Eutanasia in Olanda. Dalla «qualità della vita» alla «qualità degli organi»

Di Leone Grotti
05 Aprile 2016
Un gruppo di ricercatori propone che chi sceglie l'eutanasia, e accetta anche di donare gli organi, sia ucciso non con l'iniezione letale ma dal prelievo stesso degli organi.

obitorio-eutanasia-shutterstock

Prima è stata concessa l’eutanasia per i malati terminali con basse prospettive di vita, poi è stata estesa la possibilità di essere uccisi dallo Stato anche a chi soffriva di disagi psicologici, come la depressione, in seguito anche chi era solo «stanco di vivere» ha ottenuto il permesso di accedere alla “buona morte”. Ora un gruppo di ricercatori olandesi ha proposto di legalizzare la donazione di organi per chi sceglie l’eutanasia.

LA PROPOSTA. Con un articolo sul prestigioso Journal of Medical Ethics, appartenente al British Medical Journal, Jan Bollen, membro del dipartimento di terapia intensiva del Maastricht University Medical Center, insieme ad altri autori, ha proposto che gli organi vengano prelevati quando il paziente “morituro” è ancora vivo, «causando così la morte». Le persone non sarebbero più uccise dall’iniezione letale ma sul tavolo operatorio durante il trapianto.

«ORGANI SANI». In questo modo, «organi sani e non danneggiati» potrebbero essere prelevati per «salvare le vite di altri pazienti». A costo di un’altra vita, si dirà, ma questa non conta visto che è proprio il soggetto che ha “scelto” di porvi fine. Estrarre un organo da una persona ancora viva è vietato in Olanda, ma per «migliorare la qualità degli organi trapiantati», continuano gli autori, si potrebbero ammorbidire le leggi.
In alternativa, si legge ancora, si potrebbe modificare la norma che stabilisce un tempo minimo in cui è vietato toccare il paziente dopo l’iniezione letale per assicurarsi della sua morte effettiva. Questo tempo minimo, infatti, danneggia la «qualità degli organi».

40 CASI. Secondo gli autori, in questi anni si sono verificati 40 casi di persone che hanno donato gli organi dopo l’avvenuta eutanasia in Olanda e Belgio. La pratica è però problematica: in Olanda la maggior parte delle persone che sceglie la “buona morte”, riceve l’iniezione letale a casa dal proprio medico di famiglia o da quello di un’associazione pro eutanasia. Per permettere l’espianto degli organi, bisognerebbe spostare gli ultimi momenti della vita del paziente in ospedale, creando così disagi soprattutto alle famiglie.

CRONOLOGIA. La cronologia delle modifiche proposte alla legge sull’eutanasia, che in Olanda risale al 2002, è inquietante e non casuale. La proposta di permettere a chi sceglie l’iniezione letale di donare gli organi è arrivata solo dopo quella di permettere la “buona morte” anche in assenza di malattie terminali. Gli organi di un malato di tumore, infatti, non sono utilizzabili, mentre sono “buoni” quelli provenienti da persone che hanno, al massimo, disagi psicologici. Gli stessi autori dell’articolo ammettono che la possibilità di donare gli organi potrebbe «fare pressione per l’eutanasia».

EUTANASIA ALTRUISTICA. Si arriva così a due risultati paradossali. Da un lato si spinge una persona sola o malata o disperata a pensare di valere più da morta che da viva. Mentre la vita viene svalutata nel suo significato, infatti, la morte viene esaltata, in quanto permetterà ad altri di vivere. L’eutanasia diventa così un gesto altruistico. Dall’altro l’argomento della “qualità della vita”, garantita da una morte dignitosa, viene abbandonato in favore di quello sulla “qualità degli organi”. Gli ultimi momenti di vita di una persona, spesi su un tavolo operatorio, ne risentiranno inevitabilmente, però, come affermato dagli autori olandesi di un protocollo per normare i trapianti, «raddoppieranno le donazioni».

@LeoneGrotti

Foto obitorio da Shutterstock

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1 commento

  1. Sebastiano

    Non gli basta ammazzarli, li vogliono pure riciclare…

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