Cosa c’è da celebrare nella “Giornata mondiale per l’accesso all’aborto sicuro e legale”?

Di Redazione
28 Settembre 2017
Per Toni Brandi «non c’è nulla da celebrare, il diritto che si reclama è una falsa conquista. Si inneggia alla libertà, ma l’aborto è una tragedia»

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«Ogni anno in Italia più di 87mila bambini perdono la vita a causa dell’aborto chirurgico (senza contare l’aborto chimico e le decina di migliaia di aborti clandestini che si verificano ogni anno). Un dato allarmante e inquietante» secondo Toni Brandi, Presidente dell’Associazione ProVita Onlus, che in occasione della cosiddetta “Giornata mondiale per l’accesso all’aborto sicuro e legale”, celebrata il 28 settembre, interviene per denunciare quella che considera una cultura distruttiva, indifferente al primo diritto da tutelare, ovvero quello di nascere, crescere e vivere l’esistenza che ci è stata donata.

Per Brandi «non c’è nulla da celebrare, il diritto che si reclama è una falsa conquista. Si inneggia alla libertà, ma l’aborto è una tragedia che si materializza nel negare a decine di migliaia di bambini la possibilità di vivere. Non prendere le distanze da questa posizione vuol dire decidere che il diritto alla morte sia più importante di quello alla vita. La scelta di abortire, oltretutto, – continua il Presidente di ProVita – lascia un vuoto senza soluzione nella donna che lo pratica. Non si parla quasi mai, infatti, delle ripercussioni sul piano umano e psicologico che vive una madre uccidendo il figlio che porta in grembo. Il silenzio copre anche le gravissime conseguenze sulla salute fisica delle donne».

«E se anche la legge dice che l’aborto sia un diritto, noi ricordiamo proprio in questa giornata che il primo diritto è la vita e che solo da questo discendono gli altri. A chi difende l’aborto di donne che hanno subito atti di violenza, vogliamo rispondere che nonostante gli stupri siano un crimine mostruoso e immondo, non giustificano però un altro crimine, quello di una mamma verso il proprio bambino, vittima anch’egli, innocente e indifesa. Non si sana una violenza con un omicidio, abortire non è la risposta giusta. Lo è, al contrario, far crescere un bambino nell’infinito amore, quel sentimento sopra ogni cosa che solo una madre verso un figlio può provare», conclude Toni Brandi.

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