Berlusconi, Dio e la teoria politica di Edmund Burke

Di Antonio Gurrado
20 Settembre 2013
Avete mai sentito Pierferdinando Casini, leader dell'unico partito teoricamente confessionale d'Italia, l'unico che sfoggi una croce sullo stemma, parlare di Dio?

Tratto dal blog di Antonio Gurrado Prolisso, ingessato, quello che vi pare, il discorso di Berlusconi (meglio scritto che pronunciato) fila liscio fino all’elenco dei motivi per i quali, cito, “riprendere in mano la bandiera di Forza Italia”. Berlusconi puntella l’argomentazione ricorrendo alle anafore come nel 1763 il poeta religioso Christopher Smart aveva espresso i motivi per cui ringraziare Dio nello sterminato carme Jubilate Agno: perché… perché… perché…., ripetuto centinaia e centinaia di volte. Berlusconi si limita a sei.

Al quarto “perché” ho un sussulto. “Perché Forza Italia difende i valori della nostra tradizione cristiana, il valore della vita, della famiglia, della solidarietà, della tolleranza verso tutti a cominciare dagli avversari”. Ha veramente detto “tradizione cristiana”? Riascolto il video, rileggo la sbobinatura; l’ha detto davvero. E’ una considerazione incidentale che prende in contropiede coloro che si aspettavano una tiritera sulla magistratura politicizzata, ma li prende talmente in contropiede che non se ne accorgono e continuano a parlare di attacco alla giustizia, ritorno al passato, toni da guerra fredda, senza avvedersi che negli ultimi minuti di discorso Berlusconi li ha distanziati e se n’è andato per conto proprio, seguendo la corda pazza in una direzione imprevista.

Segue, grossomodo, la direzione di Edmund Burke, che al marasma della Rivoluzione Francese contrappose l’ideale di una società di plotoncini (“little platoons“) di cittadini, famiglie raccolte in vicinati circoscritti che si aiutano a vicenda, proteggono l’uno la vita dell’altro e soprattutto ne garantiscono la libertà a discapito delle differenze che li separano. Gli echi nel discorso di Berlusconi sono impressionanti: vuole “un progetto nazionale che unisce tutti”, “uomini che amano la libertà e che vogliono restare liberi”, “lo Stato al servizio dei cittadini e non invece i cittadini al servizio dello Stato”. E’ Burke il ghost writer di Berlusconi? Non lo so, non credo, è morto nel 1797. Fatto sta che intanto la teoria di Burke è stata ripescata nel progetto della Big Society di David Cameron, il quale intanto poteva auspicare questi benevoli plotoncini in quanto i Conservatori hanno (o dovrebbero avere) un’idea della società fortemente radicata sulla religione: addirittura soleva dirsi che la Chiesa d’Inghilterra fosse il Partito Conservatore inginocchiato a pregare.

Berlusconi ha in mente qualcosa del genere? È questo il senso della difesa della tradizione cristiana, l’idea che una società politica possa funzionare solo se se ne attuano i valori? Non lo so, spero di sì e il seguito del discorso mi lascia ben sperare. Rinvengo un’esplicita spia lessicale quando invita i cittadini, che dovrebbero essere mossi alla partecipazione politica e all’aggregazione nei famosi plotoncini, a farsi “missionari della libertà”. Di tutte le metafore che poteva scovare, sceglie proprio quella religiosa; sarà per caso? Ascolto con crescente attenzione e quasi svengo quando decide di concludere il discorso culminando in un appello che non parla né di giudici da destituire né di tasse da abbattere: “La libertà è l’essenza dell’uomo e Dio, creando l’uomo, l’ha voluto libero”.

Punto primo, a quasi cinquecento anni dalle Tesi di Wittenberg finalmente arriva un ceffone in pieno viso a Martin Lutero e al suo servo arbitrio. Punto secondo, il Dio di Berlusconi non è un Dio da baciapile, che decide della gestualità rituale ma rende molli o imbelli di fronte ai grandi temi della vita e della politica; è un Dio che decide dell’essenza dell’uomo, è un Dio da combattimento. Punto terzo, avete mai sentito Pierferdinando Casini, leader dell’unico partito teoricamente confessionale d’Italia, l’unico che sfoggi una croce sullo stemma, parlare di Dio? – attenzione, non di preti o gerarchie o di politichetta d’Oltretevere: proprio di Dio? Punto quarto, potrei sbagliarmi ma magari un domani il videomessaggio di Berlusconi sarà ricordato non tanto come l’inizio della sua fine quanto come il ritorno di Dio nella politica d’Italia, dopo il tacito allontanamento coatto al quale non si oppose la Democrazia Cristiana.

[Poscritto: Christopher Smart scrisse Jubilate Agno in manicomio.]

@AntonioGurrado

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5 commenti

  1. luna

    Penso che Berlusconi citi Dio in modo strategico, cioè per cercare di riottenere la fiducia dei cattolici che l’hanno votato, però i fatti lo smentiscono, dal momento che ha votato tutti i referendum di Pannella anche quello sulla liberalizzazione delle droghe.Non voglio essere più ingannata!

  2. Il Filarete

    Peggio dei comunisti.
    Ma infatti i cattolici impegnati in politica finiscono per essere tutti dei comunisti senza Stalin. Fanno letteralmente pena.

  3. omac

    Per mr.B la fede cattolica è come una giacca vistosa puoi metterla ogni tanto per farti notare,ma il resto del tempo la tieni dentro un cassettone

  4. sara

    Con la storia della tradizione cristiana e della difesa della vita e della libertà si è già preso la nostra fiducia e il nostro voto in passato. Che li tiri fuori adesso, di nuovo, con quell’unico fuoco sotto al sedere (questione giustizia) che lo rende davvero indignato e sincero… e dopo aver parlato di coppie di fatto più o meno etero, appoggiato i referendum pannelliani, inseguito insomma i sondaggi del momento… mi pare una cosa patetica e incredibilmente stupida. Ragazzo mio, le carte le hai scoperte, ormai, pensi di incantarci ancora? Ma leggere questa diversa interpretazione mi lascia esterefatta. E’ ingenuità, è sperare contro ogni speranza? O è pure ideologia?

  5. Cisco

    Un altro che (come me) ci è cascato. Il ghost writer di Berlusconi e’ il suo sondaggista di fiducia, altro che Burke! La citazione della “tradizione cristiana” e’ il solito specchietto per le allodole: ma secondo Gurrado conta più citare Dio (cioè, nella psicologia berlusconiana, citare se stesso), oppure firmare i referendum di Pannella? Quanto al fatto che Casini – cattolico dichiarato – non avrebbe mai citato Dio, si sbaglia: lo ha fatto in parlamento (non con un videomessaggio da telepredicatore evangelico) in occasione del suo discorso di insediamento come Presidente della Camera. Detto questo, preferisco chi non cita Dio in politica ma ne testimonia la presenza, chi non usa la religione come instrumentum regni o, peggio, per autogiustificarai, ma la mette in pratica. Anche perché altrimenti, tra Casini e Berlusconi, verrebbe da dire che citare Dio rende il matrimonio particolarmente instabile.

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