
Gli inglesi abbassano le tasse a ricchi e imprese (è una buona idea)
C’era una volta Robin Hood che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Nel Regno Unito, le cose sono cambiate. Presentando il bilancio inglese per il 2012, il ministro delle Finanze George Osborne ha annunciato un taglio di 5 punti per i redditi oltre la soglia delle 150 mila sterline (circa 180 mila euro). Il ministro ha spiegato le motivazioni del provvedimento: l’attuale sistema di aliquote «è dannoso per l’economia e la competitività», esse «dovevano garantire tre miliardi di sterline, invece hanno portato meno di un miliardo».
I segnali che arrivano dal Governo presieduto da David Cameron non lasciano molti dubbi: le tasse sacrificano l’economia reale, fanno male. Tra gli altri provvedimenti messi in atto per la popolazione inglese vi è l’innalzamento di quasi 2 mila sterline della soglia minima sotto la quale non vengono applicate aliquote. Si è passati da 7.475 pounds a 9.205 pounds.
Anche le imprese godranno di benefici fiscali. Dal prossimo esercizio saranno applicati agli utili ante-imposte delle aliquote al 24 per cento e, entro il 2014, al 22 per cento: meno 4 punti percentuali rispetto al 2011. L’obiettivo del governo è arrivare al 20 per cento in un futuro non troppo lontano. In aggiunta è stato data ampio spazio alla deducibilità degli investimenti per le Pmi, e sono state garantite nuove agevolazioni per sostenere l’industria.
Osborne ha previsto un rialzo delle stime del Pil inglese: dello 0,8 per cento nel 2012, del 2 per cento nel 2013, del 2,7 per cento nel 2014 e del 3 per pento nel 2015. Dunque una minor pressione fiscale porterà benefici nel bilancio dello Stato, a fronte di una politica efficiente orientata al taglio dei costi della spesa pubblica e alla previsione di abbassamento del debito pubblico di 11 miliardi di sterline. «Non c’è nessun altra strada per la ripresa», ha concluso il ministro inglese. Qualcuno dovrebbe pensarci su.
twitter: @giardser
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