«Cara Brittany, non suicidarti. Anche la tua sofferenza ha un senso». Lettera di Philip, seminarista di 30 anni con il cancro al cervello

Di Philip Johnson
31 Ottobre 2014
Brittany Maynard ha 29 anni, è malata di cancro al cervello, ha rimandato il suo suicidio ma vuole ancora l'eutanasia. Philip, malato terminale come lei, le scrive: «Piango e soffro come te ma non sono meno umano»

brittany-maynardBrittany Maynard ha cambiato idea e ha rinviato la data della sua morte. La giovane americana di 29 anni, malata di cancro al cervello da un anno e sposata da due, si è trasferita in Oregon per porre fine alla sua vita. Inizialmente, in un video diffuso su Youtube, aveva annunciato che si sarebbe uccisa il primo novembre, dopo aver festeggiato il compleanno del marito. Il messaggio è sponsorizzato dall’associazione pro eutanasia Compassion and Choice, con la quale Brittany ha organizzato una raccolta fondi per spingere tutti gli Stati americani a legalizzare l’eutanasia. Il primo video ha diviso l’America tra favorevoli e contrari, ieri la donna ha dichiarato in un altro filmato: «[Rinvio la decisione] perché mi sento ancora abbastanza bene. E ho ancora la gioia per ridere e scherzare con la mia famiglia e i miei amici. Ora non mi sembra il momento giusto, ma arriverà perché sento che sto peggiorando». Riportiamo di seguito ampi stralci della lettera pubblicata sul notiziario diocesano di Raleigh (Nord Dakota) da Philip Johnson, seminarista cattolico di 30 anni affetto da cancro al cervello come Brittany. Traduzione nostra.

brittany-maynard-eutanasia-rimandataLa scorsa settimana mi sono imbattuto nella straziante storia di Brittany Maynard (…). Mi ha davvero colpito perché mi hanno diagnosticato un cancro al cervello incurabile molto simile nel 2008 quando avevo 24 anni. (…) La media di sopravvivenza secondo la maggior parte degli studi è di 18 mesi, anche dopo chemioterapie e radioterapie aggressive. Avevo molte speranze e molti sogni che in un attimo sono sembrati svanire (…).

Mi hanno diagnosticato il cancro durante il mio secondo dispiegamento in Marina nel Golfo arabico del nord . (…) Ricordo che quando ho visto al computer le immagini del mio cervello sono andato nella cappella cattolica della mia base e sono caduto a terra piangendo. Ho chiesto a Dio: “Perché proprio io?”. Il giorno dopo sono tornato negli Stati Uniti per curarmi. Dopo alcuni mesi di radio e chemioterapia, ho lasciato la Marina e sono entrato in un seminario cattolico, vocazione che sentivo da quando avevo 19 anni. (…) Spero di diventare diacono in primavera e sacerdote tra un anno.

Philip-JohnsonHo vissuto sei anni di costante tumulto, crisi e tormenti. (…) Come Brittany, non voglio morire né voglio soffrire per le probabili conseguenze di questa malattia. Penso che nessuno voglia morire così. (…) Secondo i medici, perderò gradualmente il controllo delle mie funzioni corporee, potrei soffrire la paralisi e l’incontinenza, ed è molto probabile che le mie facoltà mentali si annebbieranno e mi porteranno ad avere le allucinazioni prima di morire. Questo mi terrorizza, ma non mi rende meno umano. La mia vita ha ancora un significato per me, per Dio, per la mia famiglia e i miei amici e salvo guarigioni miracolose continuerà ad avere un significato anche dopo che resterò paralizzato in un letto di ospedale. La mia famiglia e i miei amici mi amano per quello che sono, non solo per quei tratti della mia personalità che lentamente la malattia si porterà via.

Ovviamente, ho vissuto più di quanto mi sarei aspettato. (…) Ci sono stati momenti negli ultimi sei anni in cui ho desiderato che il cancro crescesse e mi uccidesse velocemente per allontanare la mia mente dalla sofferenza e dalla tristezza. (…) Ma dentro di me sapevo che questo approccio è inutile. La malattia è diventata parte di me e anche se non mi definisce come persona, ha cambiato ciò che sono e ciò che sarò.

brittany-maynard1Anch’io, come la madre di Brittany, all’inizio ho sperato nel miracolo. (…) Ora però capisco che “miracolo” non significa per forza guarigione immediata. Non moriremmo forse comunque più tardi per altri motivi? (…) Ogni giorno di vita è un dono e i doni possono essere tolti in ogni momento. Chiunque soffra di una malattia terminale lo sa molto bene. Sono sopravvissuto alle più ottimistiche previsioni, e penso che questa sia un miracolo, ma ho sperimentato innumerevoli miracoli in posti dove mai avrei immaginato di trovarli. Durante gli anni in seminario ho potuto stare vicino ai malati e ai sofferenti perché ero in grado di comprenderli. (…) Ho avuto la fortuna di servire a Lourdes gli infermi che si fidano di Dio con tutto il cuore per trovare un senso alle loro sofferenze. Entrando in rapporto con loro, ho ricevuto più di quanto ho dato.

Ho capito che la sofferenza fa parte della condizione umana e non deve essere sprecata o tagliata via per paura di perdere il controllo. Forse questo è il più grande miracolo che Dio mi ha fatto sperimentare. La sofferenza non è senza senso e non sta a noi prendere in mano le nostre vite. (…) La nostra sofferenza può avere un grande significato se proviamo a unirla alla Passione di Cristo e la offriamo per la conversione e le intenzioni degli altri. Anche se sono spaventose, le sofferenze che sperimenteremo nelle nostre vite possono essere mutuate in qualcosa di positivo. Questo è un compito molto difficile per me ma è raggiungibile.

(…) Il momento che vive Brittany è duro ma la sua scelta non è coraggiosa (…) perché nessuna diagnosi giustifica il suicidio. (…) È una tentazione comprensibile (…) ma porta a evitare un’importante realtà della vita. (…) Purtroppo, Brittany perderà i momenti più intimi della sua vita – i suoi cari che la consolano durante la sofferenza, i suoi ultimi momenti con loro e il grande mistero della morte – in cambio di un’opzione più veloce e “indolore”, più concentrata su se stessa che sugli altri.

A causa della mia malattia ho vissuto grandi momenti di sofferenza ma anche di gioia. (…) Continuerò a pregare per Brittany mentre combatte la sua malattia. Io continuo a essere triste. Continuo a piangere. Continuo a chiedere a Dio di mostrarmi la Sua volontà attraverso questa sofferenza e di permettermi di diventare il Suo prete, ma so che non sono solo nelle mie sofferenze. Ho la mia famiglia, i miei amici, e il sostegno di tutta la Chiesa. Ho camminato nella stessa situazione di Brittany, ma non ho mai camminato da solo. Questa è la bellezza della Chiesa. Possa Brittany capire che la amiamo prima che si suicidi e che se sceglie di combattere questa malattia, la sua vita e la sua testimonianza saranno un incredibile esempio per le innumerevoli persone che sono nella sua situazione. Sicuramente lo sarà per me, che continuo a combattere contro il mio cancro.

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56 commenti

  1. Nino

    Pare che Brittany abbia fatto la sua scelta definitiva. Una scelta terribile, ma una sua scelta.

    1. Su Connottu

      Apologia del boia 2.0

    2. giovanna

      Topo-Nino, ti sei dimenticato la faccina sorridente !.
      Ma è come se l’avessi messa, non ti preoccupare, omino di burro.

  2. Pietro

    Se si accettasse quello che definisci come diritto la libertà di avere l’eutanasia allora significherebbe che si legalizza pure il suicidio, etc…, in fondo non é altro che la stessa cosa detta con un termine differente. Comunque volevo ricordare che se siamo vivi é perché siamo stati voluti e desiderati da un’altro, che possono essere i genitori e/o Dio a seconda se si crede oppure no. Quindi la vita non é nostra, è un dono, e come tale va affrontata. Capisco che alcune situazioni sembrano quasi disperata però se non si ha la certezza che la prima ragione per cui ci siamo é perché siamo stati amati da altri anche solo perché ci siamo, anche se siamo su un letto di ospedale in coma o che abbiamo fallito in qualcosa, che diritto abbiamo di dire che la vita così non ha senso essere vissuta? Basterebbe “soltanto” smettere di misurare la realtà secondo i propri schemi e avere il buonsenso di riconoscere che la vita é densa di essere vissuta in qualunque circostanza, bella o brutta che sia

  3. luna

    io dico semplicemente che la lettera del seminarista è bellissima e commovente. Vorrei avere la sua forza e la sua fede quando ho degli attacchi acuti di depressione e devo combattere con tutta me stessa x cercare di non uccidermi… voi parlate tanto di tumori ma nn sapete quanto sia atroce la sofferenza mentale. E credo che sia mille volte meglio essere paralizzati in un letto ma circondati dall’amore di amici e familiari e godere di ogni istante piuttosto che star fisicamente bene ma essere morti dentro, nn riuscire a gustarsi nulla, nn vedere le cose belle e sentirsi perennemente tristi e soli. Nonostante la mia vita ricalchi la seconda circostanza io prego di capire perchè la vita vale la pena di essere vissuta lo stesso! tante volte invece prego di morire ma solo perchè il dolore è insopportabile e vedo nella morte l’unica via di uscita.Poi però il folore diminuisce,mi calmo,e anche se fisso il vuoto x interminabili ore,ritorno a sperare…

  4. Valentina

    Non condivido in alcun modo l’impostazione dell’autore di questa lettera. Giustamente ognuno ha il diritto di disporre della sua vita come crede, sia accettando una malattia che non gli lascia più alcuna speranza sia decidendo di farla finita prima che la malattia abbia il tempo di ridurlo nelle condizioni descritte in questa lettera. Il giovane seminarista ha scelto di accettare questa situazione e la sua decisione, molto personale, merita sicuramente rispetto, io non mi permetto di giudicarla. Ma se io mi trovassi nella sua situazione e avessi di fronte a me la prospettiva di perdere il controllo delle mie funzioni vitali, di finire paralizzata in un letto, di essere ridotta in uno stato vegetativo e dover dipendere dagli altri anche per le necessità più intime, sinceramente preferirei morire. Non trovo alcun senso in una situazione del genere. Io voglio vivere come una persona, non come una pianta. La vita del vegetale non si addice all’essere umano. Se avessi di fronte questa prospettiva, preferirei morire con dignità anziché sopravvivere (perché sarebbe “sopravvivere”, non “vivere”) in quelle condizioni. Rispetto e non giudico la scelta del giovane seminarista, ma faccio altrettanto con chi dispone diversamente della sua vita ormai senza più speranza.

    1. yoyo

      L autore della lettera risponde anche alla tua ricerca di senso, se davvero lo cerchi.

      1. Valentina

        No, soltanto ciascuno di noi può dare un senso alla propria vita, nessun altro può farlo al suo posto. E non sarebbe neppure giusto. Il senso alla mia vita lo dò soltanto io. E non vorrei mai che qualcun altro lo facesse per me. La saluto.

        1. Lena

          E soprattutto è assolutamente fuori luogo sostenere che una persona che non vuole andare incontro a livelli di sofferenza estremi ed ingestibili è una persona che non dà valore alla propria vita o che si considera meno “umana” degli altri. Trasformare tutto in un problema di morale e di ideologia, la solita strategia.

          1. Toni

            E figuriamoci … da Lena, che non conosce e pensa che spesso chi è malato quello che più di tutto cerca calore umano intorno. Questo per lei e morale ideologia e strategia.
            Certo che se tutti avessero vicino persone con i suoi sentimenti ( generosamente espressi in ogni discussione ) non mi meraviglierebbe che la sua compagnia vicino ai malati terminali darebbe un esito scontato.

          2. Lena

            Parole come amore, sentimenti, calore umano in bocca a certe persone assumono una coloritura spaventosa e sinistra

          3. Su Connottu

            Nel suo caso, per esempio, fanno pensare al marmo della lapide.
            Iena lei è sempre così allegra o è giusto in occasione del 2 novembre che sprizza gioia di vivere da tutti i bit?

          4. AntiKattolico

            Se ti dessero un sassolino per ogni volta che al posto di scrivere qualcosa di utile attacchi la persona, avresti già ricostruito il complesso di Barumini… in scala 10:1 però.

          5. Su Connottu

            Se ti riconoscessero un euro per ogni stupidaggine che scrivi saresti già milionario.

          6. antikattolico

            Io parlo, non denigro.
            Con te non c’è il rischio, non esprimi idee ma insulti.

          7. Toni

            Ma che uomo pieno di amore…. tu spilli miele invece con i tuoi post.

          8. Su Connottu

            Ma è soprattutto dal nick che il giullare denota grande capacità di tolleranza e apertura….. un premio nobel mancato.

          9. antikattolico

            mi è capitato di parlare con te, Toni: opinioni diverse ma massimo rispetto (sentinelle in piedi e diritto di manifestare, se ricordo bene).
            Il caro Connottu invece non fa altro che attaccare la persona, invece che la persona.
            Dopo un pò stanca, stanca parecchio.
            Non è dal nick che si dimostra apertura, ma da quello che si scrive.

        2. michela

          Non condivido in niente quello che ha scritto Valentina, ma proprio per niente.

          1. Valentina

            Benissimo, per me non c’è nessun problema. Io ho la mia opinione, poi ognuno è liberissimo di non essere d’accordo e per me è tutto a posto.

          2. Michela

            Anche per me è tutto a posto, chiunque è liberissimo di non essere d’accordo con chiunque, e se uno si vuole suicidare, chissene, vero ?

          3. Lorenzo

            E io concordo con Michela , che non concorda con Valentina, che non concorda con l’autore della lettera, che secondo Valentina dovrebbe suicidarsi, in effetti.

          4. Toni

            Meglio nel bisogno e nella malattia non avere al proprio capezzale una Valentina.

          5. Lena

            io mi auguro di non avere mai intorno in momenti critici persone come Toni, Raider, Giovanna e simili… penso che si possa volentieri fare a meno della loro violenza piena d’amore e di mancanza di rispetto per l’autodeterminazione altrui e a leggerli quasi fanno venire la voglia di suicidarsi anche alle persone più sane e felici…

          6. Toni

            @Lena
            L’autodeterminazione è un fatto ineliminabile …perché nessuno può impedire il suicidio. Il pericolo sono i becchini necrofili come te (con le loro strutture sognate in ospedali) che considerano un malato terminale senza dignità …e probabilmente un “parassita” (lo so che lo pensi .. dolce creatura). Una come te odia a 360 gradi …l’invisibile, perché è nel grembo…. ed il visibile…in un letto d’ospedale. E pensa di far passare il tutto come umanità.

            Se ti conoscessero tutti i bambini ed i malati terminali, toccherebbero “ferro” alla tua vista.

          7. Toni

            @Lena
            Sono moderato con un altro post ma in merito al sul “leggerli quasi fanno venire la voglia di suicidarsi anche alle persone più sane e felici…” rigiri la frittata perché il disgusto per la vita che hai fatto emerge tu nei tuoi post deprime non solo le persone” sane e felici” (cosa che dubito tu conosci …simile cerca simile), ma fa seccare i fiori, deprimere le bestie (domestiche e non), blocca la fotosintesi clorofilliana negli alberi, ed addirittura uccide i pesci rossi nella vaschetta .

          8. Valentina

            Signora Michela, ho già spiegato come la penso. Io ho le mie idee, ma riconosco a chiunque il diritto di non condividerle. Non sono il tipo che se la prende per una diversità di vedute, secondo me non ce n’è alcun motivo. E non desidero entrare in polemica con nessuno. Per me ognuno è padrone della propria vita ed è libero di disporne come ritiene meglio. Io non me la sento di giudicare la scelta di chi, in una situazione senza speranza e di fronte alla prospettiva di una sofferenza disumana, decide di arrendersi. Non ho alcun diritto di giudicare. Di fronte a questi casi drammatici, il mio unico atteggiamento è di silenzio e rispetto. Questo è tutto ciò che posso fare. Cordiali saluti.

          9. Su Connottu

            Apologia dello struzzo 2.0

  5. Valentina

    Che commento disumano, Signor Michele Prandi! A parte il fatto che gli atei hanno il diritto di vivere come qualsiasi altra persona e non è che solo i credenti hanno questo diritto, mi sembra mostruoso che qualcuno possa fare dell’ironia su un caso umano così drammatico. Il suo commento è veramente orribile. Se lei è credente, complimenti per la sua bella testimonianza di fede! Che orrore!

    1. marti

      Mamma mia, che tirata, ma non ci arrivi a capire che quell’intervento , giustamente eliminato, è di un troll fatto e finito ? Sveglia !
      Anche dire che questa ragazza potrebbe essere un vegetale è piuttosto mostruoso, se è per questo.
      Un essere umano non è mai, mai, mai un vegetale, dato che è un essere umano e nessuno può decidere che sia un vegetale, e la scienza ogni giorno ci dà delle conferme a riguardo, che non ci si aspettava magari fino al giorno prima.
      E Brittany stessa, cambiando la sua decisione, ci dà una testimonianza eccezionale, nella direzione opposta agli spietati gufi cui si è accompagnata nell’ultimo tratto della sua vita , magari per sentirsi importante, utile a qualcosa, in un mondo che le dice il contrario.

      1. lucillo

        Non ha, ad ora, cambiato decisione. Ha postposto i tempi della sua messa in atto, esattamente per le stesse ragioni che la hanno generata.

        1. giovanna

          Che mente, Lucillo ! Una vera testa d’uovo !
          E scommetto anche che ti rode un sacco che la poverina, benché già molto sofferente, abbia considerato che magari la sua vita non è proprio da buttare !
          Che, pur sofferente può godere dell’amore di suo marito e dei suoi parenti e della bellezza del mondo : l’ha sperimentato lei stessa e tutti i malefici gufi che l’hanno usata vadano a farsi f…
          E magari potrebbe vivere ancora degli anni, come Philip, la cui prognosi era simile !
          Io le auguro con tutto il cuore che a forza di posticipare, muoia naturalmente, come morirò io e forse non morirai tu, pensando che nessuno piangerà per te e farai un piacere al mondo e a te stesso togliendoti di torno.
          Scusa, eh, ma la tua cocente delusione per la povera Brittany che ha sospeso la sua campagna mortifera mi ha disgustato , poi, non ci voleva un’aquila, a capire che la ragazza voleva vivere, ma voleva anche essere al centro dell’attenzione di qualcuno, fossero anche becchini come te !

          1. lucillo

            Sono contentissimo che ad oggi Brittany e Philip stiano abbastanza bene e desiderino continuare a vivere. Spero per entrambi che la cosa possa continuare molto a lungo. Se per uno o per entrambi non fosse più vero rispetterò e civilmente sosterrò la loro libera scelta su come affrontare la situazione.

        2. Toni

          @ Lucillo
          Io riesco a capire in una certa misura una persona disperata che sa di dovere morire (ma capire non è condividere). Capisco (lo ammetto) un poco meno se questa persona diventa testimonial di una associazione che propaganda eutanasia e compare con foto ritoccata (cosa che non reputo un semplice vezzo, ma una cosa furba) su una testata dai grandi numeri di lettori è consentire a questi, in un epoca di curiosità pruriginosa, di mettere un data sul calendario, da aggiungere a quella della fiction preferita, sul giorno della sua morte dignitosa. Trovo, invece, insopportabili quello stuolo di persone che quando vedono una situazione di morte si buttano a capofitto con il loro “ci sono anch’io” …”sono favorevole”. Dedizione immediata completa ed incondizionata …senza mai esprimere un dubbio se quella persona ha maturato una decisione di quel tipo in una condizione di abbandono, di disperazione affettiva (Non parlo naturalmente della situazione in argomento data la visibilità mediatica cercata). Queste argute persone guardano con distacco queste condizioni reali di semplice umanità … e puntano il loro fiero sguardo direttamente al “diritto di morire” in nome di una dignità che, per me, prima di invocarla nella morte bisogna aversela guadagnata durante la vita. Cosa questa sulla quale dubito fortemente ritenendo che oggi dignitoso è reputato il poter consumare cose e persone (compreso se stessi) vivendo senza scopo ed integrità.
          Più sopra Lena è a favore, anzi (credo) ama questa scelta così (come ama l’aborto) …..non aveva bisogno di dirlo, non è in condizioni di fare una scelta diversa.

          PS – sul fatto in argomento, per quanto può valere, c’è l’opinione, sulle atrocità delle sofferenze dichiarate, del dottor Ira Byock, specialista in medicina palliativa: “L’hanno informata male. Potrebbe avere cure eccellenti. I suicidi assistiti non sono una scelta personale, ma un atto sociale”.

          1. lucillo

            Concordo con il dottor dottor Ira Byock.
            Proprio perché è un atto sociale va difeso il diritto di ognuno ad evitare sia le cure che la sofferenza: quando l’esito è inevitabile (la legge prescrive diagnosi di morte entro 6 mesi) scatta il diritto di scelta su una cosa di cui è profondamente ed esclusivamente titolare, cioè la propria morte. Le cure palliative sono un’ottima alternativa che può portare a scelte differenti, come uno può anche decidere di andare avanti senza neanche ricorrere ad esse; ma nulla tolgono al diritto di scelta dell’individuo.
            Il livello sociale è importantissimo perché bisogna innanzitutto prendere atto della scelta, e poi accompagnarla sia tecnicamente che nel rapporto umano.

          2. Toni

            Lucillo…alla radice della discussione tu vuoi una struttura che consenta in un ospedale che persone, dedicate allo scopo, provocano la morte di altre persone, con una idea di “servizio” equiparabile ad un cameriere a cui chiedi un piatto di pastina insipido (non so perché mi è venuto in mente questo succulento piatto parlando con te). E se questi agenti di morte (non ti piace come definizione?) sono pochi ed insufficienti vorresti questo “meraviglioso diritto” garantito calpestando l’obbiezione di coscienza. L’atto sociale che dice Ira Byock è lontano mille miglia da quello che sostieni tu. Il resto, con il tuo freddo ed inconfondibile tuo stile, sono chiacchiere e profumo versato su escrementi.

          3. lucillo

            Il fatto di non accettare, fra l’altro di non riuscire a controllare l’evacuazione degli escrementi può essere fra altri uno dei fattori che fanno sentire una persona progressivamente privata di dignità dalla malattia che la sta portando a morte certa, in breve tempo, e nella sofferenza mentale e fisica.
            Quanto al resto, si. Ritengo che rispetto all’eutanasia non vi debba essere nessuna leggerezza: non è che uno si sveglia male e che va a farsi suicidare, e se lo facesse dovrebbe piuttosto essere dirottato a psichiatria. Tuttavia ritengo che nella nostra società l’eutanasia in determinate condizioni sia un diritto, e che la comunità si debba organizzare per garantirne l’effettività.

          4. Toni

            @Lucillo
            Ognuno può trovarsi nelle condizioni che creano sofferenza mentale e fisica. Chi le ha ritiene che nulla equipara i suoi mali a quello degli altri. Pensa ad un direttore d’orchestra che si ritrova con le braccia paralitiche. O un corridore ridotto ad una sedia a rotelle, un critico d’arte ridotto alla cecità. Tutte condizioni che possono sembrare privanti di dignità in un mondo dove “passa” la menzogna che il successo e l’efficienza è l’unico criterio di valore.

            Quindi l’eutanasia, accettata come principio impone “leggerezza” perché altrimenti opererebbe delle discriminazioni oggettive. E la verità di queste affermazioni la trovi sperimentate con le vicende verificatesi in nazioni con noi confinanti dove di buon grado si accoglie depressi anche per colpa di piccole menomazioni ma che ritengono che la loro vita “non vale” nulla e trovano la morte “dignitosa”
            Ma poi nelle perversa astratta cognizione del “diritto” perdete il contatto con le reali conseguenze sociali: Come si troverà quel malato che benché voglia vivere, ma si trova in una famiglia di Lene che non aspettano altro che lui decida di avere una morte “dignitosa”? Oppure perché lo Stato, che magari ha altri problemi, deve seguire l’ostinazione sciocca di uno che non vuole la morte “dignitosa” nonostante i costi per il SSN? Se passa questo principio si va oltre alla decisione del singolo malato ed investe tutti. Ed anche qui trova il principio che la moneta falsa schiaccia quella buona. Frase ancor più vera stante la penuria di dignitose qualità umane che questa società non riesce neanche più a concepire.

            Vedo che mi dai ragione circa la necessita di organizzare una setta di impiegati impegnata ad eseguire degli assassini autorizzati dallo Stato (poi inventate una parola che suona meglio qualifichi la professione…per esempio da dignità i: dignificatori ). Ma non mi meraviglia questa cosa… è lo stesso discorso dell’aborto. Se è giusto in un caso lo è nell’altro. Non mi meraviglia neanche per via della mia convinzione che in questa società è maturata una concezione di “normalità” che presenta un autismo condiviso di basso livello coesistente con un tratto necrofilo.

            In sostanza ti confermo quello che ti ho detto sopra: e come dire Lucillo, non sopprime nessuno, ma il sanitario assassino (per me lo è…e non c’è legge che mi convinca del contrario) ha un poco di Lucillo in se.

          5. lucillo

            Di quello che chiami sanitario assassino
            1 – spero di non aver mai bisogno
            2 – spero di non aver mai bisogno
            3 – spero di non aver mai bisogno
            4 – spero che se ne avrò mai bisogno mi aiuti

          6. Toni

            Escitene cosi…. e trascura il male che altri ne ricevono.

          7. riccardo

            ed eccoci di nuovo coi vari Toni e Giovanna per i quali se uno la pensa diversamente da loro e crede di aver diritto a gestire la propria morte allora vuol dire che non apprezza il dono della vita, che i suoi familiari sono persone cattive e quant’altro…ora che Brittany ha fatto la sua scelta non vedo l’ora di leggervi, provo a indovinare: ha senz’altro avuto accanto persone che non l’hanno fatta sentire amata, il marito non vedeva l’ora di disfarsene per andare alle feste e l’ha convinta lui….eddai, perché non lo scrivete? Se mi penso condannato e e a contorcermi dal dolore e mi figuro la faccetta angelica di Giovanna al mio capezzale che mi dice che la sofferenza è un dono mi vengono gli incubi. Ah, e “ognuno ha al suo capezzale chi si merita” eh Giovà?? La solita crudeltà che hai di fondo e che ammanti di cristiano amore.Dai che in fondo sei una sadica, si capisce… Grazie a quelli che hanno scritto che rispettano le scelte altrui in una situazione così estrema, mi rassicurate sul genere umano.

          8. Toni

            Tu poi gestire la tua morte come vuoi…il suicidio non lo impedisce nessuno. Io trovo peggio del suicidio il “pretendere” ed imporre a qualcuno l’uccidermi (anche se immagino che in certe fiere schiere si raccatta tale disponibilità) . Io sono contrario al principio che uno Stato faccia un servizio di questo tipo e che abbia le chiavi in mano per mettere bocca sul confine di cosa “è vita dignitosa e cosa non lo è”.
            Vedo anche le trasformazioni culturali che metteranno malati in mani di gente che li vuole fuori dai … volgare… , perché gli rimproverano che la loro vita non vale un … (volgare) ed insistono a voler esistere. Non voglio che succede in Svizzera, dove si presentano gente che con una depressione chiedono la morte dignitosa.

            Chi ha una persona sofferente in casa sa che non si presenta ad essa con le faccette angeliche perché ci vuole coraggio ed attributi, cose che carogne da quattro soldi non conoscono e preferiscono elargire soppressioni “per pietà” come i cowboy dei film che sparavano al cavallo zoppo.

            Io non so chi è il marito di Brittany, cosa gli circola in mente, ma certo è che se io avessi l’associazione pro-eutanasia, vicino al mio letto, o candide Iene…. lo ammetto troverei disgustosa la loro umanità. E su questa umanità …tu confidaci pure.

          9. giovanna

            Ma certo Riccardo, ma certo, però io al mio capezzale uno come te non ce lo voglio, chiaro ??

            Io PRETENDO qualcuno che mi dica e mi dimostri, accudendomi fino all’ultimo respiro, usando la moderna scienza medica palliativa ( non ti rendi conto di cosa è capace questa scienza, se usata da medici competenti, non ti rendi conto di sicuro , probabilmente conosci del dolore solo le immagini della propaganda sull’eutanasia ) che non può fare a meno di me, messa come sarò messa, non auto-sufficiente, fastidiosa e gravosa, lamentosa e sfinente quanto mai, ma SEMPRE un essere umano, in qualsiasi condizione , dal primo istante fino all’ultimo.

            Certo che è veramente curioso questo tuo offendere e denigrare in questo modo così squallido chi si batte per la vita altrui, come i medici e gli infermieri e i parenti eroici, mentre un omicida sarebbe una brava persona. Tu non sei una brava persona, sei cattivo dentro, e per primo non vuoi bene a te stesso, ti sopporti a mala pena, solo se rispondente a determinati fasulli requisiti. Auguri. raccoglierai quello che hai seminato, come tutti.

            Sei contento che Brittany sia morta, vero ? Si capisce benissimo, io ti compiango sinceramente, che umanità distrutta.

          10. lucillo

            NO, è che l’uscita più articolata… non riesce ad uscire!

          11. Toni

            Mi dispiace che ti viene duro… sforzati!

          12. Toni

            @ Lucillo

            Mi dispiace che ti viene duro… sforzati!

          13. Lena

            E’ una possibilità che non escludo per me stessa, perché io non sopporto il dolore fisico, ma non mi metterei a spingere perché altri facciano questa scelta, non vedo perché dovrei. Ma ritengo veramente inappropriato sbandierare di fronte a una scelta basata sulla volontà di non soffrire dolori fisici atroci banalità sull’amore, il calore umano , il valore della vita…purtroppo l’amore non ha proprietà antalgiche, non sul dolore fisico.

          14. giovanna

            Cara Lena, non potevi che scrivere quello che hai scritto, mi sarei enormemente meravigliata del contrario, per chi non sa cosa sia l’amore, la solidarietà, la gratuità….
            E credo anche che tu sia circondata da persone che ti appoggerebbero nella tua decisione mortifera, come tu appoggeresti la loro.
            Quindi, ognuno si tiene vicino al suo capezzale chi si è meritato nella vita.

          15. Toni

            @ Lena … tu ami te così come ami gli altri. Non puoi di più . Amore, calore umano , valore della vita
            sono banalità …per te perché sono cose che non capisci.
            Certo avere un malato terminale in casa ( io li ho avuti …plurale ) e pensare di confortare, pregare, leggergli un libro, stare attenti alle medicine da fare ad orario, farle rigirare nel letto (le piaghe), non fargli cogliere la tua fatica perché non lo interpreti come una tua insofferenza … invece di confermarle la persona preziosa che è lui per la sua famiglia …(ed altre cose che non scrivo perché con te è parlare al vento) capisco che per te sono banalità …anzi lo sfruttamento di un parassita che divora le tue energie. Ha ragione Giovanna, non puoi scrivere diversamente.

  6. lucillo

    Stessa situazione di partenza.
    Due risposte differenti. Entrambe meditate e sofferte. Entrambe libere e dignitose. Entrambe meritevoli di ascolto, rispetto ed accompagnamento da parte della comunità.

    1. Valentina

      Bravissimo, Signor Lucillo, sono perfettamente d’accordo con lei. Questo è il vero modo di porsi di fronte a casi umani così drammatici. Bisognerebbe portare il massimo rispetto per chi vive una situazione di sofferenza che non gli lascia più alcuna speranza e perciò decide di disporre della sua vita come ritiene meglio.

  7. Mappo

    Michele, ma che ragionamento del cavolo (per usare un eufemismo) fai? Soprattutto dopo aver letto la lettera di Philip? Ma l’hai letta e compresa? Oppure sei un troll alla Shiva che scrive scemenze per poter poi gridare contro i cattolici oscurantisti?

  8. enrico

    Ma non dire cavolate. Abbandonare una persona a compiere un atto cosí disperato è tutto fuorchè cristiano.

  9. Roberto

    Che Dio abbia pietà di te!!

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