
Bologna, referendum anti-paritarie. Manifesto bipartisan «contro l’ideologia, per la scuola pubblica»

Mancano due mesi al fatidico 26 maggio, quando a Bologna si celebrerà il referendum contro il contributo comunale alle scuole dell’infanzia paritarie. E adesso dal fronte che si oppone all’assurda consultazione promossa dal “Comitato art. 33” (fortemente voluta anche dal Movimento Cinque Stelle locale) spunta il primo coordinamento per il “no”, in difesa del contributo da un milione di euro versato da Palazzo D’Accursio alle 27 scuole paritarie della città. Lo slogan? “Vota B come Bologna”.
DA ZAMAGNI ALL’EX SINDACO VITALI. Presentata questa mattina nel Comune del capoluogo emiliano, la mobilitazione a favore del sistema integrato delle scuole è animata da personalità dalla provenienza più disparata. «È un caso interessante di convergenza, aperto a tutti», ha detto Stefano Zamagni, illustre economista, cattolico e primo firmatario del manifesto. Tra gli altri sottoscrittori del documento ci sono infatti esponenti del Pd come l’ex sindaco Walter Vitali e l’ex parlamentare Salvatore Vassallo, il segretario della Cisl Alessandro Alberani, l’amministrativista Luciano Vandelli, il presidente nazionale di Federcultura-Confcooperative Lanfranco Massari, l’ex pro-rettore dell’Alma Mater, Paola Monari. Alla presentazione si sono visti anche numerosi esponenti dell’Udc, a partire dal segretario provinciale Maria Cristina Marri e la consigliera regionale Silvia Noé. Il manifesto può essere sottoscritto da tutti, basta collegarsi a questo indirizzo.
PARITARIE CIOÈ PUBBLICHE. Zamagni promette: «Ci muoveremo in tutte le forme e andremo ovunque» per contrastare le mistificazioni del fronte referendario del “sì” che «approfitta del fatto che la gente non ha le idee chiare». Il professore ha ricordato che è «falsa» la contrapposizione tra scuole statali e scuole private parificate, dal momento che «le scuole paritarie sono l’altra gamba del sistema pubblico». Infatti l’eventuale cancellazione del contributo comunale alle paritatarie – è la tesi portante del manifesto – avrebbe come conseguenza una contrazione dell’offerta di scuola dell’infanzia per tutti. «Il sindaco e l’assessore alla Scuola non dormono la notte per la preoccupazione che una vittoria del “sì” porti all’allungamento delle liste d’attesa», ha detto Zamagni questa mattina.
1.736 POSTI A RISCHIO. Grazie al milione di euro versato dal Comune, a Bologna le scuole paritarie dell’infanzia garantiscono 1.736 posti. Ridestinando quella cifra alle scuole comunali, non si riuscirebbero a offrire più di 145 posti. Mentre le paritarie sarebbero ridotte al collasso. «L’abrogazione del contributo sarebbe contro una parte del sistema pubblico», ha confermato l’ex sindaco Vitali che nel 1994 inaugurò a Bologna il modello integrato. «Si vuole tornare a una concezione di pubblico che abbiamo superato da vent’anni. Far crescere la macchina comunale è segno di modernità? No, così si torna indietro».
ONERI E VANTAGGI. I firmatari del manifesto per il “no” chiedono il diritto alla libertà di scelta per tutti, assicurata dalla Costituzione. A proposito della Carta, Zamagni smentisce anche la falsa interpretazione dell’articolo 33 (quella che con ogni evidenza ispira lo stesso comitato promotore del referendum, il “Comitato art. 33″), interpretazione secondo la quale sarebbe esclusa la possibilità per lo Stato di finanziare le scuole paritarie: «”Senza oneri per lo Stato” non significa senza esborsi», spiega Zamagni. «Perché l’onore c’è se c’è una spesa superiore al vantaggio, e qui siamo al caso opposto. In un momento di risorse statali calanti, se vogliamo difendere la democrazia e il diritto alla scuola pubblica, dobbiamo garantire il funzionamento delle paritarie. Dobbiamo uscire da schematismi ideologici che sono nemici del bene comune»
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4 commenti
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Dice bene Giuliano, siamo in un sistema tirannico; anche se si ammanta di forme democratiche, lo fa stravolgendo parole e concetti e construendo una mentalità moralista ma con fondamento errato.
Si chiama il popolo ma lo si va votare contro la propria libertà. Si chiama il popolo ma si sottintende che è un popolo che non sa e non vuole perseguire il bene. Come si fa -infatti- a supporre che solo lo Stato possa fornire una buona educazione (a parte la assurdità della cosa) e i genitori non sappiano scegliere o scelgano per truffare (i diplomifici!)? Così il ragionamento pone a presupposto che i genitori non sanno o non vogliono educare i figli. Ma questo è esattamente quanto ammette la Costituzione e riconosce la Dichiarazione dei Diritti Umani: i genitori hanno il diritto-dovere di educare i figli (e quindi di scelta perché senza scelta non c’è diritto).
giuliano ha ragione
la scuola è scuola, pubblica, paritaria o privata, e poichè sono i genitori che hanno il dovere-diritto di scegliere la scuola per i propri figli (vedi la famosa costituzione di Benigni), hanno quindi il diritto di scegliere dove e pagare solo lì. Poichè questo gli è impedito da sempre dobbiamo desumere che il nostro NON è un sistema democratico ma tirannico