Se la Repubblica diventa la République non è detto che le dimensioni non contino

la Repubblica letta da Antonio Gurrado
Edizione per l’estero
Anno 37 – N° 149, 24 giugno 2012
Direttore: Ezio Mauro
Titolo: Sanitopoli, Formigoni contro tutti
Tipologia: Berliner
Periodicità: Quotidiano
Prezzo: € 2 (in Europa)
Pagine: 56  (in Europa)
Pubblicità: 18%
Costo di ogni pagina: 3,6 centesimi (in Europa)

All’aeroporto Charles de Gaulle un caffè vero costa due euri e trenta, due e quaranta se si ardisce chiederlo macchiato. In compenso però si ottiene libero accesso a pile di quotidiani di ogni ordine e grado fra i quali riluce, unico italiano, la Repubblica. E perché non c’è il Corriere che pure si trova in tutte le edicole del boulevard Saint Michel, non c’è la Gazzetta che pure è il quotidiano più letto d’Italia, non c’è il Foglio del quale un tempo si favoleggiava un’edizione transalpina che si sarebbe intitolata o “Le Foglio”, con l’accento sull’ultima “o”, oppure letteralmente “La Feuille”, così da rammentare ai più eruditi una rivista che circolava nella Francia del Settecento sotto la testata “La Feuille Nécessaire”? Presto detto: perché Repubblica, essendo un giornale che mira a trasformare la testa degli italiani a costo di svitarla, è l’unico quotidiano che ci fa fare bella figura all’estero e soprattutto in Francia dove sono particolarmente evoluti (lo testimoniano i risultati delle recenti elezioni). Bisogna dunque fare di nécessité virtù e oltre a Figaro ed Equipe mettere in saccoccia anche la Repubblica, anzi la République, perché le attese in aeroporto sanno essere snervanti e per un quotidiano in più non si può guardare in faccia a nessuno.

La République, ovvero l’edizione per l’estero de la Repubblica, è necessariamente più corta di quella italiana: sia nel senso che mancano 16 pagine sia perché come spesso accade nel tragitto oltreconfine la carta s’è ristretta di un buon centimetro in altezza e almeno due in larghezza. Notoriamente le dimensioni non contano, anzi così diventa ancora più comodo da leggere in aereo senza dare l’impressione di voler incartarci il vicino di sedile; però è irresistibile la tentazione, una volta arrivati a casa, di comprare l’originale e vedere cosa ci fosse mai scritto nelle famigerate sedici pagine mancanti, quali fossero insomma i contenuti de la Repubblica che la République ha ritenuto opportuno mantenere celati al pubblico francese.

Bisogna dare atto che il grosso c’è tutto, almeno quanto a politica (sezione che su Repubblica, giusto per non destare sospetti di connivenza, viene ribattezzata “politica e giustizia”), crisi finanziaria, vaticanistica (sezione che, vedi sopra, si chiama in realtà “veleni del Vaticano”), trattativa stato-mafia, attualità, cronaca e mondo, dove campeggia un accorato articolo di Barack Obama che parla della squadra di basket di sua figlia. Voglio vedere se gli mandavo io un articolo sul corso di pilates di mia cugina, se poi gli mettevano pure il richiamo in prima pagina. La prima cosa che salta, nelle pagine de la République, è una doppia pagina con una monumentale pubblicità di Prada, sacrificata per la conservazione della doppia con l’amaca di Michel Serrà, la petite poste di Corrad’Ogiàs, una predica a Matthieu Rènze, l’esplicita richiesta di un beau geste a Monsieur le Formigon e l’ineluttabile articolessa festiva del Fondateur.

I guai iniziano con La Domenica di Repubblica, che gode di copertina e addirittura numerazione (382) a sé stante. Scavalcando le Alpi come gli elefanti di Annibale, sono sopravvissuti una “intervista alla star della musica classica” Lang Lang (“Non è necessario avere dita lunghe”, a conferma della precedente intuizione sulle dimensioni che non contano); un reportage di Rampini sui supermercati Walmart; due doppie su Philip K. Dick e Jean Renoir; una su “software come Highlight o Sonar” che mi sono rifiutato di leggere perché già non avevo capito il titolo, figuriamoci il resto; un’altra intitolata, forse in vista del trasporto oltralpe, “Mojito mon amour”. Resiste anche un incontro con Judith Malina, l’attivista che nei favolosi anni ’60 “abbracciava nuda il pubblico per far sentire tutta la sua umanità” (sì, è lo stesso giornale che critica Nicole Minetti perché indossa pantaloncini troppo corti per essere umani). Poi arriva RCult, ovvero le pagine che il quotidiano di largo Fochetti dedica ai clienti domenicali delle Feltrinelli, e qui iniziano le sorprese: si salva la doppia pagina con le recensioni di Lagioia, Ricuperati e Vasta (“di” nel senso che recensiscono, non che vengono recensiti) ma cadono eroicamente sul campo le classifiche dei libri più venduti, forse per la vergogna per l’inarrestabile avanzata del pappozzo paraerotico di E.L. James: cos’avrebbero pensato di noi in Francia, che facciamo bunga bunga anche in libreria? Cade incolpevole anche una recensione/intervista a Clara Sereni, ed è un problema perché era annunciata con tanto di foto anche sulla copertina de La Dimanche de la République. Il lettore francese per nascita o passaggio sfoglia invano avanti e dietro il quotidiano ma il “Come vedo l’Italia da una casa di riposo” della romanziera viene promesso ma mai mantenuto.

Da lì in poi è un’ecatombe: niente articolo sulla “provocatoria vitalità di un decennio spezzato” (non vogliamo mica far vedere ai francesi che siamo rimasti impigliati agli anni ’70); niente pezzo di Stefan Merrill Block sull’“effetto Werther” (non vogliamo mica far vedere ai francesi che coviamo tendenze suicide); niente Don Giovanni di Zeffirelli nonostante che fosse annunciato esattamente sotto la foto di Clara Sereni (non vogliamo mica far vedere ai francesi che coviamo tendenze poligame come l’ultimo dei satrapi occidentali); nessuna traccia – e qui si sfiora la lesa maestà – nemmeno della consueta rubrica che stavolta Baricco dedica a Malaparte: vuol dire che in Francia dovremmo vergognarci di Malaparte? di Baricco? dei “migliori cinquanta libri che ha letto”, Baricco, “negli ultimi cinquant’anni”, e che adesso vuol fare leggere a tutti noi come una smisurata lista di compiti per le vacanze?

Il mistero resta insoluto. Baricco fa la stessa fine della pagina che reclamizza “Disco Music – let’s dance!”, la collezione di cd in edicola con la Repubblica (ma non con la République) e l’Espresso (ma non con l’Express) nonché delle vendite mobiliari e immobiliari dei tribunali della corte d’appello di Milano le quali, com’è noto, in Francia scatenano entusiasmi ben contenuti. In compenso resistono integralmente otto-pagine-otto di sport, che partono da una gigantografia del nuovo italiano Balotelli e culminano nel congruo spazio concesso alle esternazioni della sciatrice Anja Paerson: “Amo Filippa, sarò mamma” è il titolo dell’ultimo articolo de la République, per far capire ai francesi che quando vogliamo anche noi siamo un popolo civile, all’avanguardia.

@AntonioGurrado

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