
Il nuovo Panorama si legge col pollice (grazie all’opinione d’a sora Giuditta)
Panorama letto da Antonio Gurrado
Anno L – N° 24 (2404) Direttore: Giorgio Mulè
Titolo: Chi salverà il Papa tradito
Tipologia: Magazine
Periodicità: Settimanale
Prezzo: € 1 (in promozione; il prezzo pieno è € 3)
Pagine: 242
Pubblicità: 47%
Costo di ogni pagina: 0,4 centesimi (1,2 a prezzo pieno)
Like? C’è stato un periodo in cui non si poteva andare in giro per Milano senza essere inseguiti da manifesti sei metri per tre con una foto – poniamo una distesa di musulmani che prendevano in ostaggio piazza Duomo per le loro preghiere – ed essere pungolati con una domanda racchiusa in un cerchietto: “Like?”. Erano le pubblicità del nuovo Panorama, che oltre ad avere cambiato il carattere della testata, dal pertondo rosso a uno stampatello nero un po’ mussoliniano, trasformava in nuovo marchio l’etichetta con la domanda posta in inglese: scelta malandrina, che strizza l’occhio ai social network, ma poco consigliabile, anzitutto perché l’Italiano esiste e quindi vale la pena di usarlo, poi perché ormai da tempo immemorabile perfino su facebook l’utente che voglia esprimere apprezzamento per una frase, una foto o un video non deve più cliccare su “like” ma su “mi piace”. Chissà quanto sarebbe costato raddoppiare i caratteri da includere nel cerchietto chiedendo invece: “Ti piace?”.
Bisogna tuttavia rassegnarsi, quindi limitiamoci a guardare questo nuovo Panorama, il primo dopo la rivoluzione. La prima impressione è che sia enorme, non solo perché si tratta di 242 pagine e quindi è ai confini con l’arma impropria, se lo si arrotola per schiacciare una mosca si rischia di sfondare il muro; sembra più corposo perché si sono moltiplicati gli stimoli, soprattutto nella prima sezione che si chiama “Scenari” e arriva fino a pagina 74 ed è divisa nelle sottosezioni Mondo, Italia, Economia, Social (giusto per evitare di strizzare troppo l’occhio ai network) e Frontiere. Si tratta della proliferazione della rubrica che un tempo si chiamava Indiscreto ma che qui diventa globale, onnicomprensiva, una specie di tentativo di censimento di tutto ciò che accade. Il primo servizio è a pagina 92 (e da pagina 75 a pagina 91? è presto detto: pubblicità) e riguarda spifferi e corvi in Vaticano, ma basta sfogliare qualche pagina e facebook colpisce ancora, con una bella spiegazione di Mattia Ferraresi sulla quotazione in borsa dell’azienda blu di Marck Zuckerberg, ritratto in maglietta d’ordinanza, ciabatte e sorriso ironico per i fan che volessero ritagliarselo e appenderlo in camera.
Zuckerberg in realtà occhieggia anche dalla pubblicità cartonata dell’abbonamento al settimanale stesso estraibile dal centro del giornale: dovendo scegliere una copertina-simbolo per propagandare Panorama, Panorama stesso sceglie quella con il primissimo piano un po’ inquietante del proprietario della nostra privacy: non c’è verso, ormai siam al “ma ’ndo’ vai se il social network non ce l’hai”. Eppure gli spunti interessanti non mancano, ad esempio il reportage sull’eversione anarchica (che manco a dirlo corre sul web) o quello sui figli spariti dalla Spagna franchista; non mancano gli spunti interessantissimi, come la recensione parallela a Frecciarossa e Italo condotta sul campo da Carlo Piano che costituisce il vertice del giornale, per interesse e utilità. Non mancano nemmeno spunti meno interessanti, come ad esempio un’ampia intervista a Usain Bolt il quale, se è famoso per come corre e non per come parla, ci sarà un motivo.
Internet tuttavia è una specie di blob che pervade questa nuova versione di Panorama e ne permea ogni pertugio, tanto che si incappa anche in articoli tipo “Il mio blog non fa la nanna” dedicato alle “mamme online”. Se uno non vuole essere mamma né online né offline, può rifugiarsi nella sezione successiva che si chiama “Visioni” ed è divisa nelle sottosezioni Abstract (in cui si spiega perché siamo simili ai tedeschi), Incontri (con Paolo Sorrentino che preferisce ridere anziché fare sesso), Percorsi (con un metodo innovativo di recensire i libri, talmente innovativo che sto ancora cercando di capirlo), Provocazioni (raro esempio di contenuti interessanti sul femminismo), e poi ancora Mostre, Design, Musica, pubblicità, pubblicità. Dopo di che un travestito con un dito in bocca introduce alla sezione Modi, che inizia con la preconizzazione del gay pride di Tel Aviv e continua mischiando interviste, recensioni, testimonianze e dettagli numerici, questi ultimi sul giubileo di diamante della Regina Elisabetta culminanti nella notizia che fra costei “e James Cameron c’è cordialità ma niente di più, dicono”. Ci credo che non ci sia niente di più, visto che James Cameron fa il regista, Peter Cameron fa lo scrittore e David Cameron il primo ministro di Sua Maestà.
Si conclude col classico intrattenimento leggero di Periscopio, dove rimane la consolante donnina nuda ma da dove sparisce il pur vestito Andrea Marcenaro. Idem con patate all’ultima pagina, dove la rubrica di Annalena Benini viene sostituita dall’Incipit, ovvero uno scrittore a turno (a ’sto giro Davide Enia) che racconta un fatto di cronaca come se fosse l’inizio di un romanzo (a ’sto giro, inevitabilmente, il terremoto). Qui per fortuna il giornale finisce quindi il romanzo non può continuare. Insomma, uno scorre il primo numero del nuovo Panorama aspettandosi da una pagina all’altra le rubriche di Ferrara, Giannino, Romano, Feltri, addirittura Minzolini o Vespa ma non cavandone alcunché, anche se sa che prima o poi torneranno ma in forma rimaneggiata, inoculati in mezzo a una miriade di fatti e commentini disparati: in compenso a pagina 19 l’editoriale del direttore è corredato da un’opinione epigrammatica della signora Giuditta Veneziani, di professione sconosciuta. La novità è questa: Lamberto Sechi starà facendo magari l’ottovolante nella tomba ma alla separazione di fatti e opinioni viene sostituito, in maniera rivoluzionaria, lo slogan “La tua opinione è un fatto”: è il trionfo del principio di internet in generale e del social network in particolare, ossia che tutto sia commentabile e che tutti siano potenziali commentatori, a pari dignità nella realizzazione della democrazia perfetta delle tastiere. Però, sarò retrogrado, se spendo tre euri e trovo l’opinione di Ferrara o Giannino o chi per loro sono contento, se ne spendo uno e trovo quella d’a sora Giuditta, con tutto il rispetto, molto meno. Don’t like.
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