I dolorosi paradossi dell’eterologa raccontati dai figli. Programmati per essere “orfani”

Di Benedetta Frigerio
28 Giugno 2015
Joanna, Christine e Emma descrivono la loro vita: «Ci sembra terribile quando un bambino perde un genitore, ma quando questo avviene deliberatamente?»

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Che cosa prova un figlio quando scopre di essere stato concepito con la fecondazione eterologa? Lo hanno descritto al Daily Mail tre donne nate in provetta: Emma, Joanna e Christine. Quando il padre di Joanna Rose, a 8 anni, le disse che lui non era il suo genitore biologico, ma che era stata concepita grazie a un donatore di sperma anonimo, la notizia la segnò in molti modi.

MANCANZA E DISAGIO. Prima di tutto la piccola Joanna si sentì in colpa e disse all’uomo che credeva essere il suo padre biologico: «Non preoccuparti, sei l’unico padre che conosco e ti voglio bene». Poi però cominciò a sentire una mancanza nella sua vita e anche, paradossalmente, l’ostilità di chi non voleva comprendere questo disagio. «Ci dicono che senza la donazione dei gameti non saremmo qui e che quindi dobbiamo essere d’accordo», racconta. «Veniamo cresciuti secondo un copione che deve essere imparato e interiorizzato su quanto siamo stati voluti e su quanto dovremmo essere grati per il fatto di essere vivi. Ma gli altri bambini non subiscono pressioni per esprimere questa gratitudine».

«SENSO DI TRISTEZZA». Ma il trauma di Joanna è più profondo. Infatti, aveva sempre percepito inconsciamente che nella sua famiglia mancasse qualcosa, dato che il padre «aveva un atteggiamento ambivalente: una volta entusiasta, un’altra freddo». Questo ha prodotto in lei molti disagi, fra cui la depressione e la bulimia: «Vivevo con un profondo senso di tristezza (…). È difficile essere orgogliosi di sé e delle proprie origini quando non sai nulla di queste origini per quanto riguarda un genitore». Secondo la donna, che oggi ha 42 anni, tutti gli adulti concepiti tramite fecondazione artificiale cercano le proprie radici come spinti da una «fame», da «qualcosa di totalmente viscerale».

UN PROMEMORIA VIVENTE. Anche Christine Whipp, oggi sessantenne, è nata da un donatore di sperma perché suo padre era sterile. Lo scoprì solo a 40 anni e allora capì perché «avevo dubbi assillanti sulla mia identità fin da quando ero piccola. Ho sempre percepito che mia madre non mi sopportasse. Penso che tutta la mia esistenza sia stata un continuo promemoria [per i miei genitori] del fatto che le cose non fossero andate in modo normale: una coppia felice che si ama, si sposa e fa bambini».

IL PARADOSSO. Christine, che oggi è «arrabbiata» per tutte le menzogne che le sono state raccontate per anni, sottolinea un paradosso del mercato che produce bambini in provetta: «Quando senti di un bambino che perde il padre in un incidente o in guerra, pensi: “È terribile, crescerà senza conoscere suo papà”. Ma quando questa situazione viene architettata deliberatamente attraverso il concepimento con eterologa, parliamo di “costruzione moderna di famiglia” e diciamo: “Ma che carino!”. Peccato che non sia carino per i figli che crescono, allo stesso modo, senza conoscere uno dei loro genitori».

«ATTO DI CRUDELTÀ». Emma Cresswell, inglese di 27 anni, scoprì la verità su di sé, nata insieme ad altri due gemelli, a 19 anni: «Non sono tuo papà», si sentì dire dall’uomo che l’aveva cresciuta, durante una discussione accesa con lui. Anche Emma sottolinea che «guardando indietro, aveva senso perché era stato assente dalle nostre vite dall’età di 13 anni e si dimenticava i nostri compleanni». Emma decise di cambiare cognome e prendere quello della madre. Come mai? Christine lo spiega così: «C’è qualcosa di profondo e innato nel legame di sangue che condividi con qualcuno», perciò «dico alle persone di non avere bambini tramite la fecondazione eterologa. Credo sia egoista, un atto di crudeltà privare deliberatamente i bambini della conoscenza di parte del proprio patrimonio naturale».

44 MILA BAMBINI. Oggi anche la madre di Joanna la pensa allo stesso modo: «Mia mamma mi disse che allora le sembrava la cosa assolutamente giusta da fare. Ma ora capisce che fu una decisione egoista». Solo in Inghilterra, negli ultimi 20 anni sono nati 44 mila bambini con la fecondazione eterologa. «C’è molta frenesia riguardo al tema di come le persone possono avere figli – ha dichiarato al Daily Mail la dottoressa Rachel Andrews, psicologa della famiglia – ma è solo più tardi che si arriva a scoprire ciò che questo processo significa davvero per i figli, molti dei quali oggi sono adulti».

@frigeriobenedet

Foto fecondazione in vitro da Shutterstock

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12 commenti

  1. Axa

    Non occorre essere genitori con eterologa per essere cattivi genitori…in quanto il mondo è pieno di genitori biologici anaffettivi ed egoisti …ma sono doc ovvero biologici e quindi anche se causano danni sulla psiche dei loro figli “biologici” perché adoperarsi per insegnar loro a non essere anaffettivi?! Giusto perché è tutto biologico ed allora hanno il diritto di essere o anaffettivi o egoisti perché comunque garantiranno ai figli di sapere da quale “bella famiglia” discendono .. Conosco decine di persone adulte con “genitori biologici” deluse dal comportamento infantile ed egoista dei propri genitori e che hanno vissuto anni difficili in adolescenza per rapporti conflittuali con “GENITORI BIOLOGICI” ..c’è stata una generazione persa in incidenti stradali per una Cattiva Educazione da parte di “GENITORI BIOLOGICI”, per non parlare della generazione di adolescenti vissuti negli anni ’70-’80 persa nell’eroina grazie a “GENITORI BIOLOGICI” ciechi è troppo presi nel far soldi per vedere i buchi sulle braccia dei figli.. Conosco tanti adulti con rapporto mal vissuto con il proprio “PADRE BIOLOGICO” perché quest’ultimo Non si sente Padre perché obbligato a crescere un figlio non voluto ed al quale non riesce a dare amore è tutto perché lo sente come un “OBBLIGO” e non come un dono di amore.. Quindi la Biologia non rende automaticamente BRAVI GENITORI!!

    1. giovanna

      Scusa,Axa, qui non si sta facendo la classifica dei genitori, ma si sta cercando di vedere la cosa dal punto di vista dei figli, delle vittime. E se non è una vittima un figlio venduto dal proprio padre o dalla propria madre, cresciuto dall’acquirente, vorrei proprio sapere al mondo chi altri si può definire vittima.
      Ma vedo che questo concetto semplicissimo, di mettersi nei panni dei figli privati della possibilità di crescere coi loro genitori, mentiti e ingannati fin da piccoli sulla loro origine, che magari nemmeno potranno mai rintracciare, è un concetto ostico, molto ostico, per chi guarda solo al proprio desiderio.
      Dunque, ripeto, Axa, che tu sia un “genitore” buono o meno, conta poco o pochissimo, se hai defraudato un figlio altrui del diritto di crescere col suo papà e la sua mamma.
      Come se dicessimo che uno schiavo può essere trattati meglio di un lavoratore assunto !
      Certo, può essere trattato meglio, ma rimane uno schiavo.
      E di questo si lamentano questi adulti, cresciuti da schiavi fin da piccolissimi, parlano di questa sofferenza, sempre che interessi a qualcuno.

      1. Axa

        Giusto Giovanna, giustissimo. È bene conoscere la genetica della propria sofferenza ovvero conoscere le TARE e soprattutto da quale dei due genitori tali tare sono state ereditate …ed è fondamentale sapere se il padre o il nonno o la nonna o la zia materna o la madre erano depressi o bipolari ed incapaci di costruirsi un futuro ed un’esistenza felice perché focalizzati su pensiero intrusivo con tratti ossessivi compulsivi…magari anche per usare condom a vita!!!

        1. giovanna

          Axa, spero di aver capito male, ma non mi azzardo, perché ti vedo parecchio, ma parecchio, ma parecchio confuso/a.
          E comunque, i bambini non sono animaletti, che se li aggiudica chi li sa allevare meglio: se per te è successo così, sia come figlio, che come “genitore”/acquirente, mi dispiace.
          Certo che mostri un’umanità distrutta, azzerata, una totale incapacità di immedesimarsi in un figlio privato dei genitori, nemmeno davanti a questo articolo hai un barlume di immedesimazione, ma certo, se non fosse così, nessuno potrebbe avanzare la pretesa sui nostri figli, se non ci fosse questa umanità azzerata.
          Sì, bisogna ripartire da Uno, solo Uno può ridestare questa umanità sconfitta.

  2. beppe

    ieri sera su TGCOM24 la bionda e DOLCE SENATRICE CIRINNA’ ha potuto addomesticare gli ascoltatori sulla bontà della legge che porta il suo nome. l’intervistatore ha forse fatto qualche timida obiezione, ma il messaggio che è passato era solo uno. ad un certo punto si è pure finito a parlare di maltrattamenti sugli animali..e non ho compreso quale fosse il nesso.

  3. Paola Santo

    Siamo alle solite, tutte le volte che sono i diretti interessati a parlare (vedi figli di coppie omogenitoriali, donne con sindrome post-aborto, figli nati dalla fecondazione eterologa come in questo caso) non si ha l’onestà intellettuale di ascoltare quello che dicono e che deriva dalla loro esperienza concreta. Si riconduce la discussione a pura ideologia, si viene tacciati di essere “retrogradi”, “ignoranti”, di indurre “coattivamente” tali persone a dire quello che dicono (quindi meglio non dire mai nulla che sia contrario al pensiero dominante, perchè non verrà mai considerato autentico…). Parlano tre donne nate da fecondazione eterologa e che nella loro vita hanno sofferto a causa di questo. Potranno essere libere di testimoniarlo? Cara Valentina, visto che lei definisce l’articolo denso di cavolate e scritto in italiano stentato, oltre al fatto che Christine non possa avere sessant’anni, la invito a leggere l’articolo originale del Daily Mail (giornale non cattolico, quindi al di sopra di ogni sospetto), di cui codesto articolo è una sintesi fedele. le invio inoltre il link ad un articolo di Repubblica del 1999, dove troverà conferma del fatto che Christine è una delle prime bimbe nate da eterologa ed oggi può vantare di avere sessant’anni.

  4. Nino

    In effetti si dovrebbe consentire l’eterologa solo a genitori che sono disposti a dire da subito la verità ai loro figli: sono nati grazie all’aiuto di una terza persona. I bambini capirebbero, mentre è difficile capire ed accettare di essere cresciuti nella menzogna

    1. Raider

      “L’aiuto”? L'”aiuto di una terza persona”? Complimenti per la modestia verso la terza persona singolare o plurale! L’aiuto, signori: l’aiuto! E si salvi chi può da questi salti mortali per negare la realtà di una vita e per negare una madre o un padre (specie nel caso delle coppie gay), cosa non si fa, cosa non si dice a questo nobile scopo! “Sai, caro, cara, car*, eravamo quattro amici/amiche/aumm*aumm* al bar e abbiamo fatto a sorteggio e un tizio di passaggio ha messo la mano nel sacco e estratto il numero”; oppure, no: “Un*, uno, una è capitata dentro un laboratorio che fabbrica bambini e così, dentro la provetta o la provetta dentro e tante grazie.”
      Certo, ai bambini si può raccontare quello che si vuole, ma la verità è che manipolare gli esseri umani fin dalla nascita, facendone, diceva Kant, un mezzo e non un fine, cambia i termini o il senso dei termini alla base della società: libertà, individuo, famiglia. E consegna libertà, individuo e famiglia al potere della tecnica, cui finisce per obbedire anche la politica.

      1. giovanna

        Curioso, untuoso Nino, non sarebbe menzogna dire ad un figlio che è nato con l’aiuto di una terza persona ! A parte che sarebbe , eventualmente ,nato con l’aiuto, oltre al genitore che lo sta crescendo, di una SECONDA persona, non è una menzogna orribile dire che è “nato con l’aiuto “? Certo, i barbuti amichetti di Nino, quelli attempati e danarosi , difficilmente diranno alla bambina che l’ hanno comprata, che la sua mamma l’ha venduta come un cagnolino e loro hanno pure fatto il mutuo per poterla acquistare ! Ma questa sarebbe la verità, non il fatto dell’aiutino , in puro stile viscido-untuoso-mellifluo- Nino.
        E quando quella povera bambina, che oltre ad avere a che fare con quei vecchiotti maschi, e non ricevere mai la carezza della mamma, ha pure la sventura di avere a che fare con l’untuoso Nino
        ( brrrr ), saprà veramente cosa le hanno fatto, non ci saranno giochi di parole che terranno: sarà una grande sofferenza, che la segnerà a vita.

    2. To.ni

      Caro Nino,

      sono arrivato ad un punto che sento pure disagio a dirti quello che penso dei tuoi interventi perché sembra che precipiti in un pozzo senza fondo. Ma hai letto cosa hanno detto le tre protagoniste della vicenda? Hai cercato umanamene un minimo di compassione ( significa “soffrire insieme”) ? Non vedi la dimensione della cosa? Poi, non cogli minimamente il fatto che hai la percezzione che sei stato “comprato”? Come te ne puoi uscire con la regoletta facciamo fare “giurin giuretto” ai genitori perché dicano subito la verità?

      PS: Solo tu puoi chiamare “aiuto” questa vergogna.

    3. Emanuele

      Dovrebbero anche dire quanto hanno pagato per ottenere il figlio? Dovrebbero anche dire con quali criteri hanno scelto sul catalogo il donator*? Dovrebbero permettere al figlio di frequentare chi li ha aiutati a nascere? Dovrebbero dire che la salute cagionevole dei figli forse è dovuta alla privazione del latte materno della madre in affitto? Dovrebbero dire, in caso di malattie gravi, che a giro per il mondo ci sono decine di fratellastri potenziali donatori? …

    4. angela

      NINO caro, per i comunisti, post, ex , cripto, vetero, che nella menzogna nuotano da sempre, non è un problema.

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