
Il Guerin Sportivo ha continuità nel tempo e nello spazio (ma la satira dov’è finita?)
GS-Guerin Sportivo letto da Antonio Gurrado
N.11 – Novembre 2012
Direttore: Matteo Marani
Titolo: L’anti-Juve
Tipologia: Magazine
Periodicità: Mensile
Prezzo: € 3,90
Pagine: 178
Pubblicità: 10% (inclusi gli articoli sponsorizzati su Serie D e calcio a 5)
Costo di ogni pagina: 2, 19 centesimi
Iniziamo col cavarci il dente, così non ci pensiamo più. Io lavoro su Voltaire ogni giorno da non so più quanti anni, grossomodo dal giro di secolo; e per rilassarmi ed essere felice leggo il Guerino da ben prima, tanto che in questo caso ricordo esattamente la data ossia il giugno 1988. Per questo è un trauma aprire l’ultimo numero e trovare subito, a pagina 6, un ritratto di Voltaire affiancato a una foto di Beppe Grillo e a dodici foto di Zeman, tanto che non so quale dei due accostamenti sia più oltraggioso. Si tratta della posta del direttore che risponde a un tale Daniele dicendo che lui preferisce Zeman “quando è vicino a Voltaire, pensatore illuminato, rispetto a quando insulta l’avversario come fosse un Beppe Grillo”. La questione mi sembra oziosa e propongo una soluzione radicale: eliminare del tutto le lettere dei lettori. Al massimo si possono conservare soltanto le risposte. Lo faccio a ragion veduta in quanto il Guerino, decenni or sono, è stato il primo giornale a dare la voce a lettori senza voce (il famoso “Dite la vostra”), e altrettanto innovativo è stato quando Gianni Brera iniziò a rispondere su politica e letteratura nella rubrica “La bocca del leone” e tanto più quando Luciano Bianciardi, pur di rispondere sugli argomenti che più gli premevano, non esitava a scriversi le lettere da solo firmandole coi nomi dei suoi amici celebri. Oggi il Guerino potrebbe sforzarsi di essere altrettanto innovativo togliendo la voce ai lettori in un mondo in cui, grazie all’appiattimento virtuale, chiunque si sente in diritto, anzi dovere, di dire dovunque la propria su qualsiasi argomento senza filtro.
Così facendo si guadagnerebbero di colpo sei pagine (la carta costa). Si potrebbe anche pensare a una soluzione ideologica di compromesso: proibire ai lettori di scrivere lettere riguardo ad argomenti di attualità e limitarsi a temi di storia del calcio, già abbondantemente presenti nella rubrica della posta. Non è una proposta peregrina, perché i lettori del Guerino se ne intendono. Sul numero in corso c’è una lettera sull’identità del mediano del Genoa nel 1923, una sulla collezione di maglie d’antan, una (preziosissima) sul boom dell’editoria sportiva negli anni ’80 e il consueto contributo di Gianfranco Civolani sugli anni d’oro del calcio, che – a scanso di equivoci – non sono quelli di oggi. Per commentare il presente bastano e avanzano i corsivisti: due pagine di Roberto Beccantini, altrettante di Gianni Mura (che però stavolta dedica doverosamente la rubrica a Beppe Viola) e i retroscena del misterioso Tucidide. Già che stiamo eliminiamo anche le interviste ai calciatori, che sono una specie di ossimoro (quando gli chiesero perché non esistessero filosofi spagnoli, Unamuno rispose: “Avete mai visto un torero tedesco?”), così guadagniamo altre cinque pagine. E infine, ma è nell’aria, leviamo anche le tre residue pagine della rubrica “Planetario” che dà asettiche notizie su destini, dichiarazioni e fidanzate di calciatori: tutta roba che merita di stare su internet. Non è un complimento.
A questo punto, virtualmente accorciato di una dozzina di pagine, il Guerino diventa perfetto – e lo è perché, a differenza dei luoghi citati sopra, il resto del giornale vive di una mirabile continuità, anzi due. La prima è la continuità spaziale, interna al mensile: il servizio sul lungagnone juventino Bendtner introduce la classifica di gradimento dei cento calciatori più alti; l’inchiesta sugli assistenti degli allenatori porta all’intervista ad Angelo Peruzzi, vice di Ciro Ferrara; l’amarcord su Beppe Viola porta all’intervista a Beccalossi (di Viola era il tormentone: “Mi chiamo Evaristo, scusate se insisto”). Uno legge il giornale sentendosi accompagnato da una redazione consapevole ed esperta.
La seconda è la continuità temporale, che lega ogni numero ai precedenti. La graduatoria dei cento giganti del calcio è l’ennesima riproposizione mensile di un tormentone che ha visto passare i migliori cento nani, i migliori cento stranieri, i migliori cento bidoni (!), i migliori cento interisti, etc. L’intervista a Beccalossi è l’ultimo capitolo di un volume immaginario con le interviste ai campioni dei tempi in cui il calcio era una cosa che voi umani potevate benissimo immaginare e in cui l’attuale direttore del Guerino era ragazzo. L’inserto con le facce di tutti i giocatori della Serie B è il completamento di quello con tutte le facce della serie A uscito il mese prima. L’altro inserto, sul calcio in Italia fra 1923 e 1924, è l’ottava puntata di un’immane storia dagli albori ai giorni nostri che sta uscendo dall’eroica penna del collaboratore storico Carlo F. Chiesa. La dettagliata presentazione del campionato tedesco segue quella dei campionati inglese, spagnolo, francese – tutte con lo stesso stile semantico e grafico, con gli splendidi disegni di Marco Finizio.
Quasi ogni pagina del Guerino insomma guarda al passato (memorabile, commovente, in questo numero il servizio sul calcio in Unione Sovietica) in maniera tale da associare l’ultimo numero del Guerino a una storia ormai secolare nota per osmosi a ogni lettore del rotocalco più antico d’Italia. Per chi voglia documentarsi è appena uscito il libro illustrato Un secolo di Guerino, di Paolo Facchinetti (Minerva edizioni); fatto sta che per un miracolo editoriale i lettori del Guerino, quale che ne sia l’età, paiono sentirsi automaticamente parte di questa storia che nonostante i vari cambi di formato e periodicità è rimasta fatta di leggerezza di tono, mai becerume, precisione nel resoconto, attenzione alle statistiche, curiosità verso tutto il mondo e alto senso estetico dell’immagine.
Una sola cosa manca al Guerino di oggi. Quando l’attuale direttore era stato assunto come praticante (era il 1992), cinque pagine dell’allora settimanale erano monopolizzate da Menisco, la rubrica satirica di forte portata goliardica, intelligente anche sopra le righe. Prima ancora c’era la doppia pagina Zibaldone, che in anticipo sull’avventura televisiva della Gialappa’s Band aveva smitizzato il calcio rivelando l’inconsistenza delle dichiarazioni, l’ipocrisia dei dirigenti e la superficialità dei giornalisti, con vertici massimi quali la rubrica “Chi l’ha detto” di Marco De Meo e i corsivi di Antonio Dipollina o Gino & Michele oltre alle immortali vignette di Giuliano. Prima ancora, papa Paolo VI s’era espresso con favore nei confronti del Guerino che, sosteneva, “castigat ridendo mores”. E adesso? La satira non si trova sul nuovo Guerino, mensile da un paio d’anni, e sarebbe la maniera migliore e più economica per sostituire le poche pagine vacue di cui sopra, oltre che un antidoto salutare contro il logorio del calcio moderno; tanto più che la satira è sempre stata la cifra interpretativa del Guerino (“settimanale di critica e di politica sportiva”) sin da quando, sul primo numero uscito il 4 gennaio 1912, venne esposto il seguente proclama d’intenti: “Guerin Sportivo non è un deputato socialista. Seguirà il suo programma”.
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