I Giuda nella Chiesa esistono, ma c’è chi fa guerra al Papa

Di Redazione
27 Maggio 2012
Pubblichiamo l'intervista a Luigi Amicone a cura di Mario Ajello comparsa ieri in prima pagina sul Messaggero.

Pubblichiamo l’intervista a Luigi Amicone di Mario Ajello comparsa ieri in prima pagina sul Messaggero.

ROMA – Luigi Amicone, ciellino, direttore del settimanale Tempi, secondo lei come nasce questa stagione dei veleni dentro la Chiesa?
«E’ una costruzione prodotta dall’esterno della Santa sede. Da un circuito editoriale e mediatico che gioca al massacro, basti pensare ai libri di Nuzzi, e dice: la chiave nuova con cui rappresentare il Vaticano dev’essere quella dello sfascio».

Nelle stanze pontificie invece sono tutti puri?
«No. Ci sono anche spioni, traditori, trafugatori di documenti. Sono dei Giuda. Gente che passa dossier all’esterno, a chi vorrebbe fomentare una guerra dentro la Curia che guerra non è».

Il corvo, anzi il Giuda, è soltanto il maggiordomo o ce ne sono altri?
«Sarebbero una ventina, secondo quelli che se ne servono. Il Papa comunque ha capito che c’è un attacco contro la Chiesa e che c’è chi da dentro sta aiutando questo attacco. Vedo una logica manipulitista che cerca di fare crollare la Chiesa. Applicando anche alla politica vaticana quei clichè grotteschi in uso per i partiti: addirittura s’è parlato del cerchio magico del Papa, come se Ratzinger fosse Bossi».

La guerra come invenzione mediatica?
«Nella Chiesa c’è una normale dialettica, come c’è sempre stata. Ora però questo confronto, da sempre raccontato dai vaticanisti, viene trasformato da presunti inchiestisti in una storia nera da medioevo. In cui nelle stanze del Papa si agitano spade e magari si arriverà a fantasticare anche di delitti».

E’ solo questo il problema?
«C’è anche un problema di diritto internazionale, il Papa è un capo di Stato straniero. Comunque, egli sa bene che la Chiesa è nel mirino. Lunedì scorso ha radunato a pranzo i cardinali, dicendo loro: io con voi mi sento protetto e siete i miei amici. Ha aggiunto: c’è una lotta che il Male ha dichiarato alla Chiesa anche travestendosi da Bene».

A chi si riferiva?
«A quelli che dicono di avere spiato il pontefice per buone intenzioni, per fare pulizia».

Tutto nasce dal caso Boffo?

«No. Quello è stato un caso politico, usato politicamente».

E la cacciata del banchiere dello Ior, Gotti Tedeschi?
«E’ una vicenda di normale amministrazione. Se una banca decide di nominare un presidente, può decidere anche di dimissionarlo. Tutto rientra in una fisiologica diversità di vedute. Per esempio, rispetto al San Raffaele, Gotti Tedeschi aveva una linea e la segreteria di Stato ne aveva un altra».

Esiste un problema Bertone nelle sacre stanze?
«Non esiste. Il Papa ha completa fiducia in lui e noi cattolici ci riconosciamo in Bertone in quanto è il collaboratore più stretto scelto e sostenuto dal Santo Padre. Tutto il resto sono chiacchiere e inutili ricami».

Insomma, lei vede un complotto?
«Io vedo che siamo nell’epoca di wikileaks, quella nella quale in nome della trasparenza ci si intrufola in maniera giustizialista dentro conversazioni riservate e si riproducono osservazioni che dovrebbero restare nell’ombra».

Povero Vaticano?
«E vittima di una falsa concezione della democrazia, secondo cui l’opacità non deve esistere. Questo ideale della trasparenza è tipico degli Stati totalitari. Quelli che hanno compiuto pulizie razziali, politiche, genetiche. Ora si vuole fare una sorta di pulizia etnica contro la Chiesa».

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    7 commenti

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    2. michele

      noi siamo un paese di dietrologi – vediamo sempre complotti – servizi segreti deviati – mani forti – mani scure e via dicendo.
      la storia del corvo in questione non è altro che una compravendita – i giornali pur di rimanere a galla sono avidi di qualsiasi spazzatura che serva a vendere più copie di giornali o ad avere + contatti sul proprio sito internet.
      molto semplicemente posso immaginare che i documenti oggetto della compravendita abbiano riempito le tasche di qualcuno ed i giornali sono andati a nozze per gonfiare polemiche per i loro sporchi interessi.
      al corriere non interessa nè il papa nè la fede nè tanto meno la verità. i nostri quotidiani sono diventati i peggiori di europa – basti compararli con quelli degli altri paesi.
      Caro direttore condivido quindi la linea di non prestare il fianco a nessuna dietrologia – la storia triste era e triste rimane : puro mercimonio – creare fango per vendere 2 copie in + di giornale….che tristezza !

    3. BIASINI GIOVANNI

      Caro Direttore, mi sembra che lei, in buona sostanza, la faccia troppo facile. Non dimentichiamo che Benedetto XVI, al suo insediamento, chiese ai fedeli di pregare per Lui ” perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi”. Non misurò i termini neppure contro i nemici interni alla Chiesa, dediti alla carriera ed agli onori, per non parlare del famoso “fumo di Satana” denunciato da Paolo VI. Il cameriere di Sua Santità, che ritengo plagiato ed indotto in buona fede al furto di documenti con la “scusa” di aiutare il Papa, non può aver agito senza “alti” interventi. Nel mirino c’è il Card. Bertone, presidio di sana dottrina e di tradizione. Chi contro di lui? Mi pare evidente: il modernismo, trasformatosi in progressismo, che ha salde radici nella Chiesa e come centro la curia progressista di Milano. La nomina di Scola è suonata come pericolo mortale per i cattolici adulti, i terzomondisti a prescindere, i buonisti con i soldi e le fatiche degli altri. Dietrologia, fantasie? Vedremo, ma temo di non sbagliarmi, purtroppo.

      1. Pippo

        bravo signor Biasini, finalmente parole sensate

    4. Claudio

      Dico solo a Benedetto XVI: tieni duro e continua a sostenerci con la tua sapienza.
      Claudio

      1. Pippo

        be’, visto che c’è dentro un cardinale la colpa di questo schifo è tutta all’interno della chiesa. come al solito Tempi si inventa false accuse

    5. Uno stormo di corvi? Io direi – caro Direttore – di gazze: gazzeladre. Al servizio di gazzette e gazzettieri (a loro volta proni ai piedi del Grande Sovrano di Soloviev). Gazze irresistibilmente attratte dall’aureo anello piscatorio con l’effigie di Pietro.
      Guardo questo stormo e ne immagino l’acre momentanea soddisfazione. Faranno crollare la Rocca che CON-SISTE, ben piantata sulla roccia? Non prevalebunt.
      Basta guardare il popolo di Dio che si stringe attorno a Pietro ogni domenica all’Angelus, sempre crescente di settimana in settimana. E mi basta guardare lo spettacolo di giovani cristiani lieti e certi in cui m’imbatto ogni giorno.

      Roberto Filippetti

    I commenti sono chiusi.