
Gli ex calciatori Cannavaro e Crespo cercano se stessi nel nuovo campionato indiano
Da sempre, chi ha bisogno di ritrovare se stesso viaggia. E la meta favorita per questi pellegrinaggi è l’India, con tutto il carico di spiritualità che la penisola possiede. Gli ultimi esponenti di questo movimento migratorio non sono solo santoni o divi new age, ma alcuni calciatori con alle spalle una storia più lunga delle prospettive future: Fabio Cannavaro, Robert Pirès, Hernan Crespo. Il 25 febbraio avrà inizio, infatti, l’Indian Premier League, il nuovo calcistico del West Bengala. A stupire è il modo in cui le rose delle squadre vengono formate: una vera e propria asta fantacalcistica, dove i dirigenti hanno un budget fissato e si costruiscono la squadra a suon di puntate. Ogni team avrà tra le proprie fila un grande talento europeo (in età pensionabile), un allenatore di grido, due giocatori stranieri e un giocatore straniero di origine asiatica. La squadra sarà completata in una seconda tornata, con la selezione mediante un’asta per giocatori indiani.
Il pallone d’oro Fabio Cannavaro, capitano degli azzurri al Mondiale 2006, dopo aver accarezzato l’idea di concludere la sua carriera a suon di petrodollari all’Al-Alhi di Dubai – la squadra gestita da Walter Zenga che adesso ha acquistato Luca Toni – ha dichiarato di essere pronto per la nuova avventura asiatica. Tra gli eroi della scorsa generazione calcistica, l’ex difensore di Juventus e Real Madrid è quello valutato di più: 830 mila dollari dal Siliguri. Lo segue Robert Pirès, centrocampista dell’Arsenal in forza all’Aston Villa che, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, si è ricreduto ed è sbarcato a Taj Bangla, sede dell’asta. Lo ha acquistato l’Howrah allenata da Fernando Couto, un’altra vecchia conoscenza del calcio europeo. Il giocatore più pagato è Hernan Crespo. Ex Milan e Inter, il Valdanito partiva da una base d’asta di 840 mila dollari, rimasta invariata. Il cartellino è passato direttamente al Barasat.
Le altre stelle che vogliono rispolverarsi? Jay Jay Okocha, centrocampista nigeriano dalla giocata facile di Paris SG e Bolton, e l’ex Liverpool Robbie Fowler. Soprannominato “God” dai suoi vecchi tifosi, l’attaccante inglese ha già esperienze in campionati non europei. Nel 2009 esordisce nell’A-League australiana con i Queensland Fury, mentre lo scorso anno ha portato il Muangthong United ad alzare la coppa della Thai Premier League, massima competizione thailandese. Insomma, un palmares di tutto rispetto.
A noi europei, che respiriamo calcio dalla nascita, fa sorridere vedere una nazione esordiente alle prese con l’organizzazione di un nuovo campionato. Le sei squadre che partecipano alla Indian Premier League sono infatti costruite a tavolino, senza alcun progetto precedente e nessuna prospettiva successiva. Tuttavia, il calcio rischia di essere, per gli indiani, un mercato di facile espansione. Lo scorso 9 gennaio l’amichevole India – Bayern Monaco ha contato 35.000 spettatori, un numero elevato per uno sport considerato minore dietro a cricket e hockey (su ghiaccio). I tedeschi hanno sconfitto la nazionale di casa per 4-0. Ma questa è un’altra storia.
twitter: @DanieleCiacci
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