Assisi 2011. Benedetto XVI vuole riportare l’uomo verso se stesso

Di ANGELA AMBROGETTI
27 Ottobre 2011
In una società in cui per protestare contro la crisi economica si distruggono beni pubblici e si oltraggiano i simboli religiosi, la proclamazione di un Anno della Fede sembra un richiamo all’umanità dell’uomo. Pubblichiamo la rubrica "Il portone di bronzo" che esce sul numero 43/2011 di Tempi da oggi in edicola

La vera novità della giornata di Assisi 2011 è una parola: pellegrinaggio. Perché pellegrini lo siamo tutti senza distinzioni di religione e cultura, senza distinzione tra credenti e non credenti. E questo potrebbe mettere a tacere le ormai stanche polemiche sul “pericolo sincretismo” di quest’ormai storica iniziativa. Un pellegrinaggio comune verso la verità, anche per chi non crede. Un aspetto della società occidentale che mette al centro la questione della ricerca di senso nella vita. Un pellegrinaggio sulla grande strada del dialogo interreligioso che cammina con qualche difficoltà, ma con decisione, tanto che le delegazioni presenti ad Assisi sono molte di più che nel 1986. Un pellegrinaggio anche sulla strada della Nuova Evangelizzazione che Benedetto XVI ha rilanciato con l’Anno della Fede, come fece Paolo VI dopo il Concilio.

In una società in cui per protestare contro la crisi economica si distruggono beni pubblici e si oltraggiano i simboli religiosi, la proclamazione di un Anno della Fede sembra un richiamo all’umanità dell’uomo. Ed è proprio questo che Benedetto XVI vuole fare: riportare l’uomo verso se stesso, cioè verso Dio. Solo così l’uomo può ritornare alla vera civiltà, la civiltà dell’amore. Per farlo però la Chiesa deve sapere bene cosa fare. I laici, i religiosi, i sacerdoti, le gerarchie devono abbandonare ogni clericalismo e diventare missionari, cioè nuovi evangelizzatori. E lo devono fare come pellegrini della verità insieme a tutti coloro che la cercano.

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