equality between men and women. The implementation of gender mainstreamed regulations is monitored by the EU, but has to be carried out by the national governments.

    Gender mainstreaming involves analytic tasks, taking into account inequalities in political power within households and in the domestic and unpaid sector, differences in legal status and entitlements, the gender division of labor in the economy, violence against women, and discriminatory practices. Furthermore, it encompasses policy analysis and policy development: the formulation of the policy outcome to be addressed, the definition of the information needed to assess policy options, the assessment of the implication of different options by gender, the determination of who will be consulted and how, and the formulation of recommendations for policy choices. It is based on research and informs data collection, analysis, and dissemination. Gender mainstreaming in technical assistance draws on national commitments to women’s rights and gender equality, ensures that the expert team includes members with gender analysis experience, and includes the consultation of local experts on gender equality (United Nations 2002).

    In addition to development, gender mainstreaming was also introduced in other institutional arenas, for example international peacekeeping, education, and medicine. In October 2000 the UN Security Council
    adopted Resolution 1325, recognizing the urgent need to mainstream gender perspectives into peacekeeping operations, the importance of specialized gender training, and the need to
    understand the impact of armed conflict on women and girls. This includes the acknowledgment of sexual violence. In local societies, in which women constitute the majority of the population, it is especially beneficial to include a significant number of women in peacekeeping since female peacekeepers more easily establish dialogue with local civilians than their male partners because women may be perceived as
    less threatening and cultural norms might prohibit women to interact with men who are not family members. Security procedures such as body searches of women are easier if they are carried out by female peacekeepers (Olson & Torunn 2001). Gender mainstreaming of the education sector is based on the assessment of the educational status of girls and women, boys and men and involves the review of policies,
    laws, regulations, plans, and programs from a gender perspective, the analysis of the impact of educational policies and programs, and recommendations for more effective mainstreaming. Gender mainstreaming in the health sector guarantees that the different needs of men andwomen are addressed, rather than extrapolating from male specific findings to women. Strategies include taking full account of diseases
    and disabilities from which women suffer because of their sex, which are more prevalent in women, which affect women more severely than men, which have more adverse affects on women during pregnancy, and against which women are less able to protect themselves. Men have a higher death rate from acute medical conditions such as cardiovascular or cerebra vascular episodes. Furthermore, men’s workplace conditions, as well as gender stereotyping that discourages men from articulating their problems and emotions, need to be taken into consideration.

    Gender mainstreaming represents a paradigm shift with respect to equality policies in as far as it declares all policy fields as relevant for women, in contrast to earlier gender policies which focused on women and developed political units (e.g., gender desks or women’s ministries).This means that instead of helping
    women to adapt to structures which benefit men, the goal is to change the gendered structures in order to become more women friendly. Gender mainstreaming is future oriented in that it tries to anticipate gender processes in the planning and decision making stage, while earlier strategies to achieve gender equality
    retroactively sought to remedy past decisions and social inequalities.”

  7. AndreaX

    Cos’è il Genere, Parte 3:
    Dalla Gale Encyclopedia of Sociology,
    Social Construction of Gender, Gender
    “As with any other aspect of social life, gender is shaped by an individual’s genetic heritage, physical
    body, and physiological development. Socially, however, gendering begins as soon as the sex of the fetus is identified. At birth, infants are placed in one of two sex categories, based on the appearance of the genitalia. In cases of ambiguity, since Western societies do not have a third gender for hermaphrodites as some cultures do, the genitalia are now ‘‘clarified’’ surgically, so that the child can be categorized as a boy or a girl. Gendering then takes place through interaction with parents and other family members, teachers, and peers (‘‘significant others’’). Through socialization and gendered personality development, the child develops a gendered identity that, in most cases, reproduces the values, attitudes, and behavior that the child’s social milieu deems appropriate for a girl or a boy.

    Borrowing from Freudian psychoanalytic theory, Nancy Chodorow developed an influential argument for the gendering of personalities in the two-parent, hetero gendered nuclear family. Because women are the primary parents, infants bond with them. Boys have to separate from their mothers and identify with their fathers in order to establish their masculinity. They thus develop strong ego boundaries and a capacity for the independent action, objectivity, and rational thinking so valued in Western culture. Women are a threat to their independence and masculine sexuality because they remind men of their dependence on their mothers. However, men need women for the emotional sustenance and intimacy they rarely give each other. Their ambivalence toward women comes out in heterosexual love–hate relationships and in misogynistic depictions of women in popular culture and in novels, plays, and operas.

    Girls continue to identify with their mothers, and so they grow up with fluid ego boundaries that make them sensitive, empathic, and emotional. It is these qualities that make them potentially good mothers and keep them open to men’s emotional needs. But because the men in their lives have developed personalities that make them emotionally guarded, women want to have children to bond with. Thus, psychological gendering of children
    is continually reproduced.

    To develop nurturing capabilities in men and to break the cycle of the reproduction of gendered personality structures would, according to this theory, take fully shared parenting. There is little data on whether the same psychic processes produce similarly gendered personalities in single parent families, in households where both parents are the same gender, or in differently structured families in non-Western cultures.

    Children are also gendered at school, in the classroom, where boys and girls are often treated differently by teachers. Boys are encouraged to develop their math abilities and science interests; girls are steered toward the humanities and social sciences. The result is that women students in the United States outnumber men students in college, but only in the liberal arts; in science programs, men still outnumber women. Men also predominate in enrollment in the elite colleges, which prepare for high-level careers in finance, the professions, and government.

    This data on gender imbalance, however, when broken down by race, ethnicity, and social class, is more complex. In the United States, upper- and middle-class boys are pushed ahead of girls in school and do better on standardized tests, although girls of all social statuses get better grades than boys. African-American, Hispanic, and white working-class and poor boys do particularly badly, partly because of a peer culture that denigrates ‘‘book learning’’ and rewards defiance and risk taking. In the context of an unresponsive educational
    structure, discouraged teachers, and crowded, poorly maintained school buildings, the pedagogical needs of marginal students do not get enough attention; they are also much more likely to be treated as discipline problems.

    Children’s peer culture is another site of gender construction. On playgrounds, girls and boys divide up into separate groups whose borders are defended against opposite-gender intruders. Within the group, girls tend to be more cooperative and play people-based games. Boys tend to play rule based games that are competitive. These tendencies have been observed in Western societies; anthropological data about children’s socialization
    shows different patterns of gendering. Everywhere, children’s gender socialization is closely attuned to expected adult behavior.”

  8. AndreaX

    Cos’è il Genere, Part 2:
    Dalla Gale Encyclopedia of Sociology,
    Why Gender and not Sex ,Gender:
    “Gender was first conceptualized as distinct from sex in order to highlight the social and cultural processes that constructed different social roles for females and males and that prescribed sex appropriate behavior, demeanor, personality characteristics, and dress. However, sex and gender were often conflated and interchanged, to the extent that this early usage was called ‘‘sex roles’’ theory. More recently, gender has been conceptually separated from sex and also from sexuality.

    Understanding gender practices and structures is easier if what is usually conflated as sex/gender or sex/sexuality/gender is split into three conceptually distinct categories—sex (or biology,physiology), sexuality (desire, sexual preference, sexual orientation, sexual behavior), and gender (social status, position in the social order, personal identity). Each is socially constructed but in different ways. Gender is an overarching category—a major social status that organizes almost all areas of social life. Therefore bodies and sexuality are gendered—biology and sexuality, in contrast, do not add up to gender.

    Conceptually separating sex and gender makes it easier to explain how female and male bodies are socially constructed to be feminine and masculine through sports and in popular culture. In medicine, separating sex from gender helps to pinpoint how much of the differences in longevity and propensity to different illnesses is due to biology and how much to socially induced behavior, such as alcohol and drug abuse, which is higher among men than women. The outcome is a greater number of recorded illnesses but longer life expectancy
    for women of all races, ethnicities, and social classes when compared to men with the same social characteristics. This phenomenon is known in social epidemiology as ‘‘women get sicker, but men die quicker.’’”

  9. Bifocale

    Continua, incessante e martellante, la campagna mistificatoria sugli studi di genere, ribattezzati gender theory e diventati in mano alla propaganda della parte più reazionaria del mondo cattolico una diabolica cospirazione globale archietettata dalla malvagia e potentissima lobby gay prima per distruggere la famiglia e poi il mondo intero (uah ! uah ! uah!). Secondo la distorta versione diffusa dalla propaganda catto-reazionaria ultraconservatrice gli studi di genere vorrebbero 1) negare che esistano differenze sessuali tra uomini e donne e 2) far credere che chiunque possa scegliersi il genere cambiandolo ogni tanto a piacimento, come si fa con il vestiario stagionale. In realtà persino Judith Butler, aurtice del testo fondamentale su questi temi “Questione di genere” (Ed. Laterza) e citata anche dal libretto di Manif pour tous a pagina 9, ha chiarito il punto spiegando che “Per quanto mi riguarda, non ho mai pensato alla necessità di un mondo senza i generi, un mondo post-genere, così come non ho mai pensato a un mondo post-razziale.” (…) La teoria del genere non descrive infatti “la realtà” in cui viviamo, bensì le norme eterosessuali che pendono sulle nostre teste. Norme che ci vengono trasmesse quotidianamente dai media, dai film, così come dai nostri genitori, e noi le perpetuiamo nelle nostre fantasie e nelle nostre scelte di vita. Sono norme che prescrivono ciò che dobbiamo fare per essere un uomo o una donna. E noi dobbiamo incessantemente negoziare con esse. Alcuni tra noi sono appassionatamente attaccati a queste norme, e le incarnano con ardore; altri, invece, le rifiutano. Alcuni le detestano, ma si adeguano. Altri ancora traggono giovamento dall’ambiguità… Mi interessa dunque sondare gli scarti tra queste norme e i diversi modi di rispondervi.”
    Se la moderazione di Tempi avrà la bontà di pubblicare il post potete (se volete) leggervi l’intervista completa con la filosofa americana Butler a questo link
    http://www.lavoroculturale.org/sulla-teoria-del-gender-judith-butler/

  10. AndreaX

    Cos’è il Genere, Parte 1
    Dalla Gale Encyclopedia of Sociology,
    Gender:
    “Gender, race, ethnicity, and social class are the most commonly used categories in sociology. They
    represent the major social statuses that determine the life chances of individuals in heterogeneous
    societies, and together they form a hierarchy of access to property, power, and prestige.

    Gender is the division of people into two categories, ‘‘men’’ and ‘‘women.’’ Through interaction with caretakers, socialization in childhood, peer pressure in adolescence, and gendered work and family roles, women and men are socially constructed to be different in behavior, attitudes, and emotions. The gendered social order is based on and maintains these differences.

    In sociology, the main ordering principles of social life are called institutions. Gender is a social institution as encompassing as the four main institutions of traditional sociology—family, economy, religion, and symbolic language. Like these institutions, gender structures social life, patterns social roles, and provides individuals with identities and values. And just as the institutions of family, economy, religion, and language are intertwined and affect each other reciprocally, as a social institution, gender pervades kinship and family life, work roles and organizations, the rules of most religions, and the symbolism and meanings of language and other cultural representations of human life. The outcome is a gendered social order.

    The source of gendered social orders lies in the evolution of human societies and their diversity in history. The gendered division of work has shifted with changing means of producing food and other goods, which in turn modifies patterns of child care and family structures. Gendered power imbalances, which are usually based on the ability to amass and distribute material resources, change with rules about property ownership and inheritance. Men’s domination of women has not been the same throughout time and place; rather, it varies with political, economic, and family structures, and is differently justified by religions and laws. As an underlying principle of how people are categorized and valued, gender is differently constructed throughout the world and has been throughout history. In societies with other major social divisions, such as race, ethnicity, religion,and social class, gender is intricately intertwined with these other statuses.

    As pervasive as gender is, it is important to remember that it is constructed and maintained through daily interaction and therefore can be resisted, reformed, and even rebelled against. The social construction perspective argues that people create their social realities and identities, including their gender, through their actions with others—their families, friends, colleagues. It also argues that their actions are hemmed in by the general rules of social life, by their culture’s expectations, their workplace’s and occupation’s norms, and their government’s laws. These social restraints are amenable to change—but not easily.

    Gender is deeply rooted in every aspect of social life and social organization in Western-influenced
    societies. The Western world is a very gendered world, consisting of only two legal categories—’’
    men’’ and ‘‘women.’’ Despite the variety of playful and serious attempts at blurring gender boundaries with androgynous dress and desegregating gender-typed jobs, third genders and gender neutrality are rare in Western societies. Those who cross gender boundaries by passing as a member of the opposite gender, or by sex-change surgery, want to be taken as a ‘‘normal’’ man or woman.

    Although it is almost impossible to be anything but a ‘‘woman’’ or a ‘‘man,’’ a ‘‘girl’’ or a ‘‘boy’’ in Western societies, this does not mean that one cannot have three, four, five, or more socially recognized genders—there are societies that have at least three. Not all societies base gender categories on male and female bodies—Native Americans, for example, have biological males whose gender status is that of women. Some African societies have females with the gender status of sons or husbands. Others use age categories as organizing principles, not gender statuses. Even in Western societies, where there are only
    two genders, we can think about restructuring families and workplaces so they are not as rigidly
    gendered as they are today.”

    1. ftax

      Meglio scriverle in english, le scemenze che negano la realtà biologica dell’eterosessualità…

    2. Bifocale

      Vorrei ringraziare pubblicamente AndreaX per i testi in inglese che ha riportato. Nel libretto del Mpt gentilmente rilanciato da Tempi infatti si sostiene ancora una volta che le teorie di genere tenderebbero alla “eliminazione della differenza sessuale”, cosa bugiarda e falsissima (ci torno poi dopo in un post separato). Piuttosto i gender studies hanno messo in discussione gli stereotipi dei RUOLI fissi che certa cultura maschilista ed eterosessista ha appioppato agli uomini e alle donne, quest’ultime naturalmente in secondo piano, relegate storicamente a casa ai fornelli e sfornare nuovi bebè. Non sorprendono infatti i vari attacchi al movimento femminista…

      1. ftax

        Non sorprende nemmeno che i gender studies vogliano mettere in discussione gli stereotipi dei ruoli fissi che certa cultura maschilista ed eterosessista ha appioppato agli uomini e alle donne: ad esempio che i bambini li partoriscono le donne e non gli uomini…
        Non sorprende nemmeno che il movimento femminista sia alla base di questi studi, dopo aver inneggiato per decenni alla liberta di sterminio dei concepiti nel grembo materno…

      2. Raider

        Non sono in grado di ringraziare chi copia e incolla testi in inglese, lingua che non conosco. Ma si contestano i ‘ruoli fissi’ appioppati e successivamente, si dice che non si pensa di distruggerli cambiando orientamento, sesso o genere o quello che pare come si trattasse di cambiare abito: qualunque cosa si riprometta Judith Butler e chi la ritiene un riferimento filosofico qualificato – non così Camille Paglia, che la ebbe come studentessa e la giudicò mediocre: dato che la conosceva meglio di chi la porta a testimonial del gender, mi fido di più del giudizio di Camille Paglia -, si nota una contradizione, che, del resto, è meno importante di quello che decidono quanti, invece, pensano che la vita sessuale sia una passeggiata alla ricerca dell’appagamento continuo e dell’insoddisfazione perenne. Liberi di sperimentare, con o senza il contorno delle teorie e contraddizioni di Butler & co,, sia chiaro: anche se si vorrebbe capire se questio mutare rotta deriva da fattori genettici o appunto, educativi: nel qual caso, alla filosofa resterebbe da spiegare perché mai sulle nostre teste dovrebbe pendere quello che pende a lei dalle labbra: e cioè, perché una cultura che vuole il gender sia un modellom preefribile a . Questo, comunque,

      3. Raider

        Non posso ringraziare per un copia e incolla di testi in inglese, lingua che non conosco, ma rilevo una contraddizione fra il dichiarare che non si negano i ‘ruoli fissi’ che sono ‘appioppati’ e il concetto che, no, non si intende esaltare una visione in cui cmabiare sesso, orientamento o gender o quello che si vuole sia considerato come un cambiare abito: quali che siano le intenzioni di Judith Butler e di chi ne fa un riferimento filosofico importante – non la pensa così Camille Paglia, che ebbe la Butler come studentessa e non la valutà più che mediocre: io mi fido del giudizio di Camille Butler, che ha qualche titolo in più per valutarla rispetto a chi la giudica benevolmente sulla base di teorie che non sono così chiare e distinte da valerle il ruolo che le si assegna di autorità nel campo in cui opera -, sembra che proprio questo, sfuggire temporaneamente a uno ‘sterotipo’ ‘appiccicandosene’ l’altro (che sono varinati di 1 e 2: sempre là saremmo; e allora, cambia l’abito, ma i modelli sono gli stessi) sia ciò cui mira chi, per es., ritiene che essere donna sia una limitazione ovvero proffesione squalificante che merita di essere sanzionata con gli stereotipi da cui liberarla: vale a dire, ‘sfornare nuovi bebè’ – complimenti, mentre affittare l’utero non è ‘sfornare nuovi bebè’ e ‘donare seme’ non è rendersi complici di chi non può essere ridotta all’umiliante condizione di sforna bebé.
        Piuttosto, la filosofa dovrebbe spiegare, a chi ritiene di contrastare ‘le norme eterosessuali che pendono sul nostro capo’ come una terribile spada di Damocle facendo ricorso a quello che pende dalle labbra di Judith Butler, se fare della vita sessuale una passeggiata dall’uno all’altrro orientamento è questione di predisposizione genetica o di condizionamenti sociali e culturali: in tal caso, dovrebbe spiegare perché si dovrebbe preferire da questa continua ricerca della felicità in nome della perenne insoddisfazione o frustrazione a quello che uno è già secondo il sesso in cui nasce.
        In ogni caso, oguno può disporre, fare e disfare se stesso come rgli viene meglio: ma questo, ancora una volta, nulla ha che vedere e a che fare con nozze e adozioni gay. Ditelo a Judith Butler. può darsi, da mediocre studentessa che era, che su certe cose le sarà rimasta qualche lacuna sull’essere madre o padre senza maternità o paternità surrogata che fanno di uno stesso individuo genderizzato il genitore 1 di qualche bambino, il genitore 2 o di terza serie di un altro, e così via.

        1. Bifocale

          Certo Raider che scegliersi un nick tale e ammettere che neanche conosci l’inglese denota una certa…come dire, coerenza e chiarezza di pensiero, eh?

          Vedo che, opportunamente imboccato, ti aizzi contro Judith Butler senza aver mai letto niente di lei se non quello che hai appreso dal ‘dossier’ opportunamente preconfezionato dai Manif. Leggiti l’intervista, tradotta in italiano, alla Butler che ho linkato qui sotto (grazie alla redazione che questa volta ha pubblicato il link) per informarti bene con la tua testa e chiarirti un po’ le idee prima di sparare commenti su un argomento che evidentemente conosci assai poco. E solo per sentito dire.

          1. Raider

            Io leggo quello che ritengo più opportuno e poi, confronto quello che ho imparato o quello che penso con quello che gli altri leggono, se lo leggono. Dalla sua risposta, che ignora quello che ho scritto, deduco che non le servirà molto leggere la Butler, ma la cosa non mi sorprende, dato la scarsas attenzione che lei dimostra verso ciò che lei stesso scrive. La mia scarsa conoscenza del’inglese non ha nulla a che fare con le mie letture é con i nickname: ma questo sarà un fatto importantissimo, discriminante, per lei, che leggerà, ovviamente, solo testi di autori che si esprimono nelle tante lingue da lei conosciute, dall’inglese, al tedesco, allo spagnolo, al francese, greco, latino, arabo, ebraico, sanscrito, ecc… Rilevo il giochino a personalizzare ogni confronto che è tipico di culture che non sono la mia, che mi attengo a fatti e idee, qu

          2. Raider

            E’ partito il tasto asbagliato, scusate. Concludo: quando ce ne fosse traccia nei discorsi di interlocutori meno faziosi di altri.

  11. AndreaX

    Dal pamphlet di LMP – Italia, pag 4:
    “I fondamenti antropologici e filosofici di queste disposizioni isitituzionali sono quelli delle gender thoeries: l’ideologia del genere”

    Dall’Enciclopedia di Sociologia della Blackwell, 2007,
    Gender ideology and gender role ideology:
    “Both gender ideology and gender role ideology refer to attitudes regarding the appropriate roles, rights, and responsibilities of women and men in society.The concept can reflect these attitudes generally or in a specific domain, such as an economic, familial, legal, political, and/or social domain. Most gender ideology constructs are uni-dimensional and range from traditional,conservative, or anti feminist to egalitarian, liberal, or feminist. Traditional gender ideologies emphasize the value of distinctive roles for
    women and men. According to a traditional gender ideology about the family, for example,men fulfill their family roles through instrumental, bread-winning activities and women fulfill their roles through nurturant, homemaker,and parenting activities. Egalitarian ideologies regarding the family, by contrast, endorse and
    value men’s and women’s equal and shared bread-winning and nurturant family roles.
    Gender ideology also sometimes refers to widespread societal beliefs that legitimate gender inequality. For example, Lorber defines gender ideology as ‘‘the justification of gender statuses, particularly, their differential evaluation. The dominant ideology tends to suppress criticism by making these evaluations seem natural.’’Used in this way, gender ideology is not a variable that ranges from conservative to liberal; instead, it refers to specific types of beliefs – those that support gender stratification.”

  12. Bifocale

    Delizioso pamphlet rigorosamente eterosessista e, soprattutto, rigorosamente anonimo. C’è una bibliografia alla fine ma l’autore o gli autori di queste 30 pagine ad alto tasso di cospirazione globale (aiuto le femministe! i governi e le istituzione piegati ai voleri perversi delle lobby gay! eccetera) rimangono rigososamente nell’anonimato.

    “La Manif pour tous Italia è contraria a ogni tipo di discriminazione”, si legge nell’articolo, ma poi se vai ben a guardare loro vogliono essere tutelati e non discriminati nel poter affermare che altri debbano continuare ad essere discriminati e penalizzati per via del loro orientamento sessuale.

    1. Giannino Stoppani

      “Delizioso pamphlet rigorosamente eterosessista e, soprattutto, rigorosamente anonimo.”
      Avendo a che fare con degli esaltati violenti la cui intenzione conclamata è quella di soffocare a tutti i costi la libertà di pensiero altrui, mi pare che l’anonimato sia precauzione più che saggia.
      A proposito, tu Bifocale bello, come ti chiami?
      Ah, ti chiedo un piacere piccolo piccolo: nel post in cui declini le generalità, mi spieghi che cacchio vuol dire “eterosessista”?

      1. beppe

        non lo sa neanche lui, ma di questi tempi SUONA BENE.

      2. rmt

        eterosessismo; sistema ideologico che rifiuta, denigra e stigmatizza ogni forma di comportamento, identità, relazione o comunità di tipo non eterosessuale Cit. Devoto-Oli

        1. Giannino Stoppani

          Grazie della risposta, evidentemente il mio dizionario (neanche a farlo apposta ho proprio il Devoto-Oli del 2009!) è invecchiato precocemente visto che di codesto astruso termine non vi è traccia alcuna. Che edizione hai citato?

        2. Fran'cesco

          Che lingua difficile l’italiano.
          E io che pensavo che eterosessismo fosse il contrario di omesessualismo…

      3. Bifocale

        Gentile ‘Giannino Stoppani’ alias ‘GMTubini’ e quantaltro, chi è colei per voler darmi lezioni sull’anonimato? Inoltre questo forum è benaltro, le assicuro che se decidessi di contribuire alla pubblicazione di un ‘dossier’ come quello proposto del Manif sugli studi di genere (ovvero la loro vulgata su tale argomento) il mio nome e cognome sarebbero certamente comparsi. Si tratta di esseri seri e prefessionali. Tanto per fare raffonti: nei libretti Unar contro omofobia e bullismo “Educare alla diversità a scuola”, censurati dal Ministero dell’educazione dopo le pressioni del mondo cattolico, i nomi degli autori erano, giustamente, indicati nella prima pagina. Evidentemente quelli del Manif operano su un altro livello.

        Infine, io al contrario di lei caro stoppanitubinievariantivarie, non accuso di essere degli ‘esaltati violenti’ coloro che non sono d’accordo con me. Ma al suo modo di operare (quando non sono insulti sono canzonamenti e sciocche prese in giro) sono ormai abituato, non mi lascio certo intimorire.

        1. Giannino Stoppani

          Nonostante gli occhiali che dici di portare mi tocca farti notare che sei stato tu (e non certo io!) ad aver tirato fuori la solita storia dell’anonimato altrui col solito miserabile intento di sminuirne il credibilità.
          Io, al contrario, ho sostenuto e sostengo che tale accorgimento è quantomai necessario quando si ha a che fare con gente esaltata, potenzialmente violenta e senza scrupoli come quella che mi ha costretto ad abbandonare il mio vecchio nickame a suon di minacce esplicite alla serenità mia e della mia famiglia.
          Buon per te dunque, che non hai a che fare con esaltati e violenti, ma solo con gente civile che al massimo, come il sottoscritto, si limita a canzonarti un pochino, ciò evidentemente significa che, almeno per quanto ti riguarda, tutta ‘sta persecuzione verso gli omosessuali è solo fuffa propagandistica.

          1. Bifocale

            Stoppani si figuri le sue canzonature non mi offendono, e come vede non mi lascio mettere in soggezione per certe cose. Per quanto riguarda il resto, quando si vuol fare divulgazione, quando si vogliono presentare relazioni o dossier come quello che Manif pretende di voler fare a proposito dei gender studies la credibilità si dimostra anche dicendo chiaramente (mica c’è niente di male) chi ha redatto quelle pagine e quali sono le qualificazioni professionali per poter dire di parlare con qualche titolo. Non è forse legittimo chiedere di sapere chi ha scritto quel dossier? La senatrice targata Opus Dei Binetti o la sua parrucchiera? Don Peppino? Frate Angelico? Il macellaio dell’angolo? Insomma, almeno quello tanto criticato dell’Unar lo avevano firmato tre professionisti iscritti all’albo professionale degli psicologi. Non sarà garanzia che è tutto oro colato ma, insomma, mi sembra un atteggiamento più serio rispetto a quello di chi pubblica certi pamplhet pseudoscientifici ma non ha neanche il coraggio di qualificarsi.

          2. Giannino Stoppani

            Le argomentazioni valide e razionali stanno in piedi da sole, viceversa le bischerate restano tali se son sottoscritte da fior di premi nobel.
            Per cui se hai da ridire qualcosa sul libercolo fallo nel merito, visto che le tue insinuazioni sull’autorevolezza di chi l’ha scritto contano quanto il due di briscola.
            Infine, siccome non si tratta di un manuale pornografico con pretese didattiche da distribuire nelle scuole ma di un semplice opuscolo informativo di carattere politico, il tuo paragone col troiaio dell’unar che mi era sfuggito ieri te lo puoi anche mangiare stasera per cena.

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