Don Spriano, cappellano di Rebibbia: «Che emozione l’incontro tra il Papa e i detenuti»

Di Massimo Giardina
19 Dicembre 2011
Don Sandro Spriano, cappellano del carcere di Rebibbia, ha raccontato ai microfoni di Radio Tempi la visita del Papa ai detenuti

Papa Benedetto XVI ha visitato ieri mattina il carcere di Rebibbia. Alcuni detenuti hanno rivolto al Santo Padre delle domande a cui ha risposto con evidente commozione. All’incontro era presente anche il ministro della Giustizia Paola Severino, che è intervenuta lasciando aperto uno spiraglio per l’amnistia. A Radio Tempi ha commentato l’evento il cappellano del carcere di Rebibbia don Sandro Spriano.

Don Sandro, com’è stato l’incontro col Papa visto dall’interno?
«Durante la settimana visiteremo tutti i detenuti presenti all’incontro con Benedetto XVI. Ieri abbiamo potuto constatare la grande empatia tra i carcerati e il Papa, che ha parlato in modo spontaneo, personale. Un detenuto, alla fine di una domanda, ha detto “Ti voglio bene” a sua Santità, che gli ha risposto: “Anch’io ti voglio bene”. Non è così usuale sentirsi dire dal Papa una cosa del genere, per di più in pubblico. Bisogna premettere che ce l’aspettavamo. Mi avevano informato che il Santo Padre era partito dal Vaticano con una forte commozione al pensiero di arrivare in mezzo a questi uomini. Infatti è giunto in anticipo di qualche minuto, poco prima delle 10. Siamo contenti perché ha sensibilizzato noi, cittadini non detenuti e i nostri governanti. Lo si può percepire anche dalle parole che il ministro Severino ha rivolto a lui e a tutti i carcerati».

È riuscito ad avere un colloquio privato con Benedetto XVI?
«Abbiamo preso un té. Il Santo Padre non è una persona loquace ma ha saputo trasmettere in altro modo la sua commozione per questa gente. Più di una volta ha ripetuto: “Non mi dimenticherò di voi, ogni giorno penserò a questo incontro”».

I detenuti si sono rivolti al Papa dandogli del «tu». È stato un gesto spontaneo?
«Le domande rivolte al Papa non sono state modificate, non abbiamo corretto nemmeno gli errori. Ne abbiamo ricevute tantissime e abbiamo dovuto sceglierne solo qualcuna ma di ognuna di queste abbiamo conservato la forma originale. Anch’io ho usato il “tu” nel mio saluto, volevamo un incontro fraterno e sapevamo che anche il Papa lo voleva, anche per questo motivo non abbiamo celebrato l’Eucarestia. Era importante rendere molto più disponibile il dialogo e la fraternità».

Dalle immagini televisive si è visto che all’incontro erano presenti alcuni extracomunitari. C’erano anche dei musulmani?
«Sì, gli stessi che vengono a Messa la domenica. È l’unico momento in cui possono avere un minimo di privacy per pregare e quindi non solo non li escludiamo, ma pacifichiamo la loro presenza. Siamo noi che li aiutiamo a fare il mese di Ramadan, dopotutto anche loro sono figli di Dio».

A giudicare dalla tensione degli sguardi dei detenuti, sembrava che un cammino di fede fosse già iniziato. È stata solo un’impressione?
«Sono 46 anni che faccio il prete, dovrei essere insensibile a molte cose, ma ogni volta che celebro l’Eucarestia a Rebibbia mi commuovo, perché vedo trecento uomini che stanno in silenzio assoluto, partecipano, pregano, cantano, a volte intervengono e spesso vengono alla fine della celebrazione per ringraziare. L’uomo in questo contesto è nudo e crudo, non ha più nulla da perdere e quando sente parole di speranza, di salvezza, apre le orecchie al massimo: molti di loro iniziano un vero e proprio cammino di fede».
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L’intervento del ministro Paola Severino ha lasciato qualche elemento di speranza riguardo alla difficile situazione delle carceri in Italia?
«I provvedimenti di questi giorni sono un primissimo segnale che giudico in modo positivo, come l’aumento della detenzione agli arresti domiciliari e l’eliminazione della norma che prevede di portare in carcere le persone in attesa dell’interrogatorio di garanzia dopo l’arresto. Inoltre, il ministro non si è detto sfavorevole alla possibilità di un’amnistia. Ho visto una donna con una sensibilità molto forte e un’attenzione particolare alla difficile condizione dei detenuti».
Twitter: @giardser

Ascolta l’intervista al cappellano di Rebibbia don Sandro Spriano
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