
Lettere al direttore
Charlie o no, siamo entrati nell’epoca post-umana. Il Movimento che dice?
Pubblichiamo la rubrica delle “lettere al direttore” contenuta in Tempi n. 30/31 (vai alla pagina degli abbonamenti). Per scrivere ad Alessandro Giuli: [email protected]
Il “caso” Charlie Gard sta facendo emergere, finalmente, sia nell’aula dell’Alta Corte britannica sia nelle sale del Great Ormond Street Hospital, la tirannia del nostro tempo: la tirannia della tecnoscienza, che fa credere a chi la impone, medici magistrati politici proprietari di multinazionali (per esempio Facebook, Google, Microsoft) di essere demiurghi, divinità. Ecco il post-umano che avanza. Per capire bene, si legga cosa asserisce il filosofo Vittorio Possenti all’interno della sua opera La rivoluzione biopolitica. La fatale alleanza tra materialismo e tecnica (pagg. 130-132): «L’innegabile tendenza della tecnoscienza a pensarsi come un potere universale che si impone dovrebbe renderci ancora più attenti a che non venga minacciata la realtà stessa della società politica quale comunità di liberi ed eguali, regolata da diritto e giustizia, e che non prevalga al suo posto una nuova forma di assolutismo: quello tecnoscientifico, la biocrazia di Comte, intesa come dominio sulla vita e insieme dominio dei tecnoscienziati sulla società». E poi l’autore afferma ancora: «Il rischio maggiore che la tecnoscienza presenta è di naturalizzare integralmente l’uomo, considerandolo infine un mero oggetto. Se la tecnica non può né trasformare l’essenza umana, né produrre la persona, può però trattare l’uomo come un oggetto naturale, e questo dipende dall’uomo stesso, non da supposte intenzioni della tecnica. Quando ciò accade, siamo molto oltre il progetto di Bacone secondo cui scienza e tecnica andavano intese come un aiuto fondamentale di ordine redentivo-restaurativo: “In seguito al peccato originale, l’uomo decadde dal suo stato e dal suo dominio sulle cose create. Ma entrambe le cose si possono recuperare, almeno in parte, in questa vita. La prima mediante la religione e la fede, la seconda mediante le tecniche e le scienze” (Bacone, Novum Organum, L. II, paragrafo 52). Oggi lo strumento di redenzione è divenuto padrone e la tecnica si è emancipata dalla religione. L’ideologia della tecnica favorisce tale distacco, come indicato nel mito di Prometeo. Questi, rubando il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini, dà inizio all’interpretazione ideologica della tecnica come hybris antidivina. La connessione tra conoscenza e potere è andata oltre quanto preconizzato da Bacone. La democrazia costituzionale e rappresentativa è oggi chiamata a confrontarsi con un potere assolutamente non rappresentativo quale è quello della tecnoscienza, che non nasce da un’elezione». Prima consideriamo importanti le parole del professor Possenti e meglio è per tutti noi, e soprattutto per Charlie Gard e i tanti bisognosi di amore e di cure; i quali devono essere salvati dalla logica costi/benefici di un pernicioso efficientismo eugenetico. D’altronde, il grado di civiltà di una nazione si giudica proprio da come in essa vengono trattati i più deboli.
[Daniele Barale via internet]
Non avrei saputo trovare parole migliori.
Ci tenevo a ringraziare Rodolfo Casadei perché in questo periodo alcuni suoi articoli su Tempi (che è uno strumento prezioso!) e alcuni post su Facebook veramente aiutano a dare un giudizio sulla realtà che ci circonda e che spesso fatichiamo a percepire correttamente a causa delle distorsioni dell’informazione irregimentata. In particolare l’articolo sui migranti con la recensione del libro di Anna Bono apparso nel numero 26: questa storia dei migranti è davvero sempre più incredibile, anche se mi pare che la realtà con i suoi impossibili numeri si stia imponendo. Mi spiace molto che la Chiesa (a partire dal vertice) continui a porsi in una posizione insostenibile, arrovellata intorno alla retorica dei muri e dei ponti. Bellissimo anche il ritratto di Leo Aletti: l’aborto è veramente la ferita più grande che portiamo nella nostra società; l’aborto e il declino demografico, le vere emergenze che ci ostiniamo a non guardare. Mi ha molto interessato “l’opzione Benedetto” e il pensiero che nasce dalla constatazione che sarà sempre più difficile essere cristiano in questa società. E poi tutto quanto riguarda i nostri fratelli che vivono la persecuzione in Medio Oriente e in Africa… Beh, allora grazie, è sempre importante per me avere un aiuto a giudicare e condividere un cammino in questi tempi difficili in cui la presenza e la voce del Movimento è tristemente evaporata. Quel grande testimone della fede che è stato Eugenio Corti (che ho avuto modo di conoscere) ha sempre improntato la sua vita e la sua opera allo scrupoloso rispetto della Verità, senza compromessi. Siamo chiamati a questo in un momento in cui imperano il relativismo e la tentazione di scendere a patti con il mondo.
[Roberto Monguzzi via email]
Casadei è irrinunciabile, al Movimento il diritto di replica su Tempi.
Foto Ansa
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